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Chi mi conosce di persona o chi mi segue da un po’ sa quanto ci tenga ai confini. E in questo articolo cerco di spiegartene i motivi e perché dovresti darci importanza anche tu.

Non parliamo solo di quei confini netti come, ad esempio, quello tra due nazioni o due case, ma parliamo di quei paletti che delimitano il nostro (e altrui) spazio sacro e che dobbiamo imparare a conoscere, difendere e mantenere. Ne va della qualità della nostra vita e delle nostre relazioni!

L’importante differenza tra confini personali e muri

Il confine possiamo considerarlo come quel sacro strumento che appare quando diciamo “no” a qualcosa o qualcuno che non ci fa stare bene. Rispettarlo (e farlo rispettare) richiede di assumerci la responsabilità del nostro benessere ed è essenziale per restare davvero allineati a noi stessi.

Attenzione, però, a non confondere i confini con i muri. Questi rappresentano spesso le corazze che costruiamo tra noi e il mondo e credo che si attivino anche quando i confini mancano.

In un mondo di infinite possibilità, se non avessimo dei confini sani, sacri limiti, tra noi e l’infinito, tutto diventerebbe niente perché senza limiti ci perderemmo.”
Ho letto qualcosa di simile in una delle mie maratone letterarie e ricordo che il libro parlava di Chakra, probabilmente il primo. In quel testo il corpo veniva indicato come primo concetto di sano confine tra la materia e i mondi sottili. Io che sono un PAS (persona altamente sensibile) ne so qualcosa!

Riguardo ai confini ci sono degli aspetti psicologici che riguardano la sfera comportamentale appresa da piccoli che ti invito a cercare nei vari siti di esperti in materia. Qui ho raccolto un po’ di riflessioni e spunti che ho trovato molto interessanti e che mi auguro possano stimolarti nuove riflessioni e ulteriori approfondimenti.

Persone che non si rispettano i confini altrui

Purtroppo viviamo in una società che sembra non essere capace di vedere i confini. È lecito fare ogni tipo di domanda giustificandosi con le parole più abusate della storia: “chiedere è lecito e rispondere è cortesia”. Niente di più aberrante, a mio avviso. Anzi. Questo abominio serve solo a nascondere la mancanza di rispetto per i confini del prossimo, celandola dietro la facciata della curiosità (malsana, molto spesso!).

Nella top ten delle invasioni di confine poste come domanda abbiamo:

  1. Hai un* fidanzat*?
  2. Quando ne trovi un*?
  3. Convivi?
  4. Quando andate a convivere? Quando vi sposate?
  5. Hai figli?
  6. Perché non ne hai? Quando ne fai uno?

A mio avviso ci sta che se una persona non ci conosce possa chiederci questo genere di cose, magari capita il contesto giusto e la domanda potrebbe avere un senso. Ma se la risposta a una o più di queste domande è “no” dovremmo imparare a leggerlo come limite-confine tra noi e lo spazio sacro di un’altra persona.
Non tutti vogliono condividere la propria vita privata e soprattutto certe domande rischiano di aprire ferite davvero molto dolorose del tutto inutilmente

Proviamo ad analizzare insieme alcune di queste pericolose invasioni.

Quando ti chiedono se sei fidanzata o “perché non sei fidanzata?”

1 e 2) Quando ti chiedono se sei fidanzata o “perché non sei fidanzata?”

Una persona potrebbe anche aver interrotto in malo modo una relazione e non essere ancora pronta a parlarne. E di certo non è carino che venga obbligata a farlo!
Dovremmo sempre ricordarci che oltre ciò che vediamo dall’esterno ci sono mondi sconosciuti che non abbiamo alcun diritto di violare o esporre.

Leggevo tempo addietro, in un libro di uno psichiatra americano, che una ragazza a seguito di uno stupro ebbe per 3 anni attacchi di panico ogni volta che prendeva un ascensore con un uomo (anche se era in presenza di altre persone).

Pensi che per questa ragazza, o per chi come lei, sia semplice approcciarsi al maschile?
Una domanda di questo tipo potrebbe attivarle ricordi complessi da gestire.
Rispettare i suoi confini, evitando questo genere di domande, non le risparmierebbe molta sofferenza?

