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Era un po’ di tempo che non ti portavo con me nel meraviglioso mondo delle fiabe. Ti erano mancate le nostre passeggiate simboliche?

Allora, preparati che ne facciamo un’altra!

Ma prima ti invito ad iscriverti alla mia newsletter per conoscere il dietro le quinte del mio lavoro, avere accesso da approfondimenti e anteprime.



Oggi incontriamo Pollicino e, se ti ricordi la sua storia e vuoi leggere direttamente il suo significato simbolico puoi cliccare qui (fai tu che io non son capace), altrimenti te la racconto io.

Riassunto fiaba di Pollicino

Un povero boscaiolo disse un giorno alla moglie che avrebbero dovuto abbandonare i loro sette figli perché non potevano mantenerli. Lei gli rispose che sarebbe stata un’azione atroce e lui le disse che solo in questo modo avrebbero potuto garantirgli un futuro. Diversamente sarebbero morti di fame.
Non sapevano che li stava ascoltando il loro figlio più piccolo, Pollicino, che corse di nascosto a raccogliere tanti sassi bianchi luccicanti.

Quando i genitori il mattino seguente li portarono fuori lui, senza dire niente, iniziò a lasciare lungo tutta la strada i suoi sassolini. In questo modo, nel caso in cui i genitori li avessero abbandonati, avrebbe potuto riportare a casa i fratelli. 

Giunti a una radura il padre disse ai figli di raccogliere la legna e si allontanò insieme alla moglie. Mentre tornavano a casa disperati si accorsero di essere stati pagati da un tizio che gli portò un sacco pieno di cibo.  Decisero, così, di tornare nel bosco per cercare i figli ma non fecero in tempo ad uscire di casa che la porta si spalancò e i bambini entrarono.

Avevano ripercorso la strada segnata con i sassolini ed erano riusciti a ritrovare la loro casa.

Quando il cibo finì di nuovo tornò anche la disperazione e il padre riprese la stessa decisione. Questa volta Pollicino non sentì la conversazione, quindi non portò con sé i sassolini, ma aveva del pane che sbriciolò lungo tutta la strada. Peccato che poi gli uccellini lo mangiarono e i fratelli persero la strada di casa.

Vagando nel bosco trovarono un’altra casa bella e luccicante. Una donna aprì loro la porta dicendo che quello non era il posto più indicato per dei bambini perché lì viveva un orco che li avrebbe divorati. Si offrì, però, di nutrirli e ospitarli per qualche ora, nascondendoli nella camera delle sue figlie.

L’orco al rientro percepì il loro odore ma fortunatamente la donna lo distrasse con del cibo.
Mentre il grosso e spaventoso orco cenava, Pollicino ebbe l’idea di scambiare i berretti dei suoi fratelli con i cappelli delle figlie dell’orco per poter stare al sicuro. Fu un’ottima idea!
L’orco di notte si svegliò e andò nella camera delle figlie ma vedendo i berrettini maschili al posto dei loro cappelli tagliò le teste alle orchessine. Quando, però, si accorse dell’errore divenne furibondo e promise di trovare i piccoli umani per poi stritolarli. 

I bambini scapparono lontano finché venne mattino e, in un nascondiglio, si fermarono a fare un riposino. L’orco li seguiva veloce come il vento, con un passo pesante che incuteva grande paura. 

Pollicino, però, non si fece spaventare. Fece notare ai fratelli l’inutilità della fuga e restò nel nascondiglio.
Ebbe ragione di nuovo!

L’orco era grasso e fuori allenamento e si sedette per riposare fino ad addormentarsi. A quel punto Pollicino disse ai fratelli di andare verso casa mentre lui sarebbe andato dall’orco a sottrargli il suo gran tesoro.
Infatti, gli stivali dell’orco erano pieni d’oro e se prima erano enormi, una volta indossati da Pollicino, gli calzarono a pennello.

L’orco morì poco dopo. Intanto in quegli stivali magici c’era l’oro necessario a sfamare Pollicino e tutta la famiglia. I bambini non avrebbero più rischiato di essere abbandonati.

Quando un genitore abbandona i figli: uno sguardo costellativo

Prima di iniziare a sviscerare questa fiaba, voglio ricordarti una cosa molto importante.
In questo blog le cose vengono analizzate solo da un punto di vista animico e costellativo, non psicologico.

Questo lo premetto perché la fiaba inizia con un movimento forte che riguarda la decisione del padre di abbandonare i figli nel bosco. È mosso da sopravvivenza perché non può sfamarli né garantirgli un futuro e vede l’abbandono come unica possibilità per loro di riuscire in un qualche modo a cavarsela.

Da un punto di vista sistemico e animico possiamo considerare che l’anima di un genitore si muove per amore e quando i movimenti creano sofferenza bisogna valutare l’intero contesto genealogico, storico, culturale ed emotivo che li ha portati fin qui. 

Non parlo di vicende complesse ed estremamente dolorose, capiscimi, non è questa la sede. Ma vedo che questa fiaba inizia con dolcezza da un punto forte che è, appunto, questo abbandono che sa di “lasciare andare”. E allora ne approfitto per vedere meglio questo concetto.

Riflessione personale sull’abbandono

Se ci soffermiamo sulla parola “abbandono”, possiamo vedere in essa un elemento importante: “abban-DONO”. Ci parla, quindi, di DONI, risorse nascoste e opportunità.

Recentemente ho letto su Instagram il post della psicologa Stefania Signorile che diceva “nelle assenze paterne si trovano spesso le presenze più profonde, perché è nel vuoto che si scoprono le radici del proprio essere”.

Ecco, io credo che quel movimento del padre di Pollicino sia riassunto in questa frase.

