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Grazie a un’amica ho scoperto su Prime Video la serie “La casa degli spiriti” tratta dal libro di Isabel Allende. Me ne sono innamorata all’istante: a partire dalla sigla, dove i Tarocchi sono ridisegnati con una grafica magnifica, fino agli attori e alla trama. È una storia profondamente costellativa e, come tale, merita assolutamente un posto qui su Yawluyu.

Perciò ho deciso di dedicare gli articoli del mese a questa serie, così da condividerti la mia versione costellativa di ogni episodio: quali possono essere stati gli eventi celati nel sistema che hanno scatenato le storie che si sono susseguite? che tipo di dinamiche erano in atto in quell’albero? cosa raccontavano di quel sistema?

Prima di entrare nella storia, ci tengo a fare una piccola premessa: non ho letto il libro. Amo i saggi e i libri collegati al mio lavoro, ma non sono una grande lettrice di romanzi.
La mia analisi, quindi, si concentra esclusivamente su ciò che la trasposizione televisiva mette in scena.

Episodio 1 La casa degli spiriti

La voce narrante è quella della nipote di Clara. Ci riporta una frase tanto poetica quanto realistica lasciata in eredità dalla nonna. Parole che sono esse stesse una costellazione familiare:

Mia nonna scrisse nei suoi diari che la memoria è fragile e che il corso della vita è così breve che non riusciamo a vedere il legame tra gli avvenimenti e non possiamo comprendere le conseguenze dei nostri gesti. Fin da quando era piccola mia nonna riempiva quaderni su quaderni di annotazioni sulla vita affinché, cinquant’anni dopo, potessero servirmi a ritrovare il passato e a sopravvivere al terrore che provavo.

I diari degli eventi di famiglia possono essere una fonte sacra per chi nascerà dopo di noi. I nomi, le date di nascite, matrimoni e morti sanno essere salvifiche quando si tratta di comprendere i nostri irretimenti, le storie che ripetiamo e le catene invisibili che ci legano a qualcosa di sottile ma che si sente forte nel nostro presente.

La storia ci presenta la nonna Clara (detta Clarita) e la sua famiglia benestante: il padre è un politico, sua sorella maggiore Rosa è per lei un punto fermo, mentre suo zio Marcos, fratello esploratore della madre, la sostiene nella scoperta dei suoi poteri psichici.

La nipote descrive questa dote della nonna dicendo che “ha sempre avuto un piede in questo mondo e uno nell’aldilà”. Le costellazioni familiari ci ricordano che il mondo dei vivi non è staccato in modo netto da quello dei morti, anzi, sono intrecciati e nei campi costellativi lo vediamo bene.

Donne con poteri psichici e traumi generazionali: l’eredità dell’inquisizione nell’inconscio familiare

Clara riesce a percepire il ritorno dello zio Marcos, scoprendo poco dopo, al rientro dalla messa con la sua famiglia, che l’uomo è deceduto e la salma è appena rientrata in paese. 
Lei è una medium ma all’interno della sua famiglia questa dote straordinaria viene liquidata dalla madre come una serie di semplici “stranezze”.

Questa definizione nasce come tentativo di proteggere la bambina sia dai giudizi della società, sia dalle memorie storiche connesse ai poteri psichici: la caccia alle streghe, l’Inquisizione e tutti i rischi che corre chiunque si allontani dalla “normalità”.
Infatti, quando Clara scorge lo spirito dello zio entrare in chiesa durante la messa, gli altri la credono pazza perché parla da sola.

Durante la messa, Clara mette apertamente in discussione le parole del parroco sull’inferno e questo la definisce immediatamente come “posseduta”. È così che in molti sistemi familiari le donne con questi poteri venivano chiuse in manicomio o subivano destini ancora più complessi. Se nell’inconscio familiare esiste già la memoria che associa il misticismo al “male”, un evento simile non fa che solidificare quella convinzione profonda.

La trasmissione dei doni transgenerazionali

La trasmissione dei doni transgenerazionali

Tutto ciò che storicamente veniva inteso come male lo trovi in questo articolo, ma chiariamo un punto fondamentale. In termini animici, nessuno ha deciso al posto di queste anime quali destini vivere. Inconsciamente c’erano dei movimenti energetici e delle risonanze che le hanno spinte in una direzione piuttosto che un’altra.

Questa diversa direzione la vediamo bene nel confronto tra fratelli: non tutti leggono le leggi del proprio sistema in modo univoco, ognuno ha il proprio filtro e anche questo è sacro.

Insieme alla salma di Marcos arrivano i suoi libri, il suo cane e gli appunti delle sue avventure. È guardando questi oggetti che Rosa ha un’intuizione: consiglia a Clara di mettere per iscritto ciò che vede, usando la scrittura anche come una via per elaborare il lutto.

In questo passaggio vediamo un dono, come la scrittura, arrivare tramite un antenato (lo zio), passare attraverso la sorella maggiore e arrivare fino a Clara. Questo è un dono del sistema, una risorsa preziosa che aspetta solo di essere riconosciuta.
Se vuoi scoprire come mappare e accogliere le tue risorse familiari, puoi farlo con il mio percorso gratuito Raccogliendo Talenti

“Muoio io al posto tuo”: la dinamica di amore cieco dei figli

Rosa è molto bella e piena di pretendenti, tra i quali spicca Esteban che parte per cercare l’oro con la promessa di trovarlo e sposarla. A questo proposito Clara ha la premonizione di un lutto imminente quando in una pozzanghera vede casa sua diventare nera.

