Rispetto ad altri anni, questa volta il Carnevale si farà aspettare un po’ di più, ma io ho deciso di parlartene adesso perché siamo tra Imbolc e Ostara, cioè quella fase dell’anno in cui transitiamo dal vecchio al nuovo. Infatti, secondo gli antichi calendari e come ci dice Barbara Polettini Coffani nel libro “Seguendo la Luna” è febbraio che è sempre stato considerato un mese passerella tra vecchio e nuovo. In questo arco di tempo si è sempre messa in atto una ritualistica purificatrice con l’obiettivo di allontanare il vecchio e prepararsi al nuovo, sia in termini simbolici (come nel caso dei Lupercali) che fisici.
In molte parti del mondo questo tempo era sacro per quelli che oggi vengono definiti Yoni Steam, cioè le vaporizzazioni dell’utero col fine di sciogliere le memorie emozionali che ci condizionano il presente.
Perché il Carnevale si chiama così?
Questo “togliere” mi ha fatto pensare al significato etimologico della parola Carnevale.
A tal proposito Wikipedia ci riporta diverse origini del termine Carnevale che riportano a due principali chiavi di lettura. La prima, “carnem levare”, si riferirebbe al “levare la carne” in vista dell’inizio della Quaresima. La seconda, “currus navalis”, si ricollegherebbe alla ritualistica pagana che prevedeva la parata della dea Iside su un carro navale alla ricerca dell’amato Osiride.
Quel “togliere la carne” mi ha ricordato anche le scritture di Vicki Noble che ci raccontano il sacro ruolo delle sacerdotesse dell’antica Anatolia (attuale Turchia) di esumare i cadaveri, toglierne le carni e usare le ossa come strumento divinatorio. Bisogna ricordare che a quel tempo i cimiteri erano nei centri abitati e la morte veniva integrata non esclusa come oggi creandone tabù. Se vuoi approfondire, ti consiglio di leggere questo articolo.
Il ruolo delle maschere nel Carnevale
La ritualistica carnevalesca ha origini antichissime e ci racconta un passaggio sacro durante il quale le gerarchie tra ricchi e poveri venivano infrante e chiunque poteva interpretare il ruolo che desiderava.
E in questo le maschere avevano un ruolo sciamanico perché chi le indossava incarnava quell’energia. Da questo principio traggono origine antiche rappresentazioni e maschere come i Kukeri bulgari e i Mamuthones sardi di cui ti ho parlato qui
Le maschere del Carnevale di Bielsa

foto del carnevale, esemplificativa, presa da Google
Un’altra tradizione molto interessante la troviamo in Spagna, nel carnevale di Bielsa. A fare da protagonista è la figura del Tranga, un giovane uomo single che indossa corna e pelli di caprone, una camicia a quadri e una gonna tradizionale chiamata saya, calze in lana e scarpe di cuoio grezzo. Anche lui, come i Mamuthones sardi, indossa le campane, però in vita anziché sulle spalle.
Il volto è pitturato di nero grazie a un composto di olio e terra e punteggiato con farina. Ha in bocca pezzi di patata intagliata grossolanamente per simulare dei denti grandi.
Il suo compito è spaventare chiunque gli si trovi davanti.
Il simbolismo del Tranga nel Carnevale di Bielsa
I Trangas sono simbolo di fertilità e, per spianare la strada a ciò che verrà fecondato, prima ripuliscono le energie stantie e i condizionamenti legati alla sessualità, ovvero ciò che ci blocca nel fluire in armonia con lei. Ma in pratica cosa fanno? Principalmente spaventano donne e bambini. Spaventare questi ultimi potrebbe rappresentare una forma di protezione dettata dalle antiche credenze popolari a riguardo. Io personalmente non la vedo così e sono del parere che l’educazione sessuo-affettiva vada inserita nelle scuole primarie e non si debba farne un tabù.
Ma le donne? Perché vengono spaventate anche loro?
E qui mi viene da fare una riflessione. Cosa accade quando una donna è libera nel suo modo di percepire la sessualità? Questo non c’entra molto con il numero di partner o la tipologia di rapporto che ha con questi. Mi riferisco più ad un “come sto durante l’atto?”
Quando riusciamo a lasciarci andare (se ci riusciamo!!) e vivere situazioni orgasmiche siamo potenti.
E quel potere tende a spaventare un maschile a cui forse non è stato spiegato cosa accade.
