Nell’articolo della scorsa settimana (lo trovi qui) abbiamo esplorato la trama della Sirenetta di Andersen, la simbologia di questo archetipo mitologico e il contesto familiare in cui si muove la protagonista.
Oggi andremo ad analizzare costellativamente il suo incontro con il maschile, il suo rinnegare la propria natura autentica e la sua rinascita finale.
Il passaggio da bambina a donna nella fiaba
La Sirenetta viene descritta come “sognatrice e affascinata dal mondo in superficie”. Per quanto possano essere caratteristiche tipiche del segno dei Pesci, in questo caso mi parlano di irretimento. Se pensiamo che il mondo in cui lei vive è quello delle profondità marine e il mondo che guarda è quello “di sopra” possiamo vedere come questi due mondi siano quello dei vivi e quello dei morti. In pratica ci dice “sono qui, ma vorrei essere lì”, seguendo, per amore cieco e fedeltà, qualcuno che l’ha preceduta.
Molto interessante, poi, il fatto che alle sirene sia concesso salire in superficie quando compiono quindici anni. Si tratta di un rituale di passaggio che ricorda il menarca, il primo mestruo, che in molte culture (per lo più dell’America Latina) viene ancora oggi visto come un momento in cui la ragazza esce dalla fase bambina ed entra ufficialmente nel mondo come donna.

Incontro con il maschile e tempesta genealogica
Il rito vissuto dalla Sirenetta è ricco di metafore sistemiche: la nave, la festa, il colpo di fulmine per il “bellissimo principe”. Potrebbe trattarsi dell’incontro con un maschile che attiva un movimento sistemico molto forte, descritto come la “terribile tempesta che si abbatte sulla nave”.
La nave è un costrutto che contiene qualcosa, in questo caso persone, tra le quali si distingue il principe. La tempesta diventa un atto di liberazione: se prima non c’era accesso al maschile ora, invece, c’è e lo si incontra con tutto il bagaglio genealogico che si attiva senza che noi ne siamo consapevoli.
Il convento e l’irretimento con destini femminili difficili
Il convento è un luogo considerato sacro ma che racconta qualcosa di molto preciso. Nel convento vivono suore o frati, quindi persone che, per scelte personali o imposte, non hanno rapporti sessuali. Il fatto che l’uomo che “ama” venga lasciato lì potrebbe raccontare di un maschile visto come impuro o portatore di peccato. E qui vale la pena porsi una domanda: nell’albero genealogico ci sono state donne che, dopo il contatto con il maschile, hanno avuto destini difficili?
Mi riferisco, ad esempio, a gravidanze indesiderate che hanno costretto le nostre ave a matrimoni riparatori. O, ancor peggio, le hanno lasciate sole, abbandonate dal padre del bambino ed escluse dalla famiglia di origine per la vergogna.
L’esclusione della Madre e la mancanza di sostegno simbolico
Il principe viene trovato da una donna del convento e lui crede che sia stata lei a salvarlo. Qui assistiamo alla ripetizione dell’esclusione: la madre della Sirenetta c’è perché le ha dato la vita, ma non viene mai menzionata e allo stesso modo qui la Sirenetta salva il principe (lei c’è) ma lui crede che sia stata l’altra donna (non la vede e viene esclusa).
Ricordiamo che la madre è la vita e il padre è il mondo. Il padre la accompagna nel mondo ma lei ci sta andando come donna?
Dov’è il sostegno simbolico della madre? Teniamo in mente che non esiste genitore che non vuole, ma genitore che non può poiché a sua volta irretito in un albero complesso
La nonna, svelando le sue conoscenze sull’anima umana, si comporta da antenata di riferimento e nelle costellazioni possiamo vedere come sia quell’ava inserita in campo per sostenere ciò che accade.

Amore ossessivo e irretimento familiare nella fiaba
Vediamo, poi, come l’amore diventa ossessione. Mi ricorda molto il racconto di Heathcliff e Catherine in Cime Tempestose.
Naturalmente qui non parlerò degli aspetti psicologici di questo passaggio, ma ne andrò a guardare il lato costellativo.
