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Se mi segui su Instagram da un po’ di tempo probabilmente ti aspettavi questo articolo, altrimenti se sei appena arrivata qui nella mia community puoi avere l’occasione di conoscermi meglio per capire se quella che sono e quello che faccio risuona con te.

In particolare, in questo articolo ti parlerò di alcuni miei rituali quotidiani, così che tu possa trovare degli spunti utili anche a te.

Stare nudi in casa: un rituale per recuperare il contatto con la nostra parte autentica e selvaggia

Molto spesso nelle video storie appaio mezza svestita, o coperta con abiti di fortuna. Questo accade perché il grande rituale salvifico che ho integrato da un po’ di mesi è quello di stare nuda il più possibile in giro per casa.

Ora con questo freddo è più complesso, ma quando il clima lo ha permesso sono stata nuda in giro per casa, a lavorare al pc, in giardino e in tutte quelle attività che normalmente svolgo in solitaria.

Questo per tre motivi:

  • recuperare il contatto con la parte selvaggia che ci vive dentro,
  • andare oltre le maschere rappresentate anche dai vestiti,
  • comprendere se e quanto alcuni fantasmi genealogici abbiano ancora impatto su di me.
Stare nudi in casa: un rituale per recuperare il contatto con la nostra parte autentica e selvaggia

La nudità e il corpo come veicolo di guarigione e connessione ancestrale

Quello che Clarissa Pinkola Estés ci insegna riguardo alla donna che corre con i lupi è la sua necessità di vivere allo stato brado, in contatto con le forze ancestrali che ci abitano. La nudità ci mette a contatto con questa parte mostrandocela così com’è.

E sperimentando sempre di più questa dimensione e questo contatto posso dire che è uno strumento potente per andare oltre ai tabù legati al corpo che la nostra cultura ci ha inculcato sin da piccole.

Osservare il corpo, abitarlo e starci dentro oltre alle immagini distorte che abbiamo di lui, alle pretese che abbiamo da lui, magari dimenticando di ringraziarlo e onorarlo per quello che fa per noi.

Questo togliere i vestiti e stare lì con ciò che c’è, tra le altre cose, è stato un atto potente che ho intrapreso mentre svuotavo gli armadi di casa da ciò che aveva lasciato l’ex inquilina. Tra quelle cose ho trovato una coperta animalier che mi ha subito trasmesso una forte energia. È ovviamente sintetica ma ricorda le pelli animali con le quali spero di entrare presto in contatto per creare un Tamburo sciamanico. Per ora mi limito ad ascoltarne i suoni su YouTube mentre resto in contatto con queste parti di me sacre e inesplorate.

La connessione tra cibo, corpo e rituali 

Quando entriamo in connessione con il nostro corpo in modo autentico e selvaggio, accadono quelle che potremmo definire magie perché hanno il potere di farci sentire quanto siamo connessi con il cosmo. Te ne posso raccontare una qui: sono settimane che provo una forte connessione con il timo, letteralmente posso sentire in bocca il sapore di questa pianta sacra.

Avendo una buona sensibilità e connessione con il corpo e il ciclo mestruale mi rendo conto che, in base alle fasi ormonali, il corpo mi chiede determinati alimenti. Ad esempio, spesso ho voglia di ricotta nella fase della vergine (dopo il mestruo e prima dell’ovulazione) e recentemente ho sentito il bisogno di condirla con il timo. 

La ricotta, essendo un derivato del latte, è connessa alla Dea Madre. Solitamente amo condirla con rosmarino (connesso alla purificazione, protezione energetica e al radicamento) oppure basilico (connesso al chakra del cuore e alla Dea), ma il timo mi era nuovo.

Avendo nell’albero fioristi, erboristi e giardinieri, sentire questo “richiamo” non mi ha stupita. Come ti spiego spesso, quando lavoriamo sui talenti ereditati questi si attivano quando è tempo, in apparenza anche casualmente.
Qualche giorno fa stavo bighellonando su Instagram e guardavo Storie quando sono “inciampata” in quelle di Elena Rossi che si occupa di Omeopatia e Nutrizione Olistica.
Aveva condiviso una pagina del libro “Le Piante ci Parlano” di Stefania Piloni e indovina quale pianta presentava? Il Timo e la sua connessione al mito di Arianna (che sto studiando da mesi e di cui ti ho parlato anche qui).

La connessione tra cibo, corpo e rituali 

Dal Minotauro al timo: il viaggio simbolico per riscoprire me stessa

Arianna era la sorellastra del Minotauro che viveva imprigionato nel labirinto sotterraneo creato da Dedalo nella città di Cnosso, a Creta.
Ricordiamo che simbolicamente il labirinto è connesso sia alla forma del nostro cervello che alla placenta che ci ha accompagnato su questo mondo.

Questa bestia feroce, metà uomo e metà toro, era il frutto di un inganno di Poseidone ai danni del re di Creta. Attraverso un incantesimo, fece sì che la madre di Arianna si accoppiasse con il Toro di Creta dando alla luce il Minotauro. Questo si nutriva di ragazzi e ragazze greche. Tra le vittime prescelte vi era Teseo, giovane di cui Arianna si era innamorata. Lei era una filatrice quindi gli diede un filo rosso da agganciare all’entrata del labirinto per permettergli di uscirne vivo dopo aver ucciso il mostro.