Parlo di quegli stati estatici che ognuno può sperimentare a modo proprio e che sprigionano energie attraverso il corpo, energie sconosciute che tendono a spaventare la razionalità. Allora, il maschile (energeticamente legato alla ragione e alla mente) cerca di castrare, inibire o frenare ciò che non sa gestire, proprio come la società maschiocentrica ha sempre fatto con la simbologia del lupo che fortunatamente Clarissa Pinkola Estes ci ha fatto riscoprire.
Anche noi donne spesso temiamo quella forza immensa che la sessualità può attivare. Questo perché la percezione di questo potere è connessa al vissuto delle nostre ave. La fedeltà inconscia può farci dire “se non hanno goduto loro, chi sono io per farlo?”

Maschere e pelli animali: il potere simbolico nei rituali sciamanici
Abbiamo visto che il Tranga si distingue per le corna e le pelli da caprone. Questo è il simbolo del diavolo che a sua volta è connesso all’utero e alla forza innata di noi donne di dare vita o morte con amore.
(Se non comprendi bene questo passaggio, ti consiglio di leggere questo articolo in cui approfondisco questa correlazione simbolica)
Nei riti sciamanici, infatti, vengono indossate delle maschere o delle pelli di determinati animali per incarnare la loro energia. Questo perché gli animali sono associati alle nostre energie ancestrali, arcaiche e animalesche e ogni animale guida ci parla di noi.
Potrebbe essere il lupo, la lepre, la volpe, il coyote, l’orsa, il maiale, il corvo, il gufo o molto altro.
Indossandone la maschera o le pelli io divento quell’energia lì, la canalizzo e introietto dentro di me affinché mi aiuti ad armonizzare ciò che sento di dover armonizzare.
Riti simbolici e abiti rituali: liberarsi delle vecchie narrazioni
Nella ritualistica e negli atti psicomagici anche l’uso di determinati abiti ci è utile per cambiare racconti, liberarci di quelli vecchi e crearne di nuovi.
In questo articolo ho scelto di raccontarti un paio di storie vere a riguardo.
Per far sì che tu ne comprenda il senso e l’utilità, ti invito caldamente a NON ripeterli giusto per imitare perché per ogni singolo rito è fondamentale conoscere in modo approfondito le energie dell’albero genealogico, i simboli e i racconti nascosti nella storia della singola persona.
Questo te lo ricordo perché se, ad esempio, in un albero ci fossero memorie di annegamento, probabilmente l’acqua sarebbe vista come minacciosa. Quindi, dovremmo stare estremamente attenti ad usarla con lo scopo di “purificare” perché rischieremmo di attivare memorie ostiche anziché alleggerirci.
Riti simbolici: il percorso di Giulia verso un nuovo inizio
Giulia è il nome di fantasia che uso per parlarti una meravigliosa anima che ho accompagnato per qualche incontro attraverso un processo di muta interiore. Spogliandoci da immagini depotenzianti, che possiamo visualizzare come gli strati di una cipolla, siamo arrivate a creare quello spazio di cui la vita aveva bisogno per ricominciare a fluire laddove prima sembrava essere bloccata. Con il suo permesso, ti condivido qui la sua storia.
Giulia aveva problemi lavorativi ed era necessario muoversi dalla situazione (pratica e simbolica) stagnante in cui si trovava. Però ogni ipotesi di movimento veniva braccata dalla profonda convinzione di “non meritarselo” e lì apparivano il piccolo Calimero, la piccola Fiammiferaia, Oliver Twist che vivevano dentro di lei e il loro senso di inadeguatezza costante.
Abbiamo lavorato per un paio di sessioni sul disegno dell’albero genealogico per poi giungere finalmente a sentire che quei “personaggi” avevano svolto il loro compito e potevano essere lasciati andare.
Creare abiti simbolici per raccontare un nuovo inizio
Era tempo di ritualizzare per raccontare alla parte più profonda di sé che quelle maschere dovevano andare oltre. Avevamo due opzioni:
- Recuperare un abito reale, fatto di stoffa, mal messo e mal concio, indossarlo e camminare per un certo tratto di strada arrivando, poi, in un punto pre-concordato e lì spogliarsene dicendo frasi precise.
- Creare simbolicamente un abito che non doveva essere per forza di stoffa ma di altro materiale in grado di ricoprire la pelle delicatamente da testa a piedi, così da creare uno strato di materiale da sciogliere e lavare via pronunciando determinate frasi.
