Era da tanto tempo che non ti portavo con me nel magico mondo delle fiabe, vero?
Così ho deciso di parlarti di questa fiaba che, per certi versi, ci ricorda Barbablù e quelle forme di maschile a cui siamo culturalmente abituati.
Se ricordi la trama clicca qui e vai direttamente alle mie riflessioni, oppure rilassati che te la riassumo io.
La Bella e la Bestia: trama della fiaba
Un ricco mercante aveva sei figli: tre maschi e tre femmine. Erano tutti molto belli e intelligenti, ma la più buona era senza dubbio Belle, l’ultimogenita. (come Pollicino ndr)
Ogni volta che l’uomo partiva per lavoro chiedeva ai figli cosa avrebbero voluto per il suo ritorno ed era proprio Belle a non chiedere niente di materiale. Lei si limitava ad abbracciare il padre e raccomandargli di non stancarsi troppo. Belle amava leggere ed era quella la sua grande passione.
Purtroppo per il padre arrivò un brutto periodo lavorativo che li vide costretti a risparmiare. Questo spinse le due sorelle maggiori a sposarsi in fretta con uomini benestanti, mentre i fratelli partirono a cercare fortuna. Così facendo rimasero solo Belle e il padre in casa.
Dopo un periodo di sacrifici, il padre scoprì che al porto era arrivata una nave carica di sue merci che aveva vagato per lungo tempo a causa di una guerra. Così si preparò immediatamente e si mise in viaggio per recuperare le sue cose. Vista la gioia immensa, a questo punto il padre chiese a Belle di scegliere un dono e lei scelse una rosa.
Il mercante partì, arrivò al porto e, dopo aver caricato sul carro le sue merci, si rimise subito in viaggio per tornare. La strada era lunga e il cielo minacciava tempesta. Quando ormai era a poco meno di un’ora da casa si scatenò un gran temporale. Fulmini, pioggia, grandine e un vento fortissimo piegava gli alberi e spaventava i cavalli.
Cercò un riparo ma, trovandosi nel mezzo di boschi e colline isolate, sembrava impossibile. Alla fine, però, vide una villa illuminata. Quando bussò nessuno rispose ma la porta si aprì ugualmente e lui si trovò in un soggiorno con il camino acceso e la tavola imbandita di cibo. Aspettò un pochino l’arrivo dei padroni di casa ma non arrivava nessuno e decise, quindi, di mangiare e riposarsi. Quando sarebbero arrivati i padroni di casa, avrebbe provveduto a ringraziarli.
La mattina seguente si svegliò ritrovandosi addosso abiti nuovi e la colazione pronta, ma in soggiorno non c’era nessuno. Mangiò la colazione, certo di essere in una casa fatata, e salutò la padrona ringraziandola prima di rimettersi in viaggio.
Arrivato in giardino, vide un cespuglio di rose rosse bellissime e si ricordò della promessa fatta a Belle. Così decise di raccoglierne una ma in quell’istante apparve di fronte a lui una bestia dallo sguardo furente.
“Così mi ripagate dall’ospitalità?” tuonò la bestia dicendo che le sue rose erano la cosa più cara che aveva.
Il padre di Belle chiese perdono ma la bestia decise di punirlo con 7 anni di prigionia. L’uomo, allora, provò a spiegare alla Bestia che quel fiore era per sua figlia. Queste parole non placarono la Bestia che, anzi, gli disse di andare a casa a prenderla e mandarla al posto suo in prigionia. L’uomo promise di tornare entro una settimana e quando vide la figlia le raccontò ogni cosa.
Belle propose al padre di ritornare insieme dalla Bestia, sperando di convincere la creatura orrenda, ma fu inutile e così la ragazza decise di restare e pagare il debito.
Quando la Bestia accompagnò Belle nella sua stanza lei credeva che sarebbe stata una piccola cella, invece era una camera magnifica con tende di raso, candelabri d’oro, letto a baldacchino, una trapunta soffice, l’armadio pieno di vestiti e molti profumi e creme. Tutto questo lusso irritò Belle.
All’ora di cena la Bestia invitò Belle a mangiare nel salone, ma lei rifiutò in maniera categorica dicendogli di non avere intenzione di vendergli la propria amicizia, memore del trattamento riservato al padre. Così facendo la Bestia si arrabbiò e ritirò il suo invito.
Belle, però, venne assalita dai sensi di colpa e iniziò a chiedersi: “E se la Bestia non fosse così cattiva?”.
Così chiese scusa alla Bestia e cenarono insieme, rendendosi conto che non era poi così tremendo come credeva.
Nei giorni a seguire la Bestia faceva in modo di rendere piacevole la permanenza di Belle e i due diventarono amici, finché la malinconia per la mancanza del padre non si fece viva. Essendo quella una casa fatata, una volta espresso ad alta voce il desiderio di rivederlo apparve uno specchio magico nel quale vide un’immagine del padre malato, triste e solo. Così corse dalla Bestia per chiedergli di poter andarlo a trovare.
