Rieccomi pronta a portarti con me nel mondo delle fiabe e svelarti la versione costellativa di un grande classico. Ricordiamo tutti quella bambina dal cappuccio rosso e quel lupo che viene ucciso, poi, dal cacciatore.
Probabilmente questa fiaba non ha bisogno di essere riassunta, ma lo faccio volentieri, così da riportare alla mente anche i piccoli dettagli.
Infatti, si tratta di una fiaba controversa, ricca di elementi che ci aprono scenari che sanno essere crudi e impattanti, ma è una strada che vale la pena percorrere.
Di versioni ce ne sono diverse, io ho scelto quella presente nel mio libro preferito e te la riporto qui sotto. Se, invece, vuoi andare direttamente alla traduzione simbolica clicca qui.
Fiaba completa Cappuccetto Rosso
In un villaggio nel cuore di una foresta secolare, viveva con la sua mamma una bambina. La loro casetta era isolata e circondata da prati fioriti. Poco distante da loro abitava la nonna, una vecchietta che adorava la sua nipotina e per il suo settimo compleanno le aveva regalato una mantella con un cappuccio rosso. Alla piccola piacque molto il nuovo abito e da quel giorno non smise mai di indossarlo. Tutti gli abitanti del villaggio decisero, così, di chiamarla Cappuccetto Rosso.
Nel paese tutti amavano la bambina e chiunque avesse avuto bisogno di un favore si rivolgeva a lei. Servizievole e gentile con tutti, non diceva mai di no. Quando la mamma stava poco bene, toccava a lei fare il pane e preparare le focacce nonostante arrivasse a malapena al tavolo dove impastare (doveva salire su una seggiola per raggiungerlo)
Ogni mattina andava nel bosco per incontrare i suoi amici. Chiedeva agli uccellini quanto mancasse allo schiudersi delle uova. Si informava se i suoi amici avevano cibo a sufficienza, se la zampa dello scoiattolo era guarita e se i leprotti avevano smesso di fare i dispetti al vecchio riccio. Per tutti aveva una buona parola e tutti erano felici di vederla e raccontarle le proprie vicissitudini.
Una mattina di primavera Trottolino, il coniglietto, arrivò alla casetta di Cappuccetto Rosso tutto trafelato. ‘Mi manda tua nonna’ disse ‘è a letto con la tosse e ha terminato le provviste’. Poi, dopo aver battuto tre volte la zampa per terra (che significava ‘bisogna far presto’), scomparve nel bosco. La mamma preparò con cura un cestino colmo di buone cose e un vasetto di sciroppo per la tosse e la bambina, con il suo cappuccio rosso, si incamminò. ‘Ti raccomando’ disse la mamma ‘porta tutto questo alla nonna e non ti fermare per la strada, non vorrei che tu facessi dei brutti incontri’.
Cappuccetto Rosso fu felice di fare una bella passeggiata di un paio d’ore e, allegra come un vispo passerotto, si mise in marcia. Pochi minuti dopo già non era più sola. Timo il cerbiatto uscì subito dal bosco e le si affiancò. Pussy, il leprotto, non volle essergli da meno e si mise a seguire la bimba cantando e danzando da un cespuglio e l’altro. A completare il gruppo ci pensavano gli uccellini che si posavano sul cesto di Cappuccetto Rosso beccando qualche briciola della focaccia destinata alla nonna.
La piccola comitiva era in marcia da un’ora quando Cappuccetto Rosso decise di fermarsi in una radura per raccogliere fiori. ‘Ora’, disse rivolta ai suoi amici, ‘ritornate a casa senza far storie perché le vostre mamme potrebbero stare in pensiero’. A malincuore e con un po’ di broncio, Timo il leprotto e gli uccellini ripresero la strada del ritorno lasciando sola la bambina. Aveva già composto un bel mazzo di margherite e narcisi quando udì poco distante un pianto disperato. Si volse e vide lo scoiattolo Nocino in lacrime: ‘aiutami Cappuccetto Rosso’, diceva l’animaletto,Nocciola ha scoperto dove nascondo le mie provviste per l’inverno e se tu non mi aiuti quel birbante finirà per divorarle tutte’. Per consolarlo, Cappuccetto Rosso lo prese fra le braccia promettendogli di aiutarlo. La tana di Nocino era poco distante ma, per raggiungerla, la bambina dovette arrampicarsi con fatica su un grosso pino.
