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Oggi sono qui per riportarti nel sacro mondo delle fiabe. Viaggeremo nel libro “Donne che corrono con i lupi” di Clarissa Pinkola Estés che, attraverso vari racconti e fiabe, ci mostra il lato selvaggio della psiche femminile. Se mi segui da un po’ sai quanto amo questo libro ed è a partire da questo amore che ho deciso di “portare” la visione della Donna Selvaggia nell’albero genealogico.

In termini di costellazioni familiari, una fiaba in particolar modo mi ha attivato una riflessione che condivido qui con te. Si tratta di “La fanciulla senza mani”, tratta da “Donne che corrono con i lupi”.

Se conosci la fiaba puoi cliccare qui e andare direttamente alla mia lettura in chiave costellativa, altrimenti mettiti comoda che te la racconto io.

Trama fiaba “La fanciulla senza mani” di Clarissa Pinkola Estés

C’era una volta un uomo che possedeva una grande pietra per macinare il grano per gli abitanti del villaggio. Erano tempi duri per il mugnaio, al quale non erano rimasti che la macina e un grande melo fiorito dietro il mulino.

Un giorno, mentre con la propria ascia dal filo d’argento tagliava i rami secchi degli alberi, spuntò uno strano vecchio. “Non c’è alcun bisogno di torturarsi spaccando legna”, lo lusingò il vecchio. “Ti farò ricco se solo mi darai ciò che si trova dietro il tuo mulino”.

“Cosa c’è dietro il mio mulino se non il melo fiorito?” pensò il mugnaio e accettò il baratto proposto dal vecchio.

“Fra tre anni verrò a prendere quel che è mio” ridacchiò lo straniero e zoppicando sparì nel fitto degli alberi.

Mentre ritornava a casa, il mugnaio incontrò la moglie sul sentiero che gli disse: “Marito, marito mio, a mezzogiorno nella nostra casa è arrivato un orologio nuovo e bello, le sedie rustiche sono state sostituite da sedie ricoperte di velluto, la povera dispensa è ora piena di selvaggina, casse e bauli che traboccano di delizie e ricchezze. Dimmi, ti prego, come è potuto accadere tutto ciò?”.
In quel preciso istante le sue dita si ornarono di anelli d’oro e i suoi capelli si raccolsero con un cerchietto d’oro.

Con meraviglia, il mugnaio vide i propri vestiti consunti tramutarsi in abiti e calzature bellissime e pregiate. Così iniziò a raccontare “Nel bosco ho incontrato uno strano tipo coperto da un oscuro mantello che mi ha promesso grandi ricchezze in cambio di ciò che sta dietro il mulino. Per certo, moglie mia, possiamo piantare un altro melo”.

“Oh, marito mio”, gemette la moglie improvvisamente terrorizzata. “L’uomo dal mantello nero era il demonio, e dietro il mulino c’è l’albero, certo, ma poco fa c’era anche nostra figlia intenta a spazzare il cortile con una ramazza di salice”.

E così i genitori corsero a casa e piansero amare lacrime su tutti i loro fronzoli.

Intanto il tempo passava e la figlia rimase senza maritarsi per tre anni. La sua indole era come le prime dolci mele della primavera. Il giorno in cui il diavolo venne a prenderla, lei fece il bagno, indossò un abito bianco e restò nel cerchio di gesso che si era disegnata attorno. Quando il diavolo volle afferrarla una forza invisibile lo scaraventò oltre il cortile.

Allora il diavolo urlò “non dovrà mai più fare il bagno altrimenti non potrò avvicinarmi a lei”. E così passarono alcune settimane e la fanciulla non fece più il bagno. I suoi capelli divennero tutti arruffati, le unghie si annerirono e la pelle divenne grigia e perfino gli abiti si indurirono a causa della sporcizia.

Allora, il diavolo tornò. Ma la fanciulla si mise a piangere e le lacrime, scivolando attraverso le dita e lungo le braccia, la lavarono rendendola di nuovo bianca e pura

Il diavolo, allora, montò in collera e disse “tagliatele le mani altrimenti non potrò avvicinarmi a lei”. Il padre era sconvolto dall’orrore “Vuoi che tagli le mani di mia figlia?”. Il diavolo, allora, lo minacciò con queste parole “tutto qui morirà, anche tu, tua moglie e  tutti i campi qui intorno”.

