In questo articolo ti parlo di come il mito sia parte essenziale dell’essere umano e di come questo ci accompagni da eoni. Andando a studiarli nella storia e nella letteratura è sorprendente vedere come anche popoli geograficamente lontanissimi abbiano creato e tramandato racconti simili, dove a cambiare sono solo i nomi o poco più.
Ci basta pensare a Cerere e Proserpina per i Romani che per i Greci erano Demetra e Kore con una storia pressocché identica.
Così facendo vediamo come noi esseri umani siamo in realtà dei grandi raccoglitori di racconti. Noi raccontiamo i simboli e le metafore che ci vivono dentro, attraverso le nostre esperienze personali e le risonanze che abbiamo con il nostro albero genealogico. Ciò fa sì che alcune volte queste narrazioni si presentino in maniera armonica, altre in maniera disarmonica.
Il maschile nell’ albero genealogico: due storie vere
Oggi ho deciso di parlarti di un paio di questi racconti che arrivano da due anime distinte.
Una è Clara che mi ha permesso di spiegarti i racconti simbolici presenti nel suo albero sotto forma di nomi che, come ti ho detto qui e qui, hanno una loro storia che ci può capitare di raccontare in maniera più o meno consapevole.
L’altra sono io che ti metto a disposizione il mio albero genealogico per comprendere alcuni racconti un po’ più forti.
Clara è una donna fantastica piena di risorse, talenti, amici e grosse opportunità lavorative.
Nella sua vita c’era, però, un punto in ombra che sentiva ripetersi: ha sempre incontrato un maschile caratterizzato da “una forza fantasma che si attiva e rovina tutto”. Abbiamo, quindi, deciso di studiare il suo albero genealogico alla ricerca degli eventi, delle storie e dei movimenti che lo hanno caratterizzato.
È stato interessante studiare le relazioni tra genitori, nonni, bisnonni e comprendere come il maschile sia stato interpretato o, meglio, reinterpretato. Ci è stato possibile capire questi racconti attraverso l’analisi del disegno dell’albero genealogico. Una volta alla luce del sole, li abbiamo potuti vedere con facilità e riprogrammarli.

Come i nomi influenzano le storie inconsce nel nostro albero familiare
La prima cosa che ho notato nel suo albero sono stati i nomi: sua madre Eva, suo nonno materno Adamo e la nonna materna Maria.
Nell’immaginario collettivo abbiamo tutti la visione di Adamo ed Eva come marito e moglie, ma quello che in pochi sanno è che Eva era la seconda moglie di Adamo. La prima era Lilith, colei di cui nessuno parla, l’esclusa dalla memoria collettiva e in questo caso anche dall’albero.
Infatti, è emerso che la trisavola era la seconda moglie del trisavolo perché la prima era morta di parto. Di questa prima moglie se ne parlava molto poco perché il suo sacro destino è stato molto forte e difficile da accettare, considerata l’epoca in cui è avvenuto.
Nella coscienza dell’albero questo evento non era stato elaborato, quindi tutto il dolore del trisavolo e la rabbia dell’esclusa avevano formato un nodo energetico che si stava manifestando nella vita di Clara.
Durante il nostro ultimo incontro abbiamo avuto modo di fare una costellazione familiare a distanza per riequilibrare questa esclusione, sciogliere quel dolore e il senso di colpa legato al trisavolo/maschile.
Dopo qualche settimana Clara mi ha scritto dicendomi di aver notato in sé stessa un atteggiamento meno aggressivo nei confronti del suo compagno.
Questo accade quando ognuno riprende il proprio posto e l’ordine viene ripristinato.
Lamia: la donna demone
Visto che abbiamo attraversato tempi di destrutturazione complessi, in queste ultime settimane ho dovuto tenere la mia agenda in modalità “ritmo lento”. Questo mi ha dato la possibilità di rituffarmi nella lettura dei mie grandi amori: miti, simboli, femminile e racconti per ricordare chi siamo. Non dobbiamo capire o scoprire, ma solo ricordare, le informazioni sono già presenti dentro di noi.
Così, in una delle mie maratone letterarie, sono inciampata in Lamia, la vampiressa per antonomasia. Lei è un archetipo, frutto della trasformazione di Medea, della quale ti parlerò in un altro momento ma che per il momento di anticipo rappresentare quella parte di femminile sempre giudicato come spaventoso.
Lamia era considerata una “rapitrice di bambini”, come viene definita da Erika Maderna nel libro “Medichesse”. Era colei che si introduceva nelle case per succhiare il sangue ai neonati o rapirli. Le neo-madri erano terrorizzate da questa figura a causa delle continue morti in culla.
Io credo che la coscienza popolare abbia creato Lamia con l’obiettivo di raccontare questi eventi così tragici, in modo da poter conviverci. Una sorta di capro espiatorio a cui dare la colpa, con cui prendersela per riuscire a convivere con un dolore così forte (ed è per questo che qui ti ho parlato di confini e domande da non fare).
È umano e comprensibile che si sia arrivati a questo punto. Ai tempi non c’erano psicoterapie e strumenti simili e in qualche modo si doveva sopravvivere.

Il mio albero genealogico e il mito di Lamia: il collegamento tra storie familiari ed emozioni
Cosa c’entra Lamia con il mio albero?
Nel lato paterno del mio albero c’è un ramo che di cognome fa Flamia e che nel tempo ha visto dozzine e dozzine di bambini nati morti o deceduti piccolissimi.
La mia trisavola Raffaella Flamia è morta il 9-3 e io sono nata il 3-9, quindi questo gioco di date ha creato un collegamento interessante. Oltre ad aver perso la figlia, mia bisnonna, questa trisavola era nata dopo una bambina morta e dopo la nascita di Raffaella, a pochi anni di distanza, ci fu un’altra bambina morta. Tutte e due si chiamavano Grazia.
Letteralmente questa trisavola era “in mezzo ai morti” e quella sensazione io l’ho sentita forte e chiara per anni. Te la posso descrivere come una serie di vortici emotivi e sbalzi d’umore importanti, ma è solo una descrizione soggettiva, non ti identificare, di per sé è un elemento che non direbbe troppo.
Sempre Erika Maderna ci dice che il mito di Lamia nasce dalla rabbia di Era, moglie di Zeus, che colpì la sua amante sterminando i figli nati da quell’adulterio, così facendo Lamia divenne intollerante nei confronti della felicità delle altre madri diventando una figura sanguinaria.
A portare qui Lamia è stato il dolore ed è lo stesso dolore misto a rabbia che possiamo trovare in alberi con questa caratteristica. Quindi emozioni forti, prolungate, spesso hanno interconnessioni con la nostra storia genealogica.
Se senti che questo possa essere un elemento che in qualche modo sta influendo anche sulla vita e ti va di analizzarlo e scioglierlo insieme, scrivimi. Sarà un onore per me accompagnarti in questo percorso.
Disclaimer
Io sono un’operatrice olistica e mi occupo di spiritualità, energia e anima. Il mio lavoro si concentra esclusivamente su questi tre aspetti dell’essere umano.
Nessun servizio o percorso di cui parlo in questo sito sostituisce in alcun modo il lavoro medico sanitario o psicoterapeutico.