Appena potè affacciarsi sulla piccola tana, capì subito che Nocciola aveva mangiato tutte le provviste ed ora se ne stava con il pancino dolorante sotto un vecchio tovagliolo. Cappuccetto Rosso lo rimproverò duramente ma poi, visto che il poveretto era febbricitante, gli somministrò un paio di cucchiai della medicina destinata alla nonna. “Questa sera ripasserò di qui”, disse la bambina, “e se ti sentirai meglio, per punizione, raccoglierai tante noci e nocciole quante ne hai rubate a Nocino. D’accordo?’. Nocciola abbozzò un sorriso che voleva dire ‘ok’.
Cappuccetto Rosso riprese la sua strada lasciando Nocino soddisfatto per la soluzione del suo problema. Arrivata dove il bosco era più scuro a causa della vegetazione fittissima vide acquattato tra l’erba un grosso lupo blu immobile. Il cuore le si fermò un attimo per lo spavento ma si rassicurò quando il lupo cominciò a parlare con un tono di voce dolce e gentile. ‘Dove vai bella bambina?’ chiese il lupo. ‘Vado dalla nonna perché è malata ed è sola’ rispose Cappuccetto Rosso. ‘E dove abita la tua nonnina?’, aggiunse il lupo. ‘Oltre il bosco’ rispose l’ingenua fanciulla. ‘Con la nonnina e con la nipote pranzo e cena oggi sono assicurati’ pensò il furbo lupo.
Poi aggiunse ‘raccomanda alla tua nonnina di guarire presto e portale questo fiore, è un omaggio personale’. Senza aggiungere altro, con quattro salti, scomparve tra il fogliame.
Cappuccetto Rosso un po’ stupita riprese lentamente il cammino ma il furbo lupo, con una corsa sfrenata, era già arrivato nelle vicinanze della casa della nonna. Per non farsi riconoscere e poter entrare nella casa, raccolse un grosso mazzo di fiori e se ne pose uno enorme in testa con la speranza di assomigliare a Cappuccetto Rosso e fare in modo che la nonna si accorgesse il più tardi possibile di avere di fronte un lupo.
Cappuccetto Rosso entrò e, dopo aver posato il cestino sul tavolo, si avvicinò alla “nonna’”. ‘Come ti senti nonnina?’ chiese la bambina. Il lupo a tale domanda cominciò a muoversi piuttosto goffamente nel letto, scoprendo le zampe. A tale vista Cappuccetto Rosso non potè fare a meno di osservare ‘nonna che braccia lunghe hai.’ ‘Per abbracciarti meglio, cara’ disse il birbante, tirandosi la coperta sotto il mento e scoprendo le zampe. ‘Ma nonna, che gambe lunghe hai’. ‘Per correre meglio, bambina mia’ disse il lupo con una smorfia. ‘Ma nonna, che bocca grande hai’ aggiunse Cappuccetto Rosso. A questo punto il lupo perse la pazienza, gettò lontano le coperte e con un balzo fu sopra Cappuccetto Rosso. Spalancò la sua enorme bocca e in un baleno la divorò.
Il lupo blu finalmente sazio si spogliò da quelle ridicole vesti che lo ricoprivano e si abbandonò ad un sonno profondo. Qualcuno, però, si stava preoccupando per il ritardo di Cappuccetto Rosso. Lo scoiattolo Nocciola la attendeva impaziente per ricevere la sua medicina e, poiché le ore passavano e nessuno si faceva vivo, si decise ad avvertire il leprotto Pussy e il cerbiatto Timo che a loro volta si misero in cerca di Tobia, il cacciatore. ‘Il lupo’, urlo Tobia, ‘sono certo che qui c’è lo zampino di lupo blu, sono più di dieci anni che gli do la caccia ma ora non mi sfuggirà. Guai a lui se ha fatto del male a Cappuccetto Rosso e alla mia amica nonna Lucia’.
Per la verità, Tobia, malgrado le arie che si dava, non era affatto coraggioso e in vita sua aveva cacciato solo le mosche dal naso. Timo e gli altri animali lo sapevano e decisero di accompagnarlo nella sua prima vera avventura. Giunti alla casa della nonna si sedettero a debita distanza per godersi lo spettacolo. Tobia, anziché affrontare la situazione entrando dalla porta principale, preferì sbirciare attraverso una piccola finestra semiaperta. Il lupo c’era eccome, disteso nel letto della nonna.