Il padre fu così terrorizzato che obbedì e, chiedendo perdono alla figlia, prese ad affilare la sua accetta dal filo d’argento. La figlia si rassegnò e disse “sono tua figlia, fa’ come devi”. Così terminò la vita della fanciulla come lei l’aveva conosciuta.

Quando il diavolo tornò, la fanciulla aveva pianto così tanto che i monconi a lei rimasti erano di nuovo puliti. Il diavolo, così, venne di nuovo lanciato oltre il cortile quando cerco di afferrarla. Imprecando con parole che accesero piccoli incendi nel bosco, il diavolo scomparve per sempre poiché aveva capito di non aver più alcun diritto su di lei.

I genitori erano ormai molto anziani e non potevano che lasciare alla figlia un castello di grande bellezza e ricchezza dove trascorrere il resto della vita. La figlia, però, disse che avrebbe preferito fare la mendicante e dipendere dalla bontà altrui per il proprio sostentamento. E, così, le avvolsero le braccia in una garza pulita e all’alba si allontanò dalla vita che aveva sempre conosciuto.

Camminò a lungo, la calura fece sì che il sudore incollasse la sporcizia sulla sua faccia e il vento le scarmigliò i capelli che ora assomigliavano più ad un nido di cicogna.
Nel pieno della notte arrivò nei pressi di un frutteto reale ma non poteva entrarvi perché era circondato da un fossato. 

All’improvviso, però, un fantasma bianco apparve e sollevò la paratoia, così il fossato si vuotò.

La fanciulla camminò tra i peri e, notando la perfezione dei frutti, immaginò che ci fosse un custode a prendersene cura. Mentre faceva questi pensieri, un ramo si piegò così tanto che la fanciulla senza mani poté raggiungere una pera e mangiarla a morsi. 

Il giardiniere vide tutto ma riconobbe la magia dello spirito che custodiva la fanciulla e non intervenne. Quando ebbe finito di mangiare quell’unica pera la fanciulla attraversò il fossato e andò a dormire al riparo degli alberi. La mattina successiva il re arrivò per contare le sue pere e scopri che ne mancava una. Quando venne interrogato, il giardiniere spiegò “la notte scorsa due spiriti prosciugarono il fossato, entrarono nel giardino mentre era alta la luna e una fanciulla senza braccia mangiò la pera che si offrì spontaneamente a lei.”

Il re disse che quella notte avrebbe vegliato lui stesso al frutteto, insieme al giardiniere e ad un mago che sapeva parlare agli spiriti.
A mezzanotte la fanciulla arrivò fluttuando dal bosco: indossava vecchi stracci sporchi, aveva i capelli arruffati e il volto striato le braccia prive di mani. Accanto a lei, come a guidarla, c’era uno spirito bianco.

Entrarono nel frutteto e, come accaduto la sera precedente, un albero gentilmente piegò un ramo per offrire una pera alla fanciulla. Il mago, allora, provò ad avvicinarsi e chiese alla giovane “sei di questo mondo o non di questo mondo?”
E lei rispose “un tempo ero del mondo e ciò nondimeno non sono di questo mondo”.

Il re chiese al mago “Quindi, è un essere umano o uno spirito?”.
Il mago disse che era entrambe le cose. 

Il cuore del re ebbe un sussulto e così il sovrano corse verso di lei e le disse a gran voce “non ti abbandonerò, da oggi in poi mi prenderò cura di te”

Fece fare per lei due mani d’argento che furono fissate alle sue braccia e fu così che il re sposò la fanciulla senza mani.

Dopo qualche tempo il re dovette muovere guerra a un regno lontano e chiese alla madre di prendersi cura della sua giovane regina poiché la amava con tutto il cuore.
E si raccomandò “se darà alla luce un bambino, inviami immediatamente un messaggio”.

