Ogni fiaba ci parla con un linguaggio antico, poetico e potente, quello dei simboli. Prima di addentrarci in questa seconda parte dell’analisi di Pelle di foca, pelle d’Anima, ti ricordo che la fiaba completa e la prima parte dell’interpretazione le trovi qui.
Oggi, invece, andremo ancora più a fondo nei simboli ancestrali, nelle dinamiche genealogiche e nelle forze invisibili che questa storia porta con sé.
Chi è l’uomo solitario nella fiaba Pelle di Foca, pelle d’Anima?
Secondo l’analisi di Clarissa P. Estés l’uomo solitario rappresenta l’io femminile che ha perso contatto con la sua natura più profonda. Amo immensamente quest’interpretazione e sono certa che sia così.
Ma come possiamo riconnetterci?
Qui la risposta è semplice. Lavorando sulle nostre radici.
Soli vuol dire disconnessi da sé. Essere solitari può essere una scelta ma può anche essere un non avere un gruppo di donne che ci sostiene nei momenti complessi.
L’uomo del racconto finge che vada tutto bene svolgendo i ruoli che il mondo si aspetta da lui.
Però, il desiderio di compagnia, oltre a una mancanza di socialità, secondo me indica inequivocabilmente un desiderio di riconnessione, quindi di ritorno a casa intesa come sé.
“Casa” è anche il posto da dove proviene la nostra anima, quindi, parliamo del mondo di sotto. In termini costellativi ciò ci invita a comprendere cosa e verso chi stiamo guardando, per poi sciogliere quella fedeltà rendendoci conto che ognuno ha il suo destino e ogni destino è sacro.

Pelle di foca e maschere sciamaniche: riconnettersi alla propria origine
La foca è un simbolo molto connesso al femminile. Come noi donne naviga nelle profondità dei suoi abissi per portare di qua (partorire), nella materia, il frutto della sua intuizione. Ed è il contatto con la foca che attiva nell’uomo solitario il bisogno di casa.
È molto interessante vedere che la caccia, cioè la ricerca, venga fatta di notte, tempo del femminile, mentre la luna (Grande Madre e colei che governa i nostri cicli) ci guida mostrando le parti glaciali di noi. Le figure femminili nude, dalla carne color latte di luna, immerse in una danza rituale, rappresentano la loro connessione con tutto ciò che il sacro femminino è.
La pelle di foca ha lo stesso sapore della mia maschera della volpe: è uno strumento sciamanico che viene indossato per diventare l’energia che vogliamo essere o che abbiamo bisogno di integrare. Nascondere la pelle di foca sotto alla giacca di pelliccia per me da una parte racconta il volersi riconnettere alla propria origine ma dall’altra il non essere disposti ad immergersi fino in fondo in quelle acque.
Simbologia della balena e del lupo: un dialogo tra due mondi
La voce che l’uomo solo sentì e che gli apparve “come la più bella mai sentita” ricorda le parole tagliate dal vento ad inizio racconto. Cosa non viene detto nel mondo di sopra, cioè tra gli avi ancora in vita? Se il mondo di sopra non parla, lo fa quello di sotto e per farsi ascoltare ci richiama a sé come può.
Vediamo, allora, la balena, animale sacro ad ogni popolo nativo dell’Artico, che racconta la più antica saggezza ancestrale presente in questa dimensione. La vita inizia in acqua (il liquido amniotico nel grembo materno) e il suono emesso dalla balena ci riporta in quella dimensione dove la vita era ai suoi albori.
Subito dopo ci sono i lupi che rappresentano la salute psichica di una donna sana connessa al suo selvaggio. Si può dire che il lupo è il corrispettivo della balena nel mondo di sopra? Può darsi.

La pelle di foca come portale sciamanico tra mondi
Le donne-foca hanno bisogno della pelle per viaggiare da una dimensione all’altra. È la maschera sciamanica che permette di indossare quell’energia e viaggiare dal mondo di sotto a quello di sopra e viceversa.