Allora Tobia caricò il suo archibugio e lo puntò nella giusta direzione. Attendeva quel giorno da anni ma l’emozione lo tradì all’ultimo momento. Il colpo partì inaspettatamente e non raggiunse il lupo ma il suo stomaco che, teso per il lauto banchetto, scoppio come un fragile palloncino di gomma. La confusione che seguì fu enorme perché tutti si precipitarono all’interno per vedere quello che era successo. Cappuccetto Rosso e la nonna erano sane e salve, sedute sulla pelle del lupo ormai morto stecchito. Il primo gesto di Cappuccetto Rosso fu quello di cedere alla nonna la sua mantellina perché non si raffreddasse, poi saltò al collo di Tobia baciandolo e abbracciandolo ripetutamente. Il pover’uomo si ritraeva timidamente ma si capiva che la parte dell’eroe gli piaceva molto.
Passati i primi momenti di gioia, tutti d’accordo, decisero di raggiungere il paese insieme. Si formò, quindi, la più strana comitiva mai vista al mondo. La nonnina più vispa che mai apriva la marcia, seguita dal cacciatore, poi Cappuccetto Rosso con tutti i suoi amici del bosco che trascinavano la pelle di lupo blu. L’accoglienza fu trionfale, le campane suonarono per un mese intero e tutta la contea fu in festa. Anche la mamma perdonò Cappuccetto Rosso che, a sua volta, promise di essere più saggia in futuro.
Cappuccetto Rosso e la famiglia matriarcale: interpretazione simbolica della fiaba
Come in Biancaneve e Rosarossa, anche qui troviamo la casa isolata dalla società e un nucleo familiare composto solo da donne, priva, quindi, di modelli di riferimento maschili. Il deficit del maschile lo vediamo nell’incapacità della bambina di dire ‘no’ e mettere sani confini. Questo meccanismo riguarda il nostro maschile interiore, quindi quello del nostro albero: forse c’è qualche immagine depotenziante che chiede di essere rivista.
La foresta secolare racconta l’inconscio familiare con i suoi miti e le ripetizioni che arrivano da molto lontano.
La mantella rossa come il sangue (parola che contiene la radice “sa”, quindi sacro) le viene data dalla nonna. Possiamo dire che in un certo senso sia stata la sua antenata a determinare il soprannome di Cappuccetto Rosso. Questo dono arriva al settimo compleanno della piccola e il numero sette lo rivediamo sia in Biancaneve e i 7 nani che nel numero dei Chakras più importanti presenti nel corpo umano. Sette sono anche gli anni necessari per completare un ciclo di rinnovamento cellulare.

Quando i figli diventano genitori: Cappuccetto Rosso che si prende cura della madre e della nonna
Ricordiamoci che si tratta di una fiaba e che racconta l’aspetto simbolico di ogni cosa. Così quando leggiamo che la bambina sostituisce la madre nelle faccende di casa quando questa sta poco bene dobbiamo considerare che nella visione costellativa ci parla di una probabile inversione gerarchica.
Lo vediamo dal fatto che essendo piccola, deve mettersi su una seggiola per essere all’altezza del tavolo per impastare. Questo lo possiamo tradurre in un discendente nato dopo un antenato ma che, per motivi diversi, è stato chiamato e si è mosso a fare da genitore al proprio genitore, magari prendendosene cura, oppure facendosi carico delle sue responsabilità.
È una bambina che si occupa della casa e della nonna, cura i nidi e la sopravvivenza degli animali del bosco. Ti sembrano compiti adatti a una bambina di sette anni?
Questo è il racconto di una gerarchia infranta. Se non li ricordi, ti consiglio di rileggere qui gli ordini dell’amore.
Il ruolo del coniglietto Trottolino in Cappuccetto Rosso: connessioni simboliche
Ad avvisare la bambina della tosse di sua nonna ci pensa il coniglietto Trottolino, animale che per la sua fertilità è connesso alla luna e al sacro femminile. La storia è ambientata in primavera, nel periodo della rinascita, e questo ci indica che l’evento in atto potrebbe poi condurci a nuovi racconti.