La giovane regina diede alla luce un bel bambino e la madre del re inviò subito un messaggio per dargli la buona notizia. Lungo la via il messaggero si sentì stanco e insonnolito e cadde in un sonno profondo accanto alla riva di un fiume. Il diavolo spuntò da un albero e cambiò il messaggio, dicendo che la regina aveva partorito un bambino che era per metà cane.

Il re rimase sconvolto e ciò nonostante invio un messaggio in cui diceva di amare la regina e di prendersi cura di lei in quel terribile momento. L’uomo che portava il messaggio di nuovo arrivò al fiume e, sentendosi appesantito, cadde in un profondo sonno vicino all’acqua. Il diavolo allora cambiò nuovamente il messaggio trasformandolo in “uccidi la regina e il suo bambino”.

La vecchia madre rimase sconvolta dalla richiesta e inviò un altro messaggero per chiedere conferma dell’ordine. I messaggeri andarono e tornarono, sempre addormentandosi in riva al fiume in modo che il diavolo potesse cambiare i messaggi rendendoli sempre più terribili. Nell’ultimo arrivò ad aggiungere “conserva la lingua e gli occhi della regina come prova della sua morte”.

La vecchia madre non se la sentiva di uccidere la dolce giovane e sacrificò una daina e ne prese la lingua e gli occhi. Poi, aiutò la fanciulla a fuggire per salvarsi la vita.
La giovane regina vagò finché arrivò alla più grande e selvaggia foresta che avesse mai visto. Qui, all’imbrunire, riapparve lo spirito bianco che la guidò fino a una povera locanda tenuta da gentili abitanti del bosco. Una fanciulla con l’abito bianco fece entrare la regina e la chiamò per nome. “Come fai a sapere che sono una regina?” domandò la fanciulla. “Noi che siamo del bosco seguiamo queste cose, mia regina. Ora riposa”.

Così la regina rimase per 7 anni alla locanda ed era felice con il suo bambino. Pian piano le sue mani ripresero a crescere, prima come piccole mani di bambina, rosee come le perle, poi come mani di ragazza e, infine, come mani di donna.

Intanto il re tornò dalla guerra e la vecchia madre gli domandò piangente “perché mai hai voluto che uccidessi due innocenti?”. E gli mostrò gli occhi e la lingua.

Udendo la terribile storia, il re vacillò e pianse un pianto inconsolabile. La madre vide il suo dolore e gli confessò che erano gli occhi e la lingua di una daina. La regina e il suo bambino erano fuggiti nel bosco.

Il re decise di partire immediatamente, senza mangiare né bere, pronto a viaggiare fino in capo al mondo per ritrovarli. Per 7 anni continuò a cercare, le sue mani divennero nere, la barba scura come torba e gli occhi cerchiati di rosso. Per tutto quel tempo non mangiò ma una forza più grande di lui lo aiutava a vivere. Alla fine giunse alla locanda tenuta dagli abitanti del bosco, la donna in abito bianco lo fece entrare e lui si sdraiò stanco. La donna gli pose un velo sulla faccia e lui si addormentò.

Al suo risvegliò il velo gli scivolò dalla faccia e trovò accanto a sé una bellissima donna e un bambino stupendo che lo guardavano. “Io sono la tua sposa e questo è tuo figlio”. 

Il re avrebbe voluto crederle ma aveva visto che la fanciulla aveva le mani.
La donna gli raccontò che le mani le erano cresciute e la donna con l’abito bianco portò le mani d’argento che erano state conservate come un tesoro. Il re, allora, si levò e prese tra le braccia la regina e suo figlio e quel giorno ci fu grande gioia nel bosco.

Tutti gli spiriti e gli abitanti della locanda parteciparono a uno splendido banchetto. Poi il re e la regina e il bambino tornarono dalla vecchia madre e festeggiarono nuovamente le loro nozze. Ed ebbero molti altri bambini che raccontarono questa storia a centinaia di altri che raccontato questa storia a centinaia di altri così come voi siete tra le altre centinaia a cui io l’ho raccontata.