Siamo sì, dinnanzi ad un irretimento ma a questo punto mi porrei le seguenti domande:
- Tra una sorella e l’altra ci sono stati aborti o nati morti?
- Ci sono stati fidanzamenti interrotti per motivi familiari o ripensamenti?
- Uomini che se ne sono andati e mai più tornati prima delle nozze?
- Uomini morti poco prima delle nozze?
La Sirenetta e il baratto della propria vera natura
L’anima immortale umana che prosegue oltre la morte fisica e si reincarna è un principio costellativo e sciamanico che accompagna l’uomo dalla notte dei tempi. Il meccanismo dell’oltre vissuto dalle sirene dopo la morte è un ritorno alla propria materia poiché queste di fatto rappresentano energie e movimenti interiori.
Il movimento verso la strega qui è molto preciso. Quella che sembra essere una strega cattiva in realtà è colei che mette la protagonista di fronte a sé stessa. La voce è lo strumento con il quale comunichiamo chi siamo nel mondo e la strega le chiede questo come pegno pur di trasformare la sua coda di pesce in gambe umane.
La coda di pesce è ciò che le serve per muoversi nel suo ambiente naturale e vuole barattarla per poter camminare in un mondo che non è suo, anche a costo di soffrire profondamente. È un dolore simbolico ed emotivo raccontato con una metafora fisica che cerco di spiegarti in parole semplici con un esempio.
Se prendiamo una persona creativa, con grandi talenti artistici o umanistici e la mettiamo in un ambiente più rigido dove la creatività non è menzionata, come potrebbe sentirsi?
Come si sentirebbe un pittore a dover lavorare come ragioniere? O un ragioniere a dover dipingere?

La rivalità femminile nella Sirenetta
La clausola del patto è interessante. Se il principe sposa un’altra donna, all’alba del giorno successivo alle nozze, la Sirenetta morirà di cuore spezzato e si dissolverà in schiuma di mare. In questo modo lo sguardo e l’essere scelta dal principe diventa una competizione tra donne.
“Io sono meglio di te, cara mamma” è ciò che si cela molto spesso dietro a queste diatribe al femminile. E in effetti nella fiaba l’assenza della madre si è sentita forte e chiara.
Il dolore del non essere riconosciute
Quando la Sirenetta beve la pozione vediamo come l’incantesimo si attiva. Di questo meccanismo te ne ho già parlato qui: l’incantesimo è da intendersi come parola che incanta e crea idee e convinzioni che noi, poi, viviamo come reali. Questo passaggio io lo vedo come un racconto estremo di ciò che è un irretimento: la natura intima va in una direzione, l’irretimento mosso per sopravvivenza e fedeltà va da un’altra parte creando una trazione interiore molto dolorosa. La Sirenetta non può parlare, la sua voce reale o simbolica che sia, non può manifestarsi e le gambe che non appartengono alla sua natura le provocano un dolore lancinante.
Il principe la vede, sì, ma solo in parte. La fa stare a palazzo per la sua bellezza ma non la riconosce come donna da sposare, le vuole bene e la vede come una “bambina”. Questo ha un valore costellativo molto preciso. Quando una donna non passa dalla madre, accettandola e armonizzando il rapporto con lei (quella interiore, sia chiaro), non ha accesso al potere del femminile, pertanto resta energeticamente bambina anziché evolversi in donna.
Il principe dice che può sposare solo la “donna che lo ha salvato” e qui vediamo chiaramente espresso il non allineamento della sirenetta con la propria natura.
Il maschile nella fiaba della Sirenetta
Non dobbiamo, però, cadere nell’illusione che il principe sia per forza un uomo evoluto. È un maschile che comunque porta con sé le sue dinamiche che, però, il racconto non ci condivide. Potrebbe essere sì un uomo evoluto che richiede a un femminile come la Sirenetta di lasciare quella che potrebbe essere la sua zona comoda e fare dei passi in avanti. Però, potrebbe anche essere un uomo che non vede e non riconosce la Sirenetta per quella che è (anche se pure lei pare confusetta sulla propria natura!).