Il ‘battere la zampa tre volte’ ci parla di un fattore ‘X’ che ha attivato qualcosa nell’albero. Potrebbe essere stato un anniversario o un movimento sistemico che ha risvegliato una memoria sistemica, come ad esempio un incantesimo.
La bambina va da sola nel bosco-inconscio ed è la madre a mandarla verso la nonna. Questo è un movimento sistemico che ci parla di una ripetizione familiare che parte dall’albero (nonna) e passa attraverso il genitore (mamma) per arrivare a una discendente che risuona con questi movimenti (bambina).
La madre si raccomanda di non fermarsi per evitare i brutti incontri, forse lei quel bosco lo aveva già conosciuto?

Cappuccetto Rosso e gli animali guida: il riferimento al femminile
Ad accompagnare Cappuccetto c’è il cerbiatto (connesso alla luna, alla rinascita e al potere di rigenerazione) che si chiama Timo, pianta sacra che abbiamo già conosciuto qui. Secondo il mito, le lacrime di Arianna abbandonata da Teseo, una volta arrivate a terra, hanno dato vita alla pianta di timo che, con il suo profumo, attirano Dionisio, il Dio del vino, suo futuro sposo. Dionisio nei Tarocchi è il Diavolo poiché porta con sé la connessione con la sessualità e gli eccessi di alcol e lussuria, quindi il lato più materiale della vita.
Il leprotto si chiama ‘Pussy’ che possiamo tradurre dall’inglese come ‘figa’ o ‘vagina’. Ecco, quindi, un’altra connessione con la sessualità che, insieme a danza e canto erano parte dei riti dedicati a Dionisio.
Gli uccellini, che parlano di comunicazione, beccano una focaccia (fatta con farina, connessa sia al maschile che al femminile perché il grano cresce da madre terra verso padre cielo) nel cesto che ricorda un grembo.
Magari questo movimento ci racconta di un segreto che sta per emergere?
Il linguaggio dei fiori in Cappuccetto Rosso: significato di margherite e narcisi
Nella radura la bambina raccoglie un mazzo di fiori: margherite e narcisi. Questi ultimi possono ricondurci alla mitologia di Narciso e alla dinamica narcisistica (che lascio volentieri agli psichiatri). È interessante notare due punti in comune tra Narciso e Cappuccetto Rosso: la storia di lui avviene presso un lago e lei si trova in una radura, che potrebbe ricordare una lago in assenza di acqua.
Le margherite, invece, ci parlano di semplicità e innocenza che creano una dicotomia con il concetto di Narciso. Due energie opposte che ricordano un po’ la vittima e il carnefice che trovano un loro equilibrio.
Nella radura, Cappuccetto Rosso sente il pianto dello scoiattolo, un animale connesso alla praticità e all’equilibrio con lo spirito. Il suo nome è Nocino. Il Noce è da tradizione l’albero delle streghe (coloro che trasformano) e sostiene la purificazione (come il mestruo, simbolizzato dal rosso della mantella).

Vittima e carnefice nella fiaba di Cappuccetto Rosso
Tra Nocino e Nocciola rivediamo la dinamica di vittima (Nocino) e carnefice (Nocciola) ed è la bambina a trovare un’armonia tra i due curando Nocciola e trovando una soluzione per risanare la vicenda.
Si è fatta carico di una dinamica di questo genere e l’ha presa su di sé nel tentativo di armonizzarla.
È un movimento d’amore cieco. È tutto fatto per amore cieco. Questo ruolo da paciere parla del suo albero e ci racconta che lì ci sono dinamiche vittima – carnefice che chiedono di essere armonizzate.
Potrebbero essere anche dinamiche simboliche. Magari Cappuccetto Rosso è abituata a vedersi come pacificatrice o ‘brava bambina’. Magari si trova spesso in situazioni di litigi e attriti? Se la vita risponde così, guardiamo anche l’albero e i suoi racconti.
Cosa rappresenta il lupo in Cappuccetto Rosso?
Il lupo appare dove il bosco si fa fitto. Questo mi parla di quei luoghi celati, inesplorati, magari temuti, dell’inconscio familiare. Il lupo è blu e qui dobbiamo analizzare i due simboli in maniera differente.