E soprattutto, è davvero necessaria la risposta?

Se la pone una persona interessata a “provarci” ci sta, ma al di fuori di questi contesti quante volte ha davvero senso?

Il single shaming nascosto in una domanda: Perché non hai un uomo?

Quando sono le donne a porre queste domande ad altre donne mi danno l’idea che parlino di sé stesse. Forse sono talmente dentro al racconto del bisogno di avere un uomo ad ogni costo che non concepiscono l’idea che non per tutte sia così.

Forse vedere chi si dà il permesso di vedere una relazione come una scelta e non come un obbligo sociale, infastidisce chi questo potere non lo vuole avere.

Molte volte queste domande mi sono risuonate con questo sottinteso: “siccome io da sola sono a metà, do per scontato che tutte lo siano, quindi quand’è che anche tu ti completi?”

Ecco, qui occorrerebbe una psicoterapia di massa urgente.

3 e 4) Quando vi sposate o andate a convivere?

Questa è una scelta molto sacra e soggettiva all’interno della coppia e ognuno ha diritto di ponderare i tempi che sente più opportuni. Con dei confini sani socialmente compresi di fronte al “no” come risposta ci si fermerebbe ma purtroppo le cose non vanno così.

Io, ad esempio, se dovessi valutare una convivenza dovrei partire da un punto preciso: lavoro con l’energia e dovrei dare tempo e modo all’altra persona di capire di cosa si tratta, imparare a proteggersi, comprendere bene alcuni meccanismi.

E secondo te, se la Ginafocaccina di turno ha voglia di farsi i fatti miei, cosa dovrei fare? Star lì a spiegare la rava e la fava dei miei affari professionali?

Ovviamente mi difenderei, ma vedi quanta roba c’è al di là del nostro naso? E soprattutto, la domanda fuori contesto produrrebbe una risposta in grado di cambiare la vita a qualcuno? Io direi proprio di no!

Hai figli? Quando fai un figlio?

5 e 6) Hai figli? Quando fai un figlio?

Io mi urto facilmente perché questa domanda non ha mai scusanti e dopo aver ricevuto un “no” come risposta, il silenzio dall’altra parte andrebbe preteso.

Come ti dicevo prima: non possiamo sapere fino in fondo cosa ci sia oltre la porta-confine di chi conosciamo poco e nessuno è tenuto a dover dare spiegazioni o esporre pubblicamente i propri dolori.

Esistono casi di sterilità, coppie pluriabortive, lutti perinatali e dolori indicibili che non fa piacere dover tirar fuori per curiosità altrui.

Pensa a una donna che ha appena avuto il quarto aborto spontaneo; come credi che stia? Come si sentirebbe se le chiedessero: “quando fai dei figli?”

Significherebbe rimestare inutilmente un suo dolore. 

Certo, magari ci sono coppie che ne parlano liberamente ma altre non vogliono entrare nel merito. I confini servono proprio a rispettare le scelte di tutti!

Confini personali e albero genealogico

Con le Costellazioni Familiari ho imparato che stare al proprio posto è il modo per vivere in maniera più armoniosa con la vita stessa.

Ma come faccio a capire qual è il mio posto nella società se non conosco neppure quello nel mio albero genealogico?

Il nostro posto nell’albero è il nostro posto nel mondo. Se non sappiamo dove siamo al suo interno non capiamo dove stare nel mondo e, quindi, il nostro ruolo nei confronti degli altri. 

È importante comprendere se le gerarchie in un albero vengono rispettate. Chiediamoci: i grandi fanno i grandi e i piccoli fanno i piccoli? Se abbiamo questa confusione dentro di noi facciamo fatica e i confini sfumano. Inoltre, il confine è anche un “no” detto per salvaguardarci. Il “no” ha connotazione maschile e la nostra forza di dirlo dipende dai racconti che il nostro albero ha del maschile.

Tu conosci quelli che agiscono in te? Se ti va di scoprirli insieme, scrivimi!

Sabina

Nella vita traduco Simboli e Metafore in parole semplici.

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