Lasciandoli andare gli ha comunque dato un’opportunità, salvandoli da una morte per denutrizione.

Significato dei sassolini in Pollicino

Significato dei sassolini in Pollicino

È stato l’ultimogenito, Pollicino, ad udire la conversazione tra i genitori. Se dovessi pensare a questo movimento come a un passaggio costellativo, mi viene in mente quel sentire profondo, “di pancia”, intuitivo che non è spiegabile a parole e ci connette a mondi più sottili.

Anche il suo segnare la strada con i sassolini ci apre una riflessione costellativa molto profonda.
Bert Hellinger, padre fondatore delle Costellazioni Familiari, ha sempre interpretato i sassolini come aborti o bambini non nati del sistema familiare. Questo aspetto ci porta a due concetti costellativi importantissimi: “io ti seguo” e “vengo con te”.

La fiaba ci porta nel bosco, metafora dell’inconscio familiare, ed è lì che lo sguardo dei bambini si posa su quei sassolini-aborti creando un punto dove guardare.

Non si parla di un guardare visivo o oculare, ma di un guardare energetico, profondissimo che non è comprensibile al di fuori di una costellazione familiare

Cosa ci insegna la storia di Pollicino?

Siamo sempre mossi da qualcosa di più grande di noi e questo l’abbiamo visto quando ti ho parlato dei tre livelli di coscienza scoperti da Hellinger. Quel fattore di sopravvivenza menzionato nella fiaba è amore cieco che si attiva. È legato sempre a un bisogno di appartenenza al nostro clan di origine.
Ed è proprio per garantirci questa sopravvivenza, quindi, il nostro posto all’interno dell’albero che ci facciamo carico di energie, destini e dolori che non sono i nostri. Tentiamo di alleggerire il carico ai nostri antenati per garantirci il nostro posto. In realtà, quel posto è nostro di diritto poiché siamo stati concepiti all’interno di quell’albero.

Anche gli aborti fanno parte dell’albero e qui ti parlerò di loro come energie. Molto spesso vengono taciuti, quindi diventano segreti, così da creare delle esclusioni. Come abbiamo visto anche nella storia di Coco, l’esclusione spinge all’integrazione attraverso i discendenti. Questo perché la coscienza umana chiede ordine e quando c’è un’esclusione si crea un disordine che vuole essere sistemato.

“Io ti seguo” e “io vengo” con te sono concetti costellati vivi che ci indicano la nostra energia, la parte profondissima di noi, verso cosa si muove. In questo caso Pollicino segue gli aborti per una questione di sopravvivenza.

Probabilmente all’interno di quell’albero ce ne sono stati un certo numero, segretati ed esclusi. Magari c’è un dolore molto forte legato a queste perdite, a queste anime che sono arrivate ma se ne sono subito andate. Per amore cieco, Pollicino se ne fa carico e li segue al posto di qualche altro antenato.

Cosa ci insegna la storia di Pollicino?

Significato dell’Orco nella fiaba di Pollicino

Ognuno di noi è diverso e questo movimento può presentarsi in modi diversi.
Se ricordi, anche nella fiaba della bella addormentata nel bosco abbiamo individuato un movimento del tipo “io ti seguo”. Per amore cieco, Aurora segue la strega, la ex del padre, il quale evidentemente non riusciva a farsi carico di questa relazione precedente. Così, la figlia lo ha guardato inconsciamente e ha detto “lo faccio io al posto tuo”.

Si trattava di un irretimento, esattamente come nel caso di Pollicino.

La figura dell’orco in questa fiaba è stata interpretata in molti modo, personalmente mi ricorda molto quei problemi che si ripetono nel nostro quotidiano quando siamo irretiti. Ricordiamo, infatti, che Pollicino incontra l’orco la seconda volta che viene abbandonato. Quindi, parliamo di una ripetizione, un qualcosa che all’interno dell’albero genealogico è già accaduto o che comunque continua a ripetersi nella nostra vita.

Pollicino: pioniere genealogico e ordini dell’amore infranti

È proprio l’incontro con l’orco che fa sì che Pollicino riesca a recuperare il tesoro che garantirà la sopravvivenza a lui e alla sua famiglia. Lui senz’altro è un pioniere genealogico, chiamato a quest’albero proprio per spezzare questa “catena”. Non dobbiamo dimenticare, però, che si tratta pur sempre di un’infrazione gerarchica, cioè un ordine dell’amore sacro che è stato sovvertito.

Lui è il più piccolo della famiglia e risolve il problema dei grandi. Per questo, secondo me, il finale di questa fiaba andrebbe “costellato” per poter dare un senso di ordine e rimettere le cose al loro posto e far sì che tutto fluisca.

In effetti, se poniamo attenzione, le energie di aborti in un primo momento erano rappresentate dai sassolini mentre successivamente erano diventate briciole di pane. Questo cambiamento mi parla di guarigione: da una materia molto densa e dura passiamo a qualcosa di più piccolo e morbido. È un grandissimo movimento di guarigione però io sono un costellatore familiare, ho il Sole in Vergine e con l’ordine non scherzo. Nel caso di una persona andrei molto più in profondità fino a ristabilire completamente il flusso energetico.

E tu, ti sei mai fermata a osservare in quale direzione sta fluendo la tua energia attualmente?
Se vuoi possiamo farlo insieme. Scrivimi!

Disclaimer
Io sono un’operatrice olistica e mi occupo di spiritualità, energia e anima. Il mio lavoro si concentra esclusivamente su questi tre aspetti dell’essere umano.
Nessun servizio o percorso di cui parlo in questo sito sostituisce in alcun modo il lavoro medico sanitario o psicoterapeutico.

Sabina

Nella vita traduco Simboli e Metafore in parole semplici.

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