Il lupo, per i suoi istinti e comportamenti, è l’animale che Clarissa Pinkola Estés usa per definire la psiche selvaggia del femminile. In questa fiaba, però, il lupo interpreta gli istinti predatori, l’appetito carnale e il bisogno di sfamarsi, tutti codificati in modalità negativa.
E, poi, viene rappresentato di color blu, così come la barba di Barbablù, il gigante e mago che per la Estés rappresenta il predatore della psiche. Secondo la mia visione, invece, può raccontare un’immagine di maschile presente nell’albero.
Chi è il lupo nell’albero? Questa è una domanda chiave ma prima di rispondere dobbiamo considerare anche altri elementi.
Il ruolo del lupo come simbolo delle ombre familiari
Abbiamo visto come il lupo inganna prima la nonna-ava e poi la bambina-discendente, così da mangiare prima l’una e poi l’altra. Se il lupo avesse avuto fame di cibo avrebbe preso il cestino con le scorte e se ne sarebbe andato, ma no, non era quella la fame che aveva.
Aveva fame di sangue femminile ed è il racconto di una dinamica genealogica ripetitiva che va avanti da generazioni.
Bert Hellinger vede in questa fiaba dinamiche di incesti genealogici e vede nel lupo la figura del padre, o del nonno materno, raramente di quello paterno. Io sono d’accordo con lui.
In casi come questi la confusione di ruoli è palpabile e i meccanismi che l’attivano arrivano da lontano. Il lupo mangia la bambina per ‘il piacere di averla dentro’ e questo è un forte richiamo a tutti i componenti sessuali visti finora.
Dopo il pasto il lupo rimane nudo e cade in un sonno profondo. Ormai si è svelato e quel che è accaduto sarebbe potuto finire nel dimenticatoio dei non detti o dei segreti.

Cosa rappresenta il cacciatore nella fiaba di Cappuccetto Rosso?
Nocciola, la vittima, aspetta la bambina e, non vedendola arrivare, avvisa Pussy e Timo (quindi la vulva e Dionisio, cioè le parti del corpo connesse agli istinti) e insieme cercano Tobia, il cacciatore che avverte subito la presenza del lupo.
Tobia rappresenta il pioniere genealogico. Quel movimento o discendente che, stufo delle ripetizioni, spezza la catena e risana sé stesso, così facendo risana anche l’albero. Di lui ti parlo qui e qui.
Come abbiamo visto è un movimento che parte flebile e timoroso, si chiede ‘chi sono io per essere felice se voi, cari avi, non lo siete stati?’. Ha davvero il coraggio di tradire il sistema? Ha la forza per riallinearsi a sé e spezzare le catene?
Ebbene sì, perché è stato l’albero stesso a chiamarlo e sono i suoi avi che lo sostengono nel processo.
E in che modo fa scoppiare lo stomaco del lupo? Magari raccontando il segreto e svelandolo. Forse è qui che in un certo livello è stato visto e riconosciuto nel suo ruolo.
Interessante notare che il nome della nonna sia Lucia, come la santa che nel tempo ha assorbito le caratteristiche archetipiche della Dea Brigit, la dea della luce. Era forse l’antenata sana da contattare per spezzare la catena?
Questa domanda mi apre anche ad un’altra riflessione: quali catene agiscono ogni giorno in noi?
Analizzare le fiabe, infatti, ci permette di guardare in faccia quelle dinamiche che noi stessi viviamo: magari quella della brava bambina che aiuta tutti o quella della figlia che fa da genitore ai propri genitori.
Se queste tematiche ti risuonano e desideri approfondire la tua storia, sarò felice di mettere al tuo servizio due strumenti davvero potenti: l’analisi dell’albero genealogico e le costellazioni familiari. Insieme andremo a riconoscere e sciogliere schemi ereditati, portando maggiore consapevolezza e armonia nella tua vita. Meraviglioso, non trovi? Scrivimi per iniziare!
Disclaimer
Io sono un’operatrice olistica e mi occupo di spiritualità, energia e anima. Il mio lavoro si concentra esclusivamente su questi tre aspetti dell’essere umano.
Nessun servizio o percorso di cui parlo in questo sito sostituisce in alcun modo il lavoro medico sanitario o psicoterapeutico.