Una delle donne-foca ne rimane priva. E qui abbiamo una doppia interpretazione:
- C’è un’esclusa tra le ave? Magari una sorella di qualche nonno-bisnonno-trisavolo o nonna-bisnonna- trisavola?
- Una parte di noi che vive là sotto ci fa da tramite per stare un po’ qui e un po’ là, in connessione.
È la donna a cui è stata rubata la pelle e non può più tornare nel mondo di sotto.
Vorrà mica l’uomo solitario fare su e giù tra i mondi alle proprie condizioni senza rispettare le gerarchie tra chi è più grande e chi è più piccolo?
Chi è un singolo uomo per dettare legge su meccanismi così importanti? Un uomo che non accetta il suo posto di fronte ai suoi genitori e, quindi, si crede più grande della vita, della madre e del padre e del mondo. Dove per “più grande” si intende anche “meglio di”. Ho detto uomo, ma vale anche per noi donne.
Quando il corpo parla: cicli di fine e rinascita nel femminile
L’uomo promette che dopo 7 anni riconsegnerà la pelle alla donna. Il numero sette ci ricorda i cicli karmici che viviamo. Se consideriamo le estati come le stagioni associate alla parte più vitale dell’esistenza, all’arrivo del settimo autunno – morte simbolica – cosa accade? Che il mondo di sotto e la donna foca si ricongiungono.
Ooruk, il bambino, è il punto in comune tra i due mondi e tra i due alberi genealogici.
La madre foca, attraverso la trasmissione orale tipica del femminile, gli condivide ciò che conosce bene, ovvero racconti di balene e foche, ma anche di salmoni (la capacità di andare contro vento e seguire il proprio istinto) e trichechi (simboli di saggezza, forza e lignaggi familiari).
All’arrivo dell’ottavo anno per la donna inizia un importante decadimento fisico che rispecchia esattamente quello che ci accade dentro quando il nostro compito, ruolo, tempo e spazio in un dato posto è giusto al termine. Se restiamo sfioriamo, se andiamo oltre rinasciamo. A noi la scelta.
Restare lì è contro la nostra natura e l’ira funesta che muove la donna-foca per recuperare la sua pelle ci racconta bene il processo che anche noi viviamo quando ci rendiamo conto che è ora di andare.

L’abbandono e la perdita nell’albero genealogico
Allo stesso tempo nell’uomo si manifestano i lati umani connessi alla perdita, alla paura, al lutto e all’abbandono che nulla possono quando la natura selvaggia sa che è tempo di fluire oltre.
Al culmine del litigio tra l’uomo e la donna, il primo urla “Sei cattiva!”. Una frase che sembra pronunciata più da un bambino che da un adulto. In termini genealogici non può che farci pensare: c’è stato qualche avo che ha perso la madre durante l’infanzia?
Infine, Ooruk siamo noi quando l’uomo solitario e la donna foca che ci vivono dentro stanno cambiando forma. Quella nuova immagine di noi sa viaggiare tra i mondi e sa ascoltare il richiamo del vento. Questo elemento può essere letto come energia materna se considerato appartenente alla Grande Madre, ma anche paterna se visto come elemento Aria.
Benedizione ancestrale e connessione con la Grande Madre
La grande foca è la madre di tutte le foche, è a capo della stirpe, quella che nelle costellazioni familiari chiamiamo “antenata sana” e che viene inserita nel corso del rito costellativo per radicare le ave. Se le ave non hanno una simbologia della Dea da guardare, continuano a guardare sé stesse, così la vita diventa una continua lotta a dover dimostrare a tutti di essere. Quando, invece, c’è il sostegno della Dea, o grande foca in questo caso, finalmente ognuna può lasciare andare i propri pesi e le lotte e sentirsi al sicuro di fronte a qualcosa di più grande che sostiene.
