Continuando a studiare e approfondire lo sciamanesimo e la sua connessione con il mondo costellativo mi sono innamorata del popolo Inuit, che troviamo nel circolo polare artico, per lo più in Groenlandia e Canada. Qui nel mio blog abbiamo già imparato a conoscerlo grazie alla fiaba “Pelle di Foca” che puoi leggere qui e qui.
Nella stagione dei Pesci che ci spinge a sondare i nostri abissi interiori, ho deciso di parlarti di Sedna, la Dea Inuit del Mare, e di come questo mito portante ci spieghi la connessione tra avi e discendenti anche in termini di nodi da sciogliere.
Tempo addietro vidi un documentario sul popolo Lakota e sulla loro connessione con gli avi. Era tutto incentrato sulle benedizioni e sul rendere onore, “dimenticandosi” di dire che ogni popolo nativo era ben consapevole che sì, è importante rendere onore a chi ci ha preceduto, ma è altrettanto importante rendersi conto delle fedeltà inconsce e delle dinamiche ereditate.
Navigando in queste acque ho trovato un punto in comune tra costellazioni, animali sciamanici e il mio amato concetto di “futuro arcaico” (link 9cbe9c ) e ho deciso di parlartene ora. Lo farò partendo dal mito di Sedna che ci racconta ferite antiche che continuano a riguardarci, trasformazioni e ordini gerarchici infranti.

Il mito di Sedna nella tradizione Inuit
Per gli Inuit, Sedna è la Dea del mare, la regina delle profondità, nonché la Signora dei Morti e dell’altro mondo.
Ci sono moltissime varianti del mito che la vede protagonista, ma vorrei raccontarti quella che mi ha colpita di più.
Sedna era una ragazza bellissima che viveva con il padre. Era ribelle, capricciosa e poco domabile. In molte versioni non era avvezza al matrimonio ed era legata in modo morboso, praticamente simbiotico, al padre. Quest’ultimo, per necessità o per dare alla figlia più indipendenza, decise di darla in sposa ad un uomo che poi si rivelò essere uno stregone, o uno spirito maligno raffigurato come un uccello marino (in alcuni casi una Procellaria e in altri un Corvo).
Così Sedna fu portata in un luogo desolato e ridotta in schiavitù.
Quando il padre lo seppe, andò a recuperarla scatenando l’ira dello stregone che provocò una forte tempesta in mare. Nel panico, il padre decise di sacrificare la figlia gettandola fuori dall’imbarcazione. Sedna cercò di risalire sul kayak, ma il padre le recise le dita con un remo per costringerla ad affondare.
Dalle dita mozzate di Sedna nacquero tutte le creature marine di cui gli Inuit si nutrono: foche, balene, trichechi e pesci. E Sedna, affondando, divenne la Dea del Mare.
Sedna e la ferita del tradimento paterno
Il mito ci racconta una ferita da tradimento relazionata alla figura paterna e ci parla di sacrificio.
Il sacrificio come atto sacro
Il concetto di sacrificio qui non ha la connotazione cattolica che lo vede come privazione e punizione, ma assume il valore di rendere sacro e consacrare. La parola Sacrificio, infatti, deriva dal latino Sacer = consacrare, rendere sacro e indica ciò che appartiene a una divinità + Facere = fare, compiere ed eseguire.
Ciò vuol dire che compiendo un sacrificio, quel gesto rende sacro l’oggetto o la persona, ovvero questa viene consacrata a una divinità.
Disarmonie genealogiche e simbiosi padre-figlia nel mito di Sedna
Ricordiamoci, poi, che le ferite sono la chiave di lettura e i filtri attraverso i quali vediamo la realtà. Il padre di Sedna era umano, quindi era mosso dalla sopravvivenza. Viveva un rapporto confuso (simbiotico) con la figlia e questo non può che indicare gerarchie infrante.
Secondo l’ordine sistemico scoperto da Bert Hellinger, il padre sta dietro alla spalla destra della figlia, mentre la madre sta dietro a quella sinistra, cosicché la figlia di fronte a sé abbia lo spazio per vedere il proprio futuro pur sentendo il sostegno degli avi. La simbiosi tra Sedna e il padre ci racconta che questo ordine è infranto: la figlia si ritroverà accanto al padre, al posto della compagna, o alle spalle del padre, al posto della nonna paterna.
Molto probabilmente, Sedna è al fianco del padre e questo è confermato dal suo rifiutare il matrimonio. Di fatto, seppur simbolicamente, un marito lo ha già. L’inconscio non distingue tra reale, simbolico e immaginario e questa inversione simbolica dei ruoli crea inevitabilmente confusione e disarmonie in altri settori della vita.