Lui accettò, per amore di Belle, ma la mise in guardia dal fatto che la lontananza avrebbe potuto costarle la vita. Così le diede un anello magico che l’avrebbe trasportata a casa dal padre se infilato nella mano destra e dalla Bestia nella mano sinistra. Una sola era la condizione: doveva fare ritorno entro sette giorni.
Belle andò subito dal padre e rivide anche i fratelli e le sorelle ai quali raccontò che la Bestia non era così crudele come sembrava. Presto tutti si accorsero che parlava da innamorata e, credendo di proteggerla, nascosero l’anello in un vaso per impedirle di tornare nel castello della Bestia.
Quando si accorse di aver perso l’anello, lo cercò disperatamente per ore: non voleva infrangere la promessa fatta alla Bestia.
Durante la notte sognò una fata che le disse di guardare nel vaso e così fece: trovò l’anello e se lo infilò al dito ritrovandosi subito a casa della Bestia. Dopo averlo cercato in tutto il castello, lo vide a terra, vicino al cespuglio di rose, quasi in fin di vita.
Belle lo supplicò di non morire, confessandogli tutto il suo amore.
Di fronte a quelle parole, la casa della Bestia si riempì di luci abbaglianti e, al posto dell’animale, comparve un giovane di bell’aspetto che confessò di esser stato vittima di un incantesimo che poteva essere spezzato solo dall’amore.
Così, i due giovani diedero una festa e invitarono tutta la famiglia di Belle. Poi, si sposarono e vissero nel castello con tanti bambini.

Disordini sistemici e amore cieco nella Bella e la Bestia
Nella fiaba vediamo un assetto familiare in cui la figura materna manca completamente. In alcune versioni non viene menzionata, mentre in altre viene raccontata come morta. In entrambi i casi possiamo parlare di movimento interrotto, concetto che abbiamo già affrontato con Another Self sia qui che qui.
Come nella vicenda di Pollicino, Belle è l’ultimogenita e attiva un movimento di guarigione.
Quando raccomanda al padre di non stancarsi durante i suoi viaggio, possiamo vedere con chiarezza quanto sia mossa da amore cieco e da qualche disordine sistemico presente nell’albero. Le sue parole e preoccupazioni, infatti, vanno ben oltre il ruolo di figlia.
A causa della crisi lavorativa del padre, tutti i fratelli e le sorelle di Belle migrano altrove ma lei resta con lui. Con quale ruolo? È evidente che le gerarchie familiari dovrebbero essere riequilibrate. Ma è qualcosa di umanamente comprensibile e, a mio avviso, un po’ riguarda tutti noi.
Simbolismo del porto: il viaggio verso l’inconscio e i sui doni
Quando ho riletto la parte della nave piena di merci ho pensato a un movimento simbolico. Il porto che vedo spesso nelle visualizzazioni guidate racconta l’arrivo o la riscoperta di parti di sé poco esplorate.
Il fatto che la nave in questione sia piena di merci sembra voler raccontare dei tesori che Jung ha sempre attribuito all’inconscio, così come la difficoltà ad arrivarci. Questi viaggi simbolici non sono mai semplici e le tempeste ricordano molto gli stati emotivi che ci accompagnano, come accade al padre di Belle mentre attraversava i boschi, simboli dell’ inconscio familiare.
Potrebbe essere che questa fiaba stia raccontando la destrutturazione di un certo tipo di maschile? La guerra potrebbe essere sia una memoria di eventi vissuti da antenati, ma anche uno stato d’animo interiore connesso ad alcuni vissuti del nostro albero.
A conflitto finito (guerra), se per trovare le proprie risorse e ricchezze (nave) l’immagine che il padre della protagonista ha di sè deve attraversare dei boschi (inconscio), probabilmente c’è qualche immagine depotenziante legata a una figura paterna (di Belle o di qualche antenata) che i tempi maturi hanno chiesto di rivedere.
È interessante anche il bisogno del padre di ritualizzare questa bella notizia insistendo nel far scegliere a Belle un dono reale, materiale. E la simbologia della rosa rossa è notevole: spesso viene regalata ritualmente dal padre al menarca, primo mestruo della figlia.

Cosa rappresenta la casa in La Bella e la Bestia: riflessioni sistemiche
La casa rappresenta una struttura e, come ti ho detto qui, ogni albero genealogico ha delle strutture interiori che fungono da protezione quando sentiamo minare la sopravvivenza. Queste entrano in gioco anche durante un viaggio simbolico, un cambiamento, di cui conosciamo il punto di partenza ma non quello d’arrivo. Il trovarci in sospeso nell’ignoto rappresenta qualcosa di poco gradito al nostro cervello poiché lo vede come minaccia alla sopravvivenza.