Il movimento di Ooruk verso la grande foca ci dice quanto sia istintivo e di vitale importanza ascoltarne la chiamata e radicarsi ad essa. Questo permette il ricongiungimento con la madre che lo nutre e lo riempie e gli permette di ricevere le benedizioni dall’altro mondo. Possiamo definirlo un movimento interrotto riprogrammato.
Differenza tra Vuoto sacro e Baratro
A questo punto credo sia molto importante fare chiarezza tra i concetti di vuoto, barato e pienezza.
Il vuoto è quello spazio sacro che ci vive dentro, lì dove non sono arrivati i condizionamenti di società e famiglia, ma c’è solo la nostra essenza. Questa dimensione fa paura al nostro ego poiché lui ha bisogno di certezze e il vuoto non ne ha.
Il baratro è la disconnessione da sé che niente ha a che fare con il vuoto che, invece, è la nostra più autentica casa.
La pienezza è il contatto con qualcosa di più grande di noi che ci radica e ci nutre, respirando quel vuoto ci riempiamo della nostra essenza.

Il viaggio costellativo di Ooruk tra frasi rituali e passaggi simbolici
Il viaggio di Ooruk nel mondo di sotto è molto costellativo e ricorda il viaggio di Miguel nel mondo dei morti raccontato dal film Coco. Nonostante i suoi avi lo amino molto, non è ancora il suo momento per stare lì con loro. Per amore è giusto che vada nel mondo di sopra e viva anche in loro onore.
A tal proposito è molto interessante notare la frase pronunciata dalla madre quando riporta il bambino sulla terra: “una parte di me è sempre con te”.
Queste parole raccontano un passaggio rituale molto potente che viene riportato anche in pedagogia ed è all’origine degli oggetti transizionali che aiutano i bambini nell’età dello sviluppo a staccarsi dalle figure genitoriali e transitare verso l’indipendenza.
Il nostro inconscio ragiona come un bambino, quindi l’oggetto transizionale può essere una buona soluzione quando abbiamo dei corto circuiti. Nel caso della fiaba gli oggetti erano i legni, il coltello e il respiro.
La benedizione genealogica e la simbologia del tamburo
L’abbraccio tra nonna foca, mamma foca e Ooruk racconta bene la parte finale di una costellazione quando l’armonia è rimessa in circolo, i nodi sogno sciolti, il peso dei non detti è ridotto a zero e ognuno è al proprio posto.
È la fase della benedizione, dove gli antenati dicono bene dei discendenti e questi sanno di poter andare nel mondo sostenuti da qualcosa di più grande di loro.
La connessione di Ooruk con il tamburo ci ricorda la stessa dimensione arcaica della balena perché è lì che il tamburo ci riporta, nei battiti cardiaci di nostra madre che sentivamo quando eravamo ancora nel suo utero. Ecco perché i tamburi sciamanici sono così potenti: riproducono quel suono e ci riportano proprio lì dove è iniziata la nostra vita.
Infatti, il tamburo è connesso alla luna piena, all’ovulazione e al telaio da ricamo che tesse le fila della vita connessa tra una generazione e l’altra.
Il fatto che Ooruk anche da adulto parli con la foca ci dice che ha ormai ben integrato le proprie radici. E di fatto rappresenta il culmine del viaggio dell’uomo solitario e della donna foca. Questo altro non è che il viaggio verso la nostra casa interiore fatta di radici, antenati, istinto e sacralità. Se senti che questo racconto risuona nelle tue ossa e nel tuo cuore, allora è il momento giusto per iniziare a leggere la tua storia familiare con occhi nuovi. Possiamo farlo insieme attraverso un percorso di analisi dell’albero genealogico e costellazioni familiari. Scrivimi, sarò onorata di accompagnarti.
Disclaimer
Io sono un’operatrice olistica e mi occupo di spiritualità, energia e anima. Il mio lavoro si concentra esclusivamente su questi tre aspetti dell’essere umano.
Nessun servizio o percorso di cui parlo in questo sito sostituisce in alcun modo il lavoro medico sanitario o psicoterapeutico.
