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Prosegue il nostro viaggio attraverso la ruota dell’anno e oggi voglio parlarti del sabba che sta giungendo: Yule, il solstizio d’inverno.

In questi giorni vediamo come le città siano piene di decorazioni natalizie: alberi addobbati, vischio, arance, cannella, canditi, renne, babbo natale, elfi e doni. Ma perché proprio questi simboli? E perché proprio in questo specifico periodo dell’anno?

Tarocchi e simbologia del solstizio d’inverno

Sin dai tempi antichi, infatti, le diverse forme di festeggiamenti si sono sempre tenute, in linea di massima, tra il 13 dicembre e il 6 gennaio. Periodo che oggi nel cristianesimo cade tra la Festa di Santa Lucia (Lucia= Luce) e l’Epifania (giorno in cui una bambola-feticcio che rappresenta l’anno passato viene bruciata in segno di purificazione).

Volendolo analizzare da un punto di vista energetico, quello che accade tra il sabba di Samhain e Yule è un passaggio archetipico molto potente che alcuni chiamano “il viaggio verso la Crona”, cioè la Madre Oscura. 

Secondo i Tarocchi il periodo autunnale è associato all’arcano numero 13, la Morte, e alla saggezza che questo porta con sé. È il principio di vita-morte-vita.
In questa fase compresa tra Samhain, in cui i morti vengono onorati e gli viene riconosciuto il loro posto, e Yule, dove la luce piano piano ricomincia a salire, entriamo in contatto con le parti più profonde di noi stessi che ci chiedono di stare. In effetti, la stessa parola “Solstizio” d’inverno contiene in sé la parola “sistere” traducibile dal latino in “fermarsi”.

Significato spirituale del solstizio d'inverno 

Significato spirituale del solstizio d’inverno 

Yule è il momento in cui l’oscurità raggiunge il suo picco per poi lasciare il posto alla luce che splenderà nel Sabba successivo (Imbolc).

Così emergono paure e consapevolezze nuove. Se osserviamo la natura intorno a noi vediamo che gli alberi perdono le foglie e la natura si racchiude su sé stessa per prepararsi alla futura semina e rinascere in primavera. Qualcosa di molto simile accade anche dentro di noi.

È una fase di letargo utile a tirare i remi in barca e lavorare dentro. Il clima parla di freddo, di natura simbolicamente morta, di nebbia interiore e buio. 

Per questo nel periodo del solstizio gli antichi festeggiavano la riemersione dalle tenebre simboliche della Crona ritualizzando con la luce.

Secondo gli antichi Romani questo periodo era il tempo dei Saturnali che si tenevano dal 17 al 23 dicembre ed erano festività dedicate al Dio Saturno (Kronos). Non è un caso infatti che il 21 dicembre il Sole (dio che veniva celebrato con Yule) entri in Capricorno (segno domificato dal pianeta Saturno). 

Festa di Santa Lucia e solstizio d’inverno

In alcune città d’Italia viene festeggiata come un “piccolo Natale” in anticipo. Cade nella notte tra il 12 e il 13 dicembre quando, secondo la tradizione, santa Lucia porta doni ai “bambini meritevoli” cavalcando un asino. Per ringraziarla venivano lasciati biscotti e doni alimentari per nutrire sia lei che il suo asino. 

Vediamo come l’asino che nel linguaggio popolare viene riferito a qualcosa di stupido, in realtà sia un animale connesso alla Dea Madre perché ne rappresenta la saggezza e la conoscenza. Per questo in tempi remoti era un animale sacro.

Il senso di “offrire qualcosa” alla divinità è presente in tutte le festività e ricorda molto l’equilibrio del dare-ricevere. Il concetto di offrire-dare ci permette di non stare in una posizione egoica dove riceviamo e basta, ma di entrare in una posizione di adulti con potere in grado di scambiare.

L’esclusione dei cattivi: dalle festività cattoliche alle Costellazioni Familiari  

Molte delle festività cattoliche, come Santa Lucia appunto, vedevano i doni solo per i bambini buoni escludendone i cattivi. Nelle Costellazioni Familiari abbiamo visto come l’esclusione crei disordine e il disordine crei caos nel nostro presente.

L’esclusione era attuata nei confronti dei cattivi, intesi come male-ombra. Non posso non pensare al mito di Lilith “esclusa” dai libri sacri per secoli perché aveva disobbedito ad Adamo, rifiutandosi di sottomettersi sessualmente a lui. 

“Quello che escludiamo ci incatena, mentre quello che accettiamo ci libera” Bert Hellinger. 

Di fatto, se all’ombra non viene riconosciuto il proprio posto questa diventa gigantesca e appare spaventosa. Nelle credenze popolari successive all’avvento del cristianesimo, l’ombra è stata erroneamente confusa con la figura cattolica del Diavolo e l’uomo, avendo perso il contatto con i cicli della natura, ha perso anche la capacità di integrare questa parte così spaventosa.

Lucia-Luce ci ricorda un’altra cosa importante: se non calassero le tenebre noi non riconosceremmo la luce per quella che è perché ne saremmo assuefatti, dandola per scontata.