Lettura simbolica del padre mugnaio nella Fanciulla senza mani  

Lettura simbolica del padre mugnaio nella Fanciulla senza mani  

I protagonisti della fiaba sono il padre mugnaio, la madre che si occupa della casa e la figlia. Il padre lavora il grano che simbolicamente è associato sia alla Dea Madre (per via della connessione con il mito di Demetra) che al Padre (poiché il grano nasce da madre-terra e cresce verso padre-cielo). 

Troviamo anche un melo che, come ti dicevo qui, ha molteplici significati tra cui la connessione con la vulva e il suo potere iniziatico. Pensa, infatti, alla storia di Eva dove il frutto fu il tramite dalla vita eterea a quella terrena.
O, ancora, può raccontarci un inganno, come accadde con Biancaneve e la strega.

Il vecchio signore apparve quando il mugnaio stava potando rami con l’accetta “dal filo d’argento”. Questa, per colore e simbologia, ci connette alla luna, quindi al lignaggio femminile. 

Il mugnaio porta, quindi, già in sé la scintilla trasformativa che si evince dal suo tramutare il grano in farina e tagliare i rami secchi degli alberi. Quest’ultimo è un aspetto sul quale vale la pena soffermarsi.

Quando mi trovo di fronte ad alberi genealogici disegnati con troppi rami, molto spesso mi accorgo che la persona che ho davanti tende a perdersi in vortici di pensieri. In quei casi potare vuol dire tornare a sé.

Il diavolo come attivatore di irretimenti genealogici

Il padre stava in qualche modo maneggiando l’albero, quindi le cose di famiglia, ed è lì che apparve il vecchio signore che poteva avere le sembianze di un saggio ma altro non era che il diavolo. 

Se qui ti ho parlato di lui in chiave tarologica, ora userò poche righe per raccontartelo in chiave genealogica: rappresenta i fattori scatenanti che attivano gli irretimenti, i patti inconsci, le fedeltà agli avi e al lignaggio sistemico.

Quando il diavolo chiese il baratto al padre, quest’ultimo pensò al melo ma non vide la figlia presente lì accanto. Questo è un bug sistemico, letteralmente un movimento sistemico che si attiva, offusca la vista e crea confusione. Lì c’è un movimento energetico connesso al destino di qualche altra anima, in questo caso la figlia, che, come movimento evolutivo, deve fare dei passi indipendentemente dal fatto che noi li giudichiamo “bene” o “male”.

Fiabe e Tarocchi: la connessione tra Carte e simbolismi sistemici  

Questa parte della fiaba per Clarissa P. Estés rappresenta il momento in cui noi donne cediamo o barattiamo “la nostra vita sapiente per qualcosa di più misero” che può sembrarci un grande affare ignorando il malessere che ci procurerà. 

Per me, in chiave costellativa, questa fase mi riporta agli incantesimi genealogici.
Per tradurteli in parole semplici, altro non sono che quelle frasi e convinzioni dei nostri antenati che il secondo livello di coscienza del nostro albero ha letto come vere e proprie maledizioni.
Qui uso una parte della mia storia umana per spiegarti in modo ancora più pratico il concetto.

È molto interessante anche che il Signor Diavolo dica “Fra tre anni verrò a prendere quel che è mio”. Il tre nel seme di Spade dei Tarocchi ci racconta il dolore della separazione dalla madre-fonte creatrice e il modo in cui lo dice mi porta alla memoria uno o più avi che celano segreti.

Fiabe e Tarocchi: la connessione tra Carte e simbolismi sistemici  

I racconti genealogici sull’abbondanza

La ricchezza che ha iniziato ad apparire in casa dopo il patto-baratto mi parla della convinzione che l’abbondanza sia connessa a qualcosa di impuro, come il diavolo.
Questo se vogliamo vederne l’aspetto depotenziante.

Ma se volessimo vedere quello potenziante mi tornano in mente i lavori di ridisegno dell’albero genealogico. Capita, infatti, che dopo aver letto e studiato il primo disegno chiedo di disegnarne un altro secondo le mie linee guida costellative. E quando questo disegno viene attivato, nella vita iniziano ad accadere cose, come maggiore leggerezza (l’orologio più bello sulla parete), chiarezza (le sedie rustiche sono state sostituite da sedie ricoperte di velluto), spazio (la povera dispensa è piena di selvaggina), calma (casse e bauli traboccano) e via dicendo.