Lo stesso giorno in cui Esteban trova l’oro, Rosa si ammala e muore. Clara viene schiacciata dal senso di colpa per aver predetto la tragedia, ma in realtà è stato un omicidio. Nel liquore che aveva bevuto Rosa c’era del veleno per topi. Probabilmente la vittima designata era il padre per via delle sue scelte politiche.

Questo gesto, però, in termini sistemici ha un nome e dobbiamo osservare la dinamica per quel che è stata: la figlia ha bevuto un liquore destinato al padre, un’azione che possiamo tradurre in “caro papà, muoio io al posto tuo”.

Il legame che ci unisce ai nostri genitori è fatto di un amore profondo, anche quando non lo vogliamo ammettere, riconoscere o comprendere. Loro ci hanno dato la vita e Bert Hellinger, padre fondatore delle Costellazioni Familiari, ci dice che “non tutti i genitori sono disposti a tutto per i loro figli, mentre ogni figlio è disposto a fare di tutto per i propri genitori”.

Dobbiamo ricordare che la parte bambina di noi rimane viva sempre ed è lì che risiede questa forma di amore cieco.

Le parole degli avi che diventano leggi invisibili: i diktat generazionali e le maledizioni

Ragionando in termini sistemici dobbiamo introiettare uno schema di pensiero che io definisco “multidimensionale”. Ovvero, non dobbiamo guardare un evento solo nel qui ed ora, ma sentirlo nel prima, nel durante e nel dopo.

Persino il veleno per topi possiede una sua simbologia: i topi in alcune culture rappresentano i cattivi pensieri. Ma cosa definisce il bene e il male all’interno di una famiglia? Tutto dipende dal vissuto e dal lignaggio di quel preciso albero genealogico.

Vediamo, poi, il senso di colpa del padre che decide di ritirarsi dalla politica e pronuncia queste parole: “nella mia famiglia nessuno dovrà mai più immischiarsi in politica”.
Una frase detta da un avo in un momento così intenso può essere letta sia come maledizione che come diktat.

I diktat sono delle imposizioni invisibili che si vanno a installare nel secondo livello di coscienza. Le maledizioni, invece, sono un “dire male” di qualcosa, spesso con l’obiettivo di proteggere le generazioni successive. Ti faccio due esempi pratici per capire bene la differenza:

Cos’è un diktat in termini genealogici

Un padre con tre figli, di cui solo un maschio, entra in crisi quando quest’ultimo decide di farsi prete, disperato all’idea che nessuno porterà avanti il suo cognome. Anni dopo, la figlia minore dà alla luce una bambina che non viene riconosciuta dal padre naturale. Quella bambina riceve così il cognome del nonno, permettendogli di sopravvivere. 

Il mancato riconoscimento paterno, in questo caso, è l’effetto di un diktat alimentato dall’amore e dalla fedeltà invisibile della figlia verso il padre.

Cos’è una maledizione in termini genealogici

La sorella del bisnonno viene obbligata a farsi suora poiché non sposata. La donna, però, odia il clero e arriva a maledire la Chiesa e tutto ciò che la riguarda. Generazioni dopo, un pronipote cerca di farsi prete ma non viene ammesso al seminario. Quel “dire male” ha protetto il discendente da un qualcosa che quel sistema ha registrato come “male”.

Nel caso della famiglia di Clara, il “male” da cui proteggersi è la politica. Avrà effetto nelle generazioni successive? Lo vedremo nei prossimi episodi.

Seguire i morti per amore cieco

Clara assiste di nascosto all’autopsia di Rosa e con la sola forza psichica fa cadere un flacone. Del trauma per la morte della sorella non parlerà per ben nove anni. In ottica costellativa, questo mutismo prolungato in chiave sistemica potrebbe raccontare anche un irretimento. 

Clara segue simbolicamente Rosa nel silenzio e nel regno dei morti, congelando la propria espressione per amore, fedeltà e mancanza di strumenti di elaborazione. Si sbloccherà solo quando sarà il momento.

Questo processo mi ricorda molto la storia di Aurora, la bella addormentata nel bosco.

Vittime, carnefici ed elaborazione del lutto

La morte di Rosa viene definita come il primo di una serie di atti violenti destinati a colpire la famiglia, proiettando un’ombra di vendetta irrisolta sulle generazioni future. 

Qui dobbiamo fare due considerazioni:

  1. Se una cosa si manifesta in un punto dell’albero, in termini energetici c’è stato qualcosa che l’ha creata molto prima; i discendenti seguono i fili già tessuti per amore e fedeltà.
  2. L’omicidio di Rosa instaura una dinamica vittima e carnefice. Chi ha messo il veleno nel liquore è carnefice e, avendo creato un grande danno a quel sistema, ora ne fa parte e va incluso nell’albero. Escluderlo crea disordine e magari qualcuno nelle generazioni successive si sentirà in obbligo di doverlo rappresentare o pagare le colpe al suo posto. 

A fine episodio sentiamo dire che “i funerali sono cose da uomini” ma senza il funerale diventa complesso attivare l’elaborazione del lutto.

Perciò, quando non c’è la possibilità di partecipare a questa liturgia, si lavora con le sepolture simboliche, necessarie ad introiettare l’informazione di un ciclo che si chiude e uno nuovo che si apre, per tutti.

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Disclaimer
Io sono un’operatrice olistica e mi occupo di spiritualità, energia e anima. Il mio lavoro si concentra esclusivamente su questi tre aspetti dell’essere umano.
Nessun servizio o percorso di cui parlo in questo sito sostituisce in alcun modo il lavoro medico sanitario o psicoterapeutico.

Sabina

Nella vita traduco Simboli e Metafore in parole semplici.

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