Per quello che era il sentire di Giulia abbiamo concordato per l’opzione 2. Così, abbiamo studiato la materia e il composto con cui creare questo strato di pelle di cui, poi, spogliarsi.
Una volta secco, l’ha rimosso seguendo alcune gestualità rituali per poi concludere il rito con una doccia purificatrice e un olio corpo che ha segnato la sua rinascita.

La trasformazione dopo il rito: il nuovo inizio di Giulia
Dopo il rito, Giulia mi ha detto chiaramente che mentre toglieva lo strato di pelle simbolico sentiva come se una maschera indossata per molto tempo si fosse sciolta. Ha avvertito il bisogno di dormire qualche ora e il rito ha continuato a lavorare per giorni.
Nel frattempo, tra una sessione l’altra, la visione di sé e delle cose presenti nella sua vita iniziavano a mutare. Ha avuto il coraggio di candidarsi per una posizione di rilievo in un’azienda di fama mondiale… ed è stata anche assunta!
È impiegata lì ormai da qualche mese e ne è molto soddisfatta.
Possiamo vedere questa nuova esperienza per ciò che è: un nuovo inizio!
È riuscita finalmente a darsi il permesso di provare ciò che la visione distorta di sé non le permetteva di provare, farlo nonostante tutto, parlare da cuore a cuore, mostrarsi e rendersi conto che nessuno è meno o di più di altri. Siamo unici, ognuno a modo proprio, perfettamente imperfetti così come siamo.
Comprenderlo, sentirlo con ogni cellula del corpo e applicarlo nella vita quotidiana è stata una grande svolta.
Abiti simbolici per superare le memorie familiari
Se mi conosci da un po’ sai che ho avuto a che fare con un’agorafobia complessa e impegnativa. L’ho rinominata agorablabla ed è così che voglio chiamarla qui. Questa dinamica andava in risonanza con molteplici aspetti del mio albero, uno dei quali rappresentato dalle suore di semi clausura.
Tre sorelle di uno dei miei bisonni materni erano suore e non tutte lo erano diventate per scelta propria.
L’agorablabla e lo stare sempre in casa era divenuta una dinamica simile, quindi era necessario togliere quelle vesti ed indossarne di nuove. Come? Facendolo letteralmente.
Nel ramo materno ho questa memoria ma in quello paterno ho ave e avi di Scanno (AQ) dove la magia e le curandere sono sempre state di casa. Quindi, dovevo spogliarmi delle vesti da suora e indossare quelle da Dea, da sacerdotessa.
Nel pratico ho comprato un vestito di carnevale da suora, ho chiesto a mia zia materna di farmi una sciarpa rossa con i ferri e ho comprato degli orecchini fatti su misura a forma di volpe. Ho, poi, creato una statuita di terracotta che ricordasse la Venere di Willendorf e ho comprato un ferro per fare le ferratelle, dolce tipico abruzzese.
Quindi, ho creato la venere mentre tutti gli altri monili erano in preparazione, così da caricarla e raccontare che quella forma di femminile stava andando via. Una volta preparato tutto, ho indossato l’abito da suora e ho camminato in giro per le strade del paese.

Non era carnevale, quindi puoi immaginare il mio imbarazzo. Ma quel senso di vergogna mi ha portata a pormi una domanda “che cavolo sto facendo?”, intesa come “di chi cavolo sto rivivendo il destino?”.
Era appena passata l’alba e ho camminato fino a un boschetto relativamente lontano da casa dove sono entrata, ho lasciato lì le vesti da suora e la statuetta della dea per indossare un nuovo abito, la sciarpa rossa al ventre e, infine, gli orecchini a forma di volpe.
Sono tornata a casa e ho preparato le ferratelle.
Da lì in poi la mia agorablabla è iniziata a rientrare. Ovviamente ho continuato la psicoterapia e tutti gli altri lavori, ma questo rito mi ha permesso di sbloccare dei punti chiave.
Come hai potuto vedere, i rituali possono rappresentare strumenti potenti per liberarsi da vecchie narrazioni e blocchi interiori. Ogni persona ha una storia unica e ogni rito deve essere pensato su misura per armonizzare le energie personali e familiari.
Se senti il bisogno di lavorare su te stessa o di creare un percorso di rinascita, contattami e insieme studieremo simboli, storie e gesti che ti aiuteranno a raccontare un nuovo capitolo della tua vita.