Morte simbolica e rinascita nel mito di Sedna
Alla fine della narrazione, questa simbiosi viene sciolta ma non in modo pacifico e armonico, come potrebbe accadere in un rito costellativo durante il quale viene chiesto ai membri del sistema di ripetere frasi chiave molto dolci e armoniose. Qui, nel mito, avviene con brutalità e violenza.
Il padre di Sedna (l’elemento umano) compie l’azione di gettare la figlia in mare per salvarsi e, quando lei si aggrappa al bordo della barca, le mozza le dita per costringerla a lasciarsi andare, mettendo in atto un tradimento.
Dalle dita mozzate nascono foche (simbolo del femminile) e balene (archetipo della Grande Madre e memoria cosmica). Dalla morte nasce la vita. Ciò che è stato di sé prima di quel tradimento si è trasformato in un qualcosa di più grande che nutre e dà vita in altre forme. Siamo, quindi, di fronte al dolore della trasformazione e della rinascita a sé stessi.
Per il popolo Inuit da quel momento la sopravvivenza dipende dalla divinità, cioè dalla natura rappresentata da Sedna stessa divenuta potente proprio grazie al trauma subito.
Sciamanesimo Inuit e il viaggio verso Sedna
Quel tradimento viene ricordato come separazione e il popolo sa che può nutrirsi solo rispettando Sedna, la quale si trova in un luogo inaccessibile del mare-coscienza cosmica.
Quando il mare dava pochi pesci e la sopravvivenza del popolo Inuit era a rischio, quello che gli sciamani, chiamati Angakkoq, mettevano in atto era un rito simbolico molto potente che possiamo considerare come un punto di incontro tra una costellazione familiare e un viaggio sciamanico.
Durante una trance, lo sciamano viaggiava nel mondo sommerso, verso Sedna, con l’intento di placare la sua rabbia. Il luogo in cui vive viene descritto come oscuro e freddo, ma lei non viene vista come una Dea Cattiva, bensì come manifestazione di un dolore non elaborato e del trauma dovuto alla separazione dal sistema-comunità Inuit.
Lei è anche l’ombra del sistema (sia collettivo che individuale), la rabbia repressa, il tradimento subito e il senso di abbandono e perdita (mutilazione). Quando uno o più individui agiscono in modo disarmonico, violando regole o tabù, questo dolore viene riattivato manifestandosi come carestia, crisi profonda, tempesta.
La mutilazione, infatti, viene anche vista come un flusso energetico bloccato, un movimento interrotto verso la madre. E questo, come sappiamo, non ci permette di accogliere il nutrimento e il sostentamento e crea disarmonia tra una generazione e l’altra.

Pettinare Sedna come atto costellativo
Il viaggio che fa lo sciamano è l’immersione nell’inconscio dove risiedono traumi, dolori, paure e dinamiche dimenticate. Interagisce con il caos, ha il coraggio di mettersi in contatto con il dolore primordiale e confrontarsi con Sedna, la matrice da cui tutto proviene e a cui tutto torna. E qui compie un gesto rituale potentissimo: pettinarle i capelli.
I capelli di Sedna annodati e aggrovigliati rappresentano il caos, le infrazioni gerarchiche, la confusione e i nodi del sistema familiare e collettivo (tabù e regole violati, segreti, non detti, non visti ed esclusioni).
Pettinare Sedna è un atto sistemico e costellativo potente che mette ordine nel sistema. Non c’è punizione o colpevolizzazione ma riconoscimento e cura. Il dolore viene visto, liberato e contestualizzato, offrendo compassione, presenza e ascolto cosicché lei possa rilasciare la tensione accumulata e scaricarne il peso.
Ed è così che viene riprogrammato l’ordine e il flusso vitale di abbondanza e nutrimento. Sciogliendo i nodi arcaici (quelli dei capelli) si sbloccano energie (animali marini) e la vita ricomincia a fluire.
Questo è esattamente ciò che accade con le costellazioni familiari e con ogni lavoro sistemico e metagenealogico.
Se senti che alcune ferite antiche stanno chiedendo ascolto, possiamo osservarle insieme e permettere alle energie bloccate di trasformarsi in nutrimento per la vita. Scrivimi!
Disclaimer
Io sono un’operatrice olistica e mi occupo di spiritualità, energia e anima. Il mio lavoro si concentra esclusivamente su questi tre aspetti dell’essere umano.
Nessun servizio o percorso di cui parlo in questo sito sostituisce in alcun modo il lavoro medico sanitario o psicoterapeutico.
