Ci stiamo avvicinando a Samhain e a quella che da noi si chiama “Festa di Ognissanti”.
Si tratta di un Sabbat dedicato a quel processo di morte e rinascita interiore che ci accompagnerà nudi dalla Crona, la donna saggia, verso quel letargo dell’anima che vivremo in inverno.
Presso tutti i popoli antichi si credeva che tra la notte del 31 ottobre quella dell’1 novembre il velo tra il mondo dei vivi e il mondo dei morti si assottigliasse. Questo permetteva ai nostri avi di viaggiare fino a noi e portarci le loro benedizioni. Questo viaggio è ben raccontato in Coco.
In questo articolo vorrei, invece, approfondire altri aspetti di questo contatto tra vivi e morti, ovvero:
– ciò che resterà di noi quando lasceremo il corpo,
– il perché l’arte funeraria sia utile come rituale di sepoltura ed elaborazione del lutto,
– lo sguardo dei vivi verso i morti che vediamo in costellazione.
Il legame tra Ossa e Anima: la connessione tra la vita e la morte
Quando Clarissa Pinkola Estès ci parla della Loba ce la indica come un altro modo per raccontare la strega, Lilith, colei che trasforma ed entra in contatto con i due mondi. Il suo compito è viaggiare nel deserto (luogo simbolico della nostra psiche, laddove sembra non accadere nulla mentre, in realtà, si preparano grandi movimenti) per raccogliere le ossa degli animali (simbolo di quell’energia che ci manca quando ci sentiamo scariche e lontane dalla nostra natura), ballarci sopra e riportarli in vita.
Tutto parte dalle ossa poiché nelle ossa risiede l’anima.
Questa era la credenza che Morena Luciani Russo ci riporta parlandoci delle sacerdotesse vissute tra Grecia e Albania, le quali durante certi rituali avevano il compito di riesumare i corpi, ripulire i teschi e riempirli di vino, così da usarli a mo’ di coppa.
Un altro utilizzo rituale delle ossa le vedeva come strumenti adatti a divinare.
Tutto questo ci risulta ancora più chiaro se comprendiamo che nei tempi antichi si riteneva che nelle ossa fosse registrata l’informazione più profonda di un individuo, quella struttura basica che sostiene ogni cosa.
Quando sogniamo avi che ci regalano ossa non è un brutto presagio: questi ci stanno offrendo benedizioni, chiavi di attivazioni e nuove possibilità.

Perché oggi temiamo di più la morte?
In tempi antichi i cimiteri non erano isolati in luoghi remoti alla periferia dei paesi. Erano posti quasi al centro della vita quotidiana, così da integrare la morte alla vita in modo fluido.
Oggi, invece, si è creata una scissione netta tra vita e morte che ci ha portati a temere oltre modo quest’ultima.
Una paura che si riflette anche nei confronti di tutti i cambiamenti che il nostro cervello vive come morti simboliche e che per questo vuole evitare. Sono proprio queste resistenze a impattare di più sui dolori e nodi energetici.
Ritualizzare il lutto
Vedere la sepoltura del corpo sottoterra (mondo dei morti) ci permette di iniziare ad elaborare il lutto. Per questo è un rituale che ci accompagna da secoli e che abbiamo scoperto essere diffuso anche tra gli animali.
Gli elefanti, ad esempio, seppelliscono i cuccioli che muoiono e si uniscono in cerchio a sostenere la madre con un gemito di dolore condiviso.
Tuttavia ci sono dei casi in cui non è previsto un funerale. Mi riferisco ad aborti (sul piano fisico) o grandi cambiamenti (a livello simbolico) che hanno un impatto importante sulle nostre vite.
A questo punto può essere utile ritualizzare tali eventi attraverso un funerale simbolico, al fine di rilasciare energie e blocchi energetici.

