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Parlare di mestruazioni è a mio avviso una buona soluzione per scioglierne i tabù e aiutare noi donne nel collettivo a ricordare chi siamo, radicarci nel sacro femminino e tornare al nostro potere primigenio di coloro che sanno dare vita con amore e distruggere con altrettanto amore.

Ed è su questo secondo aspetto che oggi mi soffermo, andando a raccontare una tematica che vedo in me e in moltissime donne con le quali parlo: la rabbia come emozione che accompagna, appare e divampa.

In questo articolo ho raccolto un po’ di informazioni che ci sono utili a comprenderla sia come emozione che come dono e simbolo in questa fase.

Rabbia ereditaria: un’emozione che parla di protezione e sopravvivenza

La rabbia è davvero negativa?

La rabbia è un’emozione primaria che ognuno di noi prova nella vita e si può attivare in conseguenza ad un’ingiustizia o un pericolo percepito. È connessa all’istinto di sopravvivenza e, se fino a poco tempo fa veniva tacciata come emozione negativa, ora finalmente stiamo riuscendo a riconoscerle anche la sua funzione creativa. La rabbia, infatti, può anche essere il carburante che ci aiuta a mettere in atto delle azioni.

Io credo che sia neutra di per sé, è quel che decidiamo di farne a darle una connotazione “evolutiva” o “distruttiva”. Se non la gestiamo e ci lasciamo prendere dall’aggressività diventa disfunzionale, ma se la osserviamo e la comprendiamo può diventare funzionale, magari per mettere dei confini o comprendere certe situazioni che non avevamo visto fino in fondo.

Rabbia ereditaria: un’emozione che parla di protezione e sopravvivenza

La rabbia è un’emozione atavica e ho notato come in certi alberi genealogici segnati da dinamiche forti possa essere vista come connessione con la vita.

Se mi arrabbio io sento la vita.

E questo sentire è corporeo: il caldo nel corpo aumenta, il fiato si fa corto, la parlata veloce, il tono di voce si altera e via dicendo.

Può anche essere una maschera utile a nascondere paura, tristezza e frustrazione, emozioni che ci connettono a quei lati più vulnerabili con i quali è complesso entrare in contatto. Allora la rabbia nasconde tutto e ci protegge.

Ma come mai questa emozione arriva spesso quando siamo in fase mestruale o premestruale?

La rabbia premestruale come fase di rilascio simbolico

Della simbologia che attiva la fase premestruale te ne ho parlato qui.

Da un punto di vista fisiologico il premestruo predispone il corpo alla fase successiva del ciclo, facendo sì che quest’ultimo rilasci ciò che non è più necessario per poi entrare nella fase mestruale, quindi nella morte simbolica.

Qui è in atto il “distruggere con amore” connesso al ciclo di vita-morte-vita e gli archetipi che si attivano in queste fasi sono Kali e Lilith.

La dea Kali e la rabbia come energia di trasformazione 

La dea Kali e la rabbia come energia di trasformazione 

Kali è la Dea indù connessa alla morte, alla distruzione, al tempo, alla forza femminile, alla liberazione, alla rigenerazione e alla trasformazione. Il concetto di morte e grande trasformazione lo abbiamo visto quando abbiamo parlato dell’arcano numero 13, la Morte appunto.

Distrugge ciò che non serve più per far spazio al nuovo e far sì che l’energia cosmica universale possa fluire predisponendo tutto verso la vita.

Ha un aspetto che incute terrore, così come Sheela-na-gig e Coatlicue, una paura che è data dal potere e dalla connessione con le forze ancestrali di vita-morte-vita.

Kali è una sfaccettatura della Dea Doppia connessa alla Grande Madre. La sua natura violenta e al tempo stesso benevola ci racconta la durezza della natura stessa.

Iconografia di Kali: cosa simboleggiano la pelle blu, le ossa e il sangue?

Viene raffigurata nuda, parzialmente o completamente, con una collana di teschi intorno al collo, una cintura di braccia penzolanti, una testa decapitata tra le mani, quattro braccia, carnagione nera o blu, viso spaventoso e macchiato di sangue e la lingua di fuori. Spesso nelle raffigurazioni compare anche il marito Shiva sotto ai suoi piedi.

La nudità connette alla natura selvaggia libera e indomita. Le teste mozzate ci dicono che lei va oltre il razionale, siamo negli istinti animaleschi più bradi che abbiamo in corpo.

Le ossa rappresentano ciò che ha già fatto il suo corso, sono un promemoria anche per ciò che quel tipo di energia può attivare, ovvero una “pulizia profonda”.

Le quattro braccia sono due a servizio della vita e due a servizio della morte. 

La carnagione nera ci racconta la sua capacità di destreggiarsi nell’ombra, così da illuminarla e conoscerla, mentre la sua “versione” blu la connette alla notte. In breve, raccontano la stessa cosa con due simboli diversi.