Le nozze del principe avvengono sulla nave, che è un costrutto così come lo è la Torre (link) dei Tarocchi, ovvero un contenitore che contiene qualcosa. In questo caso contiene il matrimonio con l’altra principessa ed è parte dell’incantesimo che si avvera.
Qui porrei le seguenti domande:
- Ci sono state in quell’albero donne lasciate sull’altare o poco prima?
- Oppure, matrimoni saltati perché si è scelto un altro consorte?
Il cuore che si spezza è fisiologico in queste situazioni, ma dobbiamo capire che se c’è una ripetizione in atto quel dolore è raddoppiato perché in sé porta anche il dolore di chi ci ha preceduti.
Poniamo il caso che siamo di fronte a una donna che viene lasciata sull’altare per un’altra donna e nel suo albero è già successo qualcosa di simile. La donna sentirà sì il suo dolore ma anche quello della sua antenata finché non lavora ritualmente sull’irretimento.

Sacrificio e fedeltà genealogiche
Le sorelle che emergono dalle onde all’alba, cioè all’inizio di un nuovo giorno/ciclo, si stanno muovendo per aiutarla. I capelli parlano di femminilità, sessualità e in alcune culture native anche di status quo. Per amore fraterno vi hanno rinunciato, scambiandoli con il pugnale della Strega del Mare.
Il patto che chiede la Strega sa tanto di sacrificio rituale. Uccidere il principe e far sì che il suo sangue le bagni i piedi ci fa capire che esistono dalla notte dei tempi diverse tipologie di sangue: quello mestruale che dà la vita e quello sacrificale che lega, scioglie e dissolve.
Ovviamente oggi siamo lontani anni luce dal concetto di sacrificio visto nell’antichità, ma possiamo ragionare simbolicamente. Le viene chiesto di uccidere quell’idea di maschile che le ha attivato un movimento forte di sradicamento dalla sua natura.
Per certi versi potrebbe essere anche un richiamo verso la fedeltà familiare e il suo lignaggio: nel mare c’è il vecchio racconto, ora però ne ha sperimentato uno nuovo. Va bene che appartiene al mare come habitat, ma ora ha sperimentato anche il mondo di sopra e da certi punti non si può tornare indietro, ma solo andare avanti.
Il patto dice che, se uccide il principe può continuare ad essere una sirena e tornare nelle profondità del mare. La protagonista, però, non riesce a compiere il rito, è pronta ad accettare quello che sembra essere il suo destino, cioè la dissoluzione se non aderisce allo schema sistemico.
Il significato delle figlie dell’Aria nella Sirenetta
A mio avviso è molto interessante il finale: la trasformazione in spuma luminosa anziché dissoluzione nel nulla. Le Figlie dell’Aria sono degli spiriti che prendono in carico la Sirenetta quando ha deciso di non uccidere il principe. Io le vedo come quelle energie spirituali che si attivano e ci sostengono mentre seguiamo la nostra natura in accordo con la vita.
Le Figlie dell’Aria sono lo strumento che la vita ci offre per trovare una via di mezzo tra ciò che noi vorremmo e ciò che c’è.
Il senso archetipico di questa fiaba vede la Sirenetta come colei che vuole l’anima umana per poter avere l’immortalità. Grazie all’intervento delle Figlie dell’Aria la ottiene passando prima dal concetto di “prendersi cura”, quindi dal lato materno che è mancato in tutta la fiaba.
La fiaba della Sirenetta ci mostra quanto spesso, per fedeltà o amore cieco, possiamo allontanarci dalla nostra natura profonda, anche a costo di dolore, silenzio e sacrificio. Un percorso di analisi dell’albero genealogico e di costellazioni familiari lavora proprio su questi nodi invisibili, così da sciogliere gli irretimenti. Se ti senti pronta ad iniziare, scrivimi!
Disclaimer
Io sono un’operatrice olistica e mi occupo di spiritualità, energia e anima. Il mio lavoro si concentra esclusivamente su questi tre aspetti dell’essere umano.
Nessun servizio o percorso di cui parlo in questo sito sostituisce in alcun modo il lavoro medico sanitario o psicoterapeutico.