Simbologia del cortile e del salice nella fanciulla senza mani

La figlia sta spazzando il cortile con una ramazza di salice e noi dobbiamo osservare sia il concetto di cortile che la simbologia del salice. 

Il primo rappresenta la parte conscia di noi, quel 20% che vediamo nitido e che spesso in termini genealogici si ricollega a quella parte di sistema familiare che abbiamo di fronte ai nostri occhi: genitori, zii, nonni, prozii e, forse, bisnonni. 

Per quanto riguarda il Salice, amo profondamente la visione che ce ne dà la dottoressa Stefania Piloni nel libro “Le piante ci parlano” dicendoci che è una pianta lunare con fiori maschili e femminili ed è tra le piante medicinali più importanti per la creazione di antinfiammatori. Il suo nome inglese è Willow che si ricollega al femminile magico connesso alla strega, agli incantesimi e al concetto di vita-morte-vita della triplice dea. Se noti, infatti, le parole Willow (salice) e Witch (strega) condividono la stessa radice.
La cosa potente, a mio avviso, è che questa pianta non trattiene l’energia, ma la trasforma nella sua essenza di cura.

Alla luce di queste nuove informazioni possiamo vedere con occhi nuovi il gesto della fanciulla di pulire (togliere i detriti energetici) il cortile (la parte del sistema che vediamo) con la ramazza di salice (che lenisce il dolore connesso alla tramutazione).

E, infine, vediamo come sia stata la moglie, quindi il femminile, la parte intuitiva, a riportare il marito, ovvero il maschile e la parte logica, alla realtà dei fatti, svelando la natura di quel vecchio signore. Quel patto-baratto era, in realtà, un’attivazione sistemica.

Il taglio delle mani come passaggio sistemico

La purezza e il gesso (energia cristica connessa alla vita) tennero lontano il diavolo.
In questa parte della fiaba vedo la discendente che cerca in qualche modo di sottrarsi a un meccanismo genealogico che la richiama a sé mediante la fedeltà. 

La paura dei genitori (che rappresentano le loro energie che ci vivono dentro) è connessa alla sopravvivenza: se non accetto e non cedo alle leggi del mio sistema potrò appartenervi ugualmente? La mia sopravvivenza sarà garantita?

Per adempiere e sopravvivere si attivò una trasformazione da fanciulla pura a bestia, sporca e irriconoscibile. Solo il pianto (meccanismo di rilascio e pulizia energetica) pulì la sporcizia e fece in modo che il meccanismo non si attivò, almeno non del tutto. 

Il pianto pulì le mani, connesse al dare e ricevere. E il diavolo chiese al padre di tagliarle.
Qui vediamo come la separazione e sconnessione dalla vita è il racconto di qualcosa che si interrompe e non fluisce finché non verrà, poi, ripristinato.

Per convincere il padre, il diavolo-meccanismo sistemico fece leva sulla paura della morte: fu per sopravvivenza che il padre accettò. Il taglio venne fatto con l’accetta dal filo d’argento, sempre connessa alla rigenerazione e al potere della Dea di cambiare forma e rinascere. Infatti “Così terminò la vita della fanciulla quale lei l’aveva conosciuta”.

Scelta dell’esilio e perdita simbolica nella genealogia femminile

Il pianto della fanciulla mi racconta la tristezza e il dolore che rimane incastonato tra le varie generazioni. Quel taglio netto che lasciò i polsi liberi aveva fatto sì che questo dolore antico si liberasse.

Sento attiva anche la convinzione del “se io perdo cose-oggetti-persone-parti di me il diavolo-concetto mi lascia stare”. Anche se perdere non è un passaggio piacevole, in questo caso potrebbe essere visto come salvifico e come messa in sicurezza da ciò che viene letto come Diavolo.
Credo proprio che questo sistema familiare sia in corto circuito con la perdita in sé.