Il fatto che la casa fosse accogliente racconta sia la ripetizione di un copione conosciuto e ripetuto per fedeltà, sia il prezzo da pagare quando ci adagiamo, ovvero l’arrivo della Bestia che è l’immagine di un maschile di un certo tipo.
La Bestia è il modo che ha avuto un tale albero di raccontare il maschile e quando c’è questo racconto cercherei:
- uomini che picchiavano le mogli,
- relazioni abusanti,
- donne che hanno subito violenze fisiche o abusi,
- donne profondamente arrabbiate con il maschile.
La casa era fatata, quindi era la magia, tipicamente femminile, che muoveva tutto. La Bestia si è attivata quando il padre aveva strappato la rosa, e su questo passaggio mi viene da fare una riflessione a parte.
Non si fanno rituali (cogliere la rosa si può intendere come rituale) se non si conosce bene l’albero, altrimenti rischiamo di riattivare qualcosa che poi va riarmonizzato, oppure di perdere tempo inutilmente.
Nel caso della fiaba, lo strappo del fiore e il conseguente risveglio della bestia ci ricordano l’irretimento come movimento energetico.
“Io al posto tuo”: come l’irretimento agisce sui personaggi nella Bella e la Bestia
L’irretimento lo vediamo bene quando la Bestia (figura immaginale-archetipica) chiede al padre di mandare Belle al suo posto. “Io al posto tuo” è un meccanismo molto ricorrente e che abbiamo visto sia nella Bella Addormentata che in questa costellazione (link aborto).
Il racconto è “muoio io al posto tuo” anche se si tratta di una morte simbolica. Morire può anche voler dire non vivere la propria vita, farsi carico di un destino difficile o, in questo caso, di una colpa, un voto o un debito.
L’amore cieco porta il discendente a guardare l’antenato e dire “pago io per te”, così da garantirsi l’appartenenza al sistema familiare. Eppure, come ci ricorda Bert Hellinger, questa è già nostra per diritto.
La riluttanza di Belle di fronte alla bellezza della camera mi ha portata a riflettere su un punto: l’incapacità che abbiamo di vedere doni, risorse e qualità anche nelle difficoltà. È umano, ma con un po’ di allenamento possiamo cambiare il nostro sguardo.

Belle come pioniera: superare le ferite e rompere gli schemi familiari
Belle è una pioniera, cioè colei che per movimento d’anima ha quello di portare nuove informazioni all’albero, superando schemi, ripetizioni e vecchi racconti.
Questo lo possiamo vedere dal suo dialogo con la Bestia: prima il rifiuto coatto ai suoi inviti, poi “i sensi di colpa” che la fecero ritrattare. Visto come si è evoluta la fiaba, questo aspetto ci parla del pioniere che ha doti e coraggio per guardare oltre a ciò che sembra per arrivare poi a ciò che è.
Ha messo in dubbio il racconto fattole sulla Bestia dal suo albero poiché in sé sentiva altro: era connessa al suo sentire profondo e non lo ha confuso con la parte depotenziante di sé che parlava dalle ferite e che aveva il richiamo di cadere nelle trappole delle ripetizioni.
Il significato profondo del finale della Bella e la Bestia
La malattia del padre è un evento sistemico che ha smosso e cambiato l’andamento delle cose: l’anello è simbolo di fedeltà a quel racconto, o una maschera se pensiamo alla Bestia come a un ruolo interpretabile.
I fratelli e le sorelle di Belle erano spaventate da quel movimento che nella fiaba viene visto come sentimento. Le guarigioni sistemiche e i nuovi racconti spaventano un pochino, è fisiologico.
Fu la fata, che abbiamo già visto con Vassilissa, ad essere portavoce del suo istinto per farle ritrovare l’anello e spezzare l’incantesimo, liberando il maschile sacro dall’idea di bestia.
La fiaba termina con la solita risoluzione da happy ending con matrimonio e figlia. Ma il senso profondo è connesso all’amore per sé, per ciò che è arrivato prima di lei e che ha fatto sì che l’incantesimo si rompesse. Ha posto fine alle ripetizioni guardando il maschile con altri occhi, facendo spazio a nuove forme di maschile più equilibrate, radicate e sane.
E se pensi che l’incantesimo sia solo quello pronunciato dalle fiabe o dalle streghe… beh, non è così. L’incantesimo è un susseguirsi di parole che incantano, così come il ripetersi “gli uomini sono tutti così”, magari perché sentito dalle proprie ave.
Non credi sia tempo di lasciar andare questi vecchi racconti su maschile e femminile e riuscire finalmente a scoprire i doni e la bellezza a tua disposizione? Se la tua risposta è sì, scrivimi e sarò onorata di accompagnarti in questo cammino.