Il funerale e il suo significato per i vivi
Da quanto abbiamo visto, comprendiamo facilmente come il funerale serva ai vivi, non ai morti.
Si tratta di un rito che ci permette di elaborare il lutto e riconnetterci alla vita, pur onorando ciò che è stato. Di questo possiamo trovare prova nelle variegate tipologie di sepoltura in giro per il mondo.
Ad esempio, in alcune regioni del Tibet i cadaveri vengono lasciati in zone aperte per far sì che gli avvoltoi se ne cibino. Questo, secondo la tradizione, andrebbe a facilitare i cicli di reincarnazioni.
In altri paesi dell’Asia vengono, invece, affidati al mare.
Nonostante la sua importanza, non sempre può essere possibile partecipare al funerale di una persona cara. Magari perché ci sono interi continenti a dividerci oppure una malattia o una pandemia che ci impedisce di uscire di casa o, magari, veniamo a conoscenza del decesso solo mesi dopo.
Cosa accade in questi casi? Nulla. Stiamo nel sentire e accogliamo ciò che c’è così com’è.
Ti dico che quando mio zio ha lasciato il corpo io non ho presenziato né alla veglia, né al funerale e nemmeno sono andata al cimitero. La mia medianicità in certi contesti è complessa da gestire e per com’erano le mie dinamiche di agorafobia ai tempi sarebbe stato troppo complesso.
Quindi, sono rimasta a casa e ho ritualizzato diversamente.
Arte funeraria: onorare e proteggere i defunti
Se pensiamo ai cimiteri che troviamo nel nostro paese, in Francia e nell’Europa dell’Est vediamo come siano pieni di opere d’arte fatte in marmo o in altri materiali meravigliosi. Possono raffigurare busti, angeli o oggetti che il defunto apprezzava quando era in vita.
Queste hanno principalmente due funzioni, oltre quelle estetiche:
- rendere onore,
- fare da guardiani dei morti.
Rendere onore significa onorare ciò e chi è stata quella persona, riconoscendogli un posto.
In questo modo agiamo in accordo con il primo ordine dell’amore sacro scoperto da Hellinger, permettendo all’energia di fluire in modo armonico.
I guardiani dei morti sono coloro che si occupano delle anime dei defunti quando lasciano il corpo.
Quando a morire è una persona a noi molto cara è estremamente complesso lasciarla andare. Questo accade un po’ perché non abbiamo una buona cultura della morte e un po’ perché non tutti conosciamo i meccanismi di incarnazione o “disincarnazione” delle anime. Quindi, l’idea che il nostro caro venga accompagnato ci fa stare bene e portare questo accompagnatore nella materia ci aiuta a farlo divenire realtà.

Ritualizzare il lutto per un figlio non nato: dare forma a un Guardiano dei Morti
Utilizzando nomi di fantasia, ti racconto la storia di Vittoria e del lutto per Paola, sua figlia, avvenuto al sesto mese di gravidanza.
Vittoria è venuta da me dopo aver fatto molti ottimi percorsi di guarigione di ogni genere, sia di natura spirituale che di natura psicologica. Quello su cui vuole lavorare è l’origine genealogica della sua ansia e, quindi, abbiamo iniziato a lavorare sul disegno dell’albero.
Al nostro terzo incontro ho notato un movimento nel disegno che ho ritenuto opportuno ritualizzare.
Vittoria ha come secondo nome Anna e aveva voluto dare lo stesso secondo nome anche a sua figlia Paola. Quando ho visto i nomi scritti sull’albero (Vittoria Anna e Paola Anna) ho letto quel movimento come “una parte di me viene con te”.
Il movimento primigenio di una madre è il prendersi cura della prole, quindi possiamo vederlo come fisiologico. C’è molto amore in questo gesto che, però, al contempo, ha depotenziato Vittoria, impedendole di stare bene.
Quindi, abbiamo deciso di ritualizzare: l’ho esortata a prendere un panetto di Das o creta e, senza pensarci troppo, plasmarlo così da dare forma a un qualcosa che per lei rappresenti un guardiano dei morti. L’obiettivo è stato trasmettere questo messaggio: “caro guardiano, la proteggi tu al posto mio”, così da creare un nuovo equilibrio.
Dopo aver terminato il monile, è andata al cimitero a portarlo sulla tomba di Paola. Piano piano l’ansia si è ridimensionata, è arrivata una nuova leggerezza e un nuovo punto d’inizio nella sua vita.
I Guardiani dei Morti in costellazione, ovvero i cosiddetti Vampiri Energetici
Le Costellazioni Familiari sono quello strumento potente che ci permette di vedere da molto vicino quanto il velo tra i due mondi sia ancora più sottile di quel che crediamo.
Hellinger ci diceva che quando accendiamo una candela per onorare un avo, in quell’istante lui è lì con noi.
Con tutte le mie esperienze medianiche non posso negartelo.
Quello che molti di noi non sanno è che esistono delle persone che sono dei Guardiani dei Morti in vita.
Cioè, vivono guardando i morti. Queste persone spesso hanno un campo energetico pesante e stargli vicino può essere estenuante, snervante e sfinente.
Sono completamente irretiti con i morti, tanto da nutrirli risucchiando energie ai vivi. Ecco da dove nasce il mito del Vampiro che succhia sangue (energia vitale).
Potremmo pensare a Pollicino che si occupa di bambini non nati, seguendoli, oppure a Peter Pan con i bambini sperduti. Ma non è detto che questo movimento sia diretto solo verso i bambini, potrebbe esserci irretimento verso qualunque membro dell’albero.
Quando viene messa in scena la costellazione, chi è irretito con un defunto orienta sempre il proprio sguardo verso il pavimento che, durante il rito costellativo, rappresenta il mondo dei morti.
Come si arriva a questo punto? Attraverso gerarchie infrante. L’obiettivo delle costellazioni è individuarle e riprogrammarle. Se vuoi, possiamo farlo insieme. Scrivimi!