 Simbolicamente il Minotauro rappresenta due cose:

  • l’utero, quindi il femminile, la sua potenza e la sua forza bruta che arriva persino alla distruzione con il fine di generare nuova vita;
  • ciò che il mio cervello percepiva come pericoloso quando uscivo di casa soffrendo di agorafobia.

Così, rifacendomi il mito, per risolvere questa dinamica mi è stato utile (e lo è tuttora) camminare con dei gomitoli di filo rosso fatto con l’uncinetto a punto catenella che disfo ad ogni passo. Una volta tornata a casa, taglio la parte disfatta e la brucio: così facendo racconto che sciolgo e brucio nodi.

L’origine mitologica del timo

Il mito prosegue con Teseo che riuscì a salvarsi e uccidere il Minotauro ma, non corrispondendo l’amore di Arianna, la abbandonò sull’isola di Naxos. Qui le lacrime piene di dolore della ragazza, toccando terra, si trasformarono in timo. L’intenso profumo di questa erba aromatica attrasse Dionisio, il Dio connesso al piacere e alla sessualità che possiamo ritrovare nel Diavolo dei Tarocchi. Questo si innamorò di Arianna e le regalò un diadema che poi verrà trasformato in una costellazione della Corona Boreale.

Il Timo racconta, così, la guarigione, l’ultimo pezzo di strada prima di un grande salto in avanti

Ora, infatti, mi manca solo di riuscire a camminare nella folla da sola e poi posso dirmi guarita dall’agorafobia.

Dal Minotauro al timo: il viaggio simbolico per riscoprire me stessa

Memoria genealogica e rituali: riconnettersi al proprio albero con consapevolezza

Per quel che riguarda la nudità e i fantasmi del mio albero ti ricordo che in questo articolo ti ho parlato degli abusi sessuali vissuti da mia nonna e dalle sue sorelle. La nudità, anche se sperimentata in totale sicurezza, in casa, con la porta blindata chiusa mi ha rimesso in contatto con la paura del mostro, di quel maschile violento e abusante che aleggia nell’albero e inizialmente non è stato semplice affrontarlo ma necessario per riconoscere dove inizio io e dove inizia il mio albero.

Senza i vestiti che ci fanno da maschere, ci si può sentire vulnerabili e in contatto con la nostra fragilità.
Nel mio caso, con queste memorie genealogiche, sentivo l’esposizione al predatore e questo ha riattivato una memoria.

Quindi, ho accolto quella parte che, come ombra, si è manifestata comunque poco più in là: tra i doni ereditati da nonna c’è il ricamo ed è così che ho ricamato una vulva su una borsa di tela.
Con questa borsa sono andata ovunque: al supermercato, al parco, in biblioteca, al bar. Ovunque.

Fino a quando in uno dei miei bar preferiti la borsa viene notata da una tipologia di maschile che ha ancora bisogno di evolvere, capire i confini e darsi un contegno. Purtroppo, in situazioni come queste la mia borsa è stata oggetto di goliardia che poi si è tramutata in goffe avances.

Ritrovarmi in un contesto del genere ha avuto un grande impatto emotivo perché sì, io avrei potuto riflettere meglio sul dove stavo andando, ma serve a poco recriminarsi, questi sono movimenti e come tali possono essere visti. 

La creatività: dono e rituale di guarigione dell’albero genealogico

Come ti dicevo prima, sono sì discendente di erboristi e giardinieri ma io uccido anche i cactus.
Quindi, non ho ereditato quel dono in modo diretto, ma l’ho sviluppato e codificato a modo mio: sono abilissima a trasformare queste situazioni di merda in concime.
Il concime serve per fertilizzare la terra, reale o simbolica che sia, per qualcosa di nuovo.
Quindi posso dire che trasformo merda in guarigione.

Tornando alla mia esperienza, quell’evento mi è costato una cistite (simbolicamente connessa all’invasione di territorio se pensiamo che gli animali segnano il proprio con la pipì) che ho curato sia da un punto di vista medico-fisico che emotivo ma mi ha anche donato una nuova consapevolezza.

La parte emotiva di quell’infezione si riconnetteva alle memorie delle mie ave violate. Quindi, per deprogrammare queste convinzioni ancora presenti nel mio albero sto lavorando su un dipinto, canalizzando l’energia di Demetra/Sant’Anna in modo tale da introiettare un riferimento femminile energeticamente più alto rispetto alle mie ave. 

Come vedi, ogni gesto e ogni simbolo può diventare un mezzo per ritrovare il contatto con il tuo corpo e con le memorie ereditate dal tuo albero genealogico.
La cosa importa è individuare quei rituali che sappiano risuonare con la tua persona e sciogliere i nodi che stanno impedendo alle tue energie di fluire liberamente. Se lo desideri, possiamo fare questo percorso insieme, creando rituali su misura per te. Scrivimi!

Sabina

Nella vita traduco Simboli e Metafore in parole semplici.

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