Il sangue sul volto, invece, ci riconnette al flusso della vita. Sapevi che le parole sangue e sacro hanno la stessa radice? Il sangue sacro è il sangue del mestruo poiché è a servizio della vita. Quando il sangue pulsa nelle nostre vene significa che siamo vivi e le striature sul volto di Kali ci raccontano anche la forza cruda, immane e violenta che il principio sacro del femminile porta con sé quando distrugge e trascende, portandoci a vedere cosa c’è oltre.

Lettura simbolica della dea Kali: rabbia, sessualità e kundalini

La lingua di fuori in molti dicono che sia lo stupore di calpestare il marito sotto ai suoi piedi. Forse nemmeno lei conosceva la forza del suo potere fino a quando questo non è emerso?

Lei che calpesta il marito non è da interpretarsi come una lotta tra uomo e donna. È l’istinto primordiale (Kali) a vincere sulla parte razionale (rappresentata dal maschile).

La forza del femminile che distrugge il velo di maschere e illusioni può anche parlarci di poteri medianici e portarci a vedere le cose su piani più sottili. A questo proposito dobbiamo ricordare che ciò che incontriamo oltre il velo può essere spaventoso quando non ne abbiamo dimestichezza. Per questo la razionalità prova in ogni modo a tenercene lontani, lo fa per proteggerci.

Kali ci parla anche di una forte connessione alla sessualità selvaggia, libera da dogmi, estatica e molto vicina a Dionisio. Tutti concetti che nei Tarocchi vediamo nell’Arcano del Diavolo.

In lei c’è la forza di kundalini, la sacra serpenta che dà vita trasformando e bruciando.

Il bruciore e il fuoco sono sensazioni che spesso ci accompagnano durante il mestruo. Il fuoco simbolico che divampa, la rabbia che arriva è Kali che si manifesta bruciando chi eravamo state per far spazio a una nuova fase di noi.

cosa simboleggiano la pelle blu, le ossa e il sangue di kali

Lilith nel ciclo mestruale: l’archetipo dell’esclusione

Se Kali ci ha portati in India, ora Lilith ci riporta qui vicino a noi e possiamo sentire quella rabbia che porta in sé un altro racconto: l’esclusione.

Di lei ti ho parlato qui e qui. Era la prima moglie di Adamo della quale non si è parlato per millenni. Prima di Eva, il femminile addomesticato, c’era Lilith, la donna selvaggia.

Si narra che durante un rapporto sessuale Adamo non la fece stare sopra, così lei si infuriò e se andò dal paradiso terrestre. Andò sul Mar Rosso dove, mossa da una grande rabbia, iniziò a partorire demoni.

“Si dice che noi donne ne sappiamo una più del diavolo perché di fatto il diavolo lo abbiamo partorito noi” cit.

Il Mar Rosso è una metafora delle mestruazioni e il concetto di demone partorito è un riferimento alla forte carica sessuale che sentiamo in questa fase. Il Diavolo nei Tarocchi rappresenta anche la sessualità e quegli istinti carnali animaleschi rappresentati dalla donna selvaggia. E questo ci aiuta a comprenderne la sua esclusione dalla Bibbia.

La rabbia di Lilith come richiesta di integrazione

Lilith è la tredicesima luna che ci è stata tolta, è la tredicesima fata che non è stata invitata al battesimo di Aurora della Bella Addormentata, è quel tredici numero sacro di cui ti parlo qui che chiama a sé trasformazioni profondissime.

In astrologia ci racconta le ferite più nascoste che portiamo con noi, quelle che non vediamo e tendiamo ad escludere. Più escludiamo e più Lilith urla con rabbia per far sì che iniziamo a vedere, integrare e darle il suo posto.

L’obiettivo di Lilith non è distruggere indiscriminatamente ma porci difronte a delle domande. Metagenealogicamente, queste domande potrebbero essere:

  1. Qualche ava è stata esclusa dall’albero?
  2. Se sì, perché?
  3. Quale dote femminile rinneghiamo?

Le risposte, lo so, non sono così immediate ma possiamo scoprirle insieme lavorando sull’albero genealogico. Attraverso un percorso mirato e personalizzato possiamo portare luce sulle esclusioni e sulle memorie irrisolte, permettendoti di scoprire i doni rimasti in ombra e il tuo vero potere trasformativo.

Disclaimer
Io sono un’operatrice olistica e mi occupo di spiritualità, energia e anima. Il mio lavoro si concentra esclusivamente su questi tre aspetti dell’essere umano.
Nessun servizio o percorso di cui parlo in questo sito sostituisce in alcun modo il lavoro medico sanitario o psicoterapeutico.

Sabina

Nella vita traduco Simboli e Metafore in parole semplici.

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