Simboli del Solstizio d'Inverno e Yule: l’albero di Natale

I Saturnali e il Natale

Dal 17 al 23 dicembre nell’antica Roma si tenevano queste festività in onore del Dio Saturno. Le persone si riunivano in banchetti, facevano sacrifici animali e si scambiavano doni. Ora noi non abbiamo la cultura del sacrificio animale e ovviamente ci sembra una pratica atroce, non lo nego, ma dobbiamo guardarla con gli occhi di quei tempi. Nei tempi più remoti sacrificare voleva dire letteralmente rendere sacro, quindi vitale per certi aspetti (sacro=vita).

Inoltre, in quei giorni la gerarchia tra caste veniva annullata e schiavi, nobili e plebei erano sullo stesso livello.

Leggendo online ho visto come venisse eletta una figura, rinominata Princeps, che, indossando una maschera rossa, rappresentava una divinità infera, spesso Plutone/Ade. Il mito di Persefone e Demetra (grande madre-associata al grano) ci ricorda della connessione tra Ade e la natura. Infatti, tra le antiche credenze c’era anche quella secondo la quale in questo periodo le divinità del mondo di sotto viaggiassero nel mondo dei vivi per benedire la terra e i futuri raccolti.
Anche qui vediamo come in queste festività fosse importante l’integrazione con il fine di unire ciò che appare separato. 

Il concetto di banchetto ricorda molto il senso di condivisione che si sente (o talvolta viene imposto) in questo periodo e che, come vedremo, ha radici antichissime. Ci parla anche del Natale che il calendario cattolico colloca al 25 dicembre e che veniva visto come simbolo di nascita-rinascita e sostituiva della festività pagana di Yule.

Yule: il significato della battaglia tra Re Quercia e Re Agrifoglio

Yule è una parola di origine germanica che in quasi tutto il nord Europa sembra significare “Natale”. Alcune filosofie di pensiero collegano il nome Yule al fatto che la ruota dell’anno sia nel suo punto più basso e che piano piano ricominci a risalire. Come a dire che l’ombra e la discesa nelle sue profondità sono state sperimentate nel sabbat di Mabon (equinozio d’autunno) e Yule (solstizio d’inverno). Da qui in poi si risalirà giungendo al prossimo sabbat (Imbolc). 

La simbologia di Yule parla della battaglia tra il Vecchio Re Agrifoglio, simbolo di oscurità e di vecchiaia, ed il giovane Re Quercia, che simboleggia la luce del nuovo anno. Il vecchio albero muore per rinascere nell’utero della Dea Madre che nei racconti più moderni è vista come una regina delle nevi o del ghiaccio. 

Questa è una simbologia molto importante: la Grande Madre, la vita, porta in sé la morte (il vecchio albero) che diventa base per il nuovo albero, quindi nuova vita. È questo il concetto di primavera che porterà rinascita, colore e luce tutto intorno a noi.

Simboli del Solstizio d’Inverno e Yule: l’albero di Natale

La tradizione dell’albero solstiziale la possiamo ritrovare anche nel concetto di albero di Natale. Si tratta di un abete, un sempreverde che veniva addobbato principalmente con frutta secca e dolci e talvolta luci. Riportando, così, i concetti di abbondanza e luce. 

Tra le decorazioni più utilizzate, non possiamo non ricordare le arance (simbolo del sole) e stecche di cannella (considerate di buon auspicio e in grado di purificare l’ambiente da energie negative).

Un’altra pianta “sacra” di questo periodo è il vischio, pianta simbolo della vita. Ancora oggi la superstizione la vede di buon occhio, come segno di benedizione.

Yule: il significato della battaglia tra Re Quercia e Re Agrifoglio

Cosa simboleggiano Babbo Natale e le renne?

Ai nostri giorni il simbolo per eccellenza di questo periodo è Babbo Natale in compagnia delle sue renne. Conosciamo bene quest’omone vestito di rosso (colore della divinità-sangue-colore della maschera del Princeps), con una folta barba bianca (segno di saggezza) che porta doni con una slitta volante (capacità di viaggiare tra le dimensioni) guidato da renne (animali associati alla Luna, ai sogni e ai cicli femminili).

Nelle leggende si diceva che le renne viaggiassero da Nord a Sud con l’obiettivo di risvegliare la natura grazie al potere delle loro corna, simbolo di rinascita. Infatti, Renna in lingua norrena vuol dire “cornuto”.

Si narra che siano gli Elfi a preparare i doni per Babbo Natale e questi rappresentano gli spiriti guida, i guardiani invisibili e tutte quelle entità presenti nel mondo sottile che noi non vediamo ad occhio nudo.

Inoltre, secondo alcune culture, Babbo Natale è il diavolo al quale la cultura moderna ha nascosto gli zoccoli negli scarponi e ha dato un nuovo abito perché quello originale faceva paura.

Con un po’ di lavoro su noi stessi, sappiamo che l’oscurità non è male, è solo luce da scoprire e in quell’oscurità troviamo noi stessi, i doni e le risorse che non sappiamo di avere.

E, a proposito di doni e risorse, ti invito nella mia newsletter, dove condivido spunti di riflessioni, regali e approfondimenti su Tarocchi e Costellazioni Familiari nella vita di tutti i giorni.



Sabina

Nella vita traduco Simboli e Metafore in parole semplici.

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