La pulizia continua della fanciulla che spinse il diavolo oltre il cortile (parte conscia del sistema; quindi anche il diavolo stesso arrivava da molto più lontano in termini di generazioni) e a perdersi nel bosco (inconscio familiare) facendosi sentire con piccoli incendi (rabbia) ci mostra come la fanciulla sia il pioniere di quest’albero.
È letteralmente la pecora nera della famiglia, colei che cambia le sorti di un lignaggio che si protrae da tante generazioni.

Nonostante tutto, la protagonista rimase salda in sé e questo fece perdere al diavolo parte del potere.

Il castello offertole dai genitori rappresenta quella parte della psiche lontana dalla natura selvaggia. Nonostante il padre e la madre (genitori protettivi) le avessero proposto di vivere lì, nella bellezza e nel comfort apparenti, la fanciulla scelse di andare altrove. 

Il mendicare ci ricorda la disconnessione di questo sistema dall’abbondanza (madre).
Ciò mi porta a chiedermi: ci sono state madri morte presto? Non sappiamo. Magari è solo una perdita simbolica.

Simbologia del cortile e del salice nella fanciulla senza mani

Simbolismo della cicogna e della pera nella fanciulla senza mani

La fanciulla si allontanò dal conosciuto per seguire la sua anima. Così facendo, i capelli divennero come un nido di cicogna (vita-nascita), qualcosa che ci riporta alla capacità di curare nuovi semi e progetti.

La notte può raccontare un periodo di buio apparente che precede una rinascita fisiologica poiché nella notte risplende la luna-Grande Madre. È di notte che la fanciulla arrivò al frutteto, parte di sé ricca di idee, risorse e talenti.

Il fossato che proteggeva il frutteto era una protezione e lo spirito bianco è quel movimento sistemico fatto di avi che ci amano e che ci chiedono di interrompere le fedeltà. Un albero che resta sempre così com’è finisce con il fossilizzarsi e morire, mentre il portare nuovi racconti garantisce vita e sopravvivenza.

È stata l’energia della luna, quindi la forza delle ave, a guidarla verso la pera, simbolo di fertilità e purezza del femminile. Ci racconta un frutto non contaminato dal racconto genealogico e il nutrirsene racconta l’introiettare nuove informazioni. 

Il re come forza interiore che spezza incantesimi sistemici

Il giardiniere era il guardiano del frutteto e di questa figura te ne ho parlato qui quando ti ho raccontato la cura nell’arte funeraria.

Lasciò passare la fanciulla perché credo avesse compreso che stesse viaggiando verso il suo posto nel mondo, lasciando andare ciò che è stato (fedeltà) per accogliere ciò che è. Nonostante le pere fossero sorvegliate, lei mangiò lo stesso perché sentiva essere necessario attivare quell’energia del re, il proprietario del frutteto. 

Il re è la parte pionieristica, l’evoluzione del principe azzurro, ma non da intendersi come il primo che passa per strada e ci sgrava dai nostri guai. È la parte forte e sana di noi, quella più connessa alla nostra natura che ci dà la forza di spezzare catene e incantesimi per, poi, vivere la nostra verità.

Unione simbolica tra maschile e femminile nella fiaba

Il giardiniere-guardiano avvisò il re-pioniere che portò con sé il mago per comunicare con la fanciulla, colei che rispetto al sistema aveva un nuovo codice interiore.

Da questo contatto si attivò un’unione simbolica tra maschile e femminile interiore, come accade naturalmente nel Salice. 

Ciò potrebbe anche raccontare che la fanciulla abbia spezzato (mani tagliate) un incantesimo legato alle relazioni e a come sono state viste nel suo albero genealogico. Il re a questo punto diventa una nuova immagine di maschile, visto e raccontato in maniera differente.

Ma questo lo approfondiremo nel prossimo articolo. 

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Disclaimer
Io sono un’operatrice olistica e mi occupo di spiritualità, energia e anima. Il mio lavoro si concentra esclusivamente su questi tre aspetti dell’essere umano.
Nessun servizio o percorso di cui parlo in questo sito sostituisce in alcun modo il lavoro medico sanitario o psicoterapeutico.

Sabina

Nella vita traduco Simboli e Metafore in parole semplici.

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