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Sta arrivando il Natale e in questi giorni ogni casa, negozio o strada risplende di addobbi che ci parlano di questa festività che accompagna l’uomo da ben prima dell’ avvento del Cristianesimo (te ne parlavo da qui).

Tra questi troviamo decorazioni di matrice esclusivamente commerciale ma anche simboli di natura arcaica come l’albero, le renne e il vischio. E, ancora, ce ne sono alcuni che in questa parte del mondo sono considerati relativamente moderni mentre in altre parti hanno radici arcaiche. Mi riferisco, ad esempio, alla Stella di Natale di cui ti parlerò oggi.

Nome scientifico e comune della Stella di Natale

Questa che comunemente chiamiamo Stella di Natale ha, in realtà, moltissimi nomi. Quello botanico è Euphorbia Pulcherrima, quello “più comune” è Poinsettia, Cuetlaxochitl è quello che le diede il popolo Azteco che la considerava una pianta sacra. Ed è proprio per onorarne questa natura che da qui in poi la chiamerò usando il suo nome azteco.

Il termine Cuetlaxochitl affonda le sue radici nella lingua Nahuatt parlata in quello che è l’attuale Messico. Da lì si diffuse, poi, tra i Maya, gli Incas e altri popoli nativi del centro sud America. 

Se nella storia moderna la vediamo connessa al Natale per via della sua stagione di fioritura, nelle sue origini era una pianta consacrata alle divinità connesse alla maternità tra cui Coatlicue e Tonantzin, oltre che Huitzilopochtli, il Dio del Sole e della Guerra.

A tal proposito ci tengo a ricordare che quando parliamo di divinità antiche ci riferiamo ad Archetipi, cioè parti della psiche umana. Gli stessi Antichi Greci non credevano nelle divinità per atto dogmatico, ma perché le riconoscevano come sfaccettature dell’archetipo al quale volevano riferirsi (amore, bellezza, giustizia…).

Simbologia della stella di Natale o Cuetlaxochitl

Simbologia della stella di Natale o Cuetlaxochitl

La Cuetlaxochitl veniva donata come offerta durante i rituali cerimoniali dedicati alle Dee per onorarne le connessioni con la forza vitale e i loro poteri “materni” quali cura, rinascita, ciclo di vita-morte-vita. Ma se ci limitiamo a questa visione restiamo in quell’ottica maschiocentrica che non ci permette di vedere il potere del sacro femminile come un potere esistente per diritto di nascita, al di là di ciò che può svolgere.

La sacralità di questa pianta viene richiamata dal colore delle brattee che sono rosse vive, come il sangue, mentre il fiore giallo ci parla di una connessione con il sole.

Se noti, le parole “sangue” e “sacro” hanno la stessa matrice che ci riconnette alla forza del mestruo che ha la funzione di ripulire l’utero (centro della vita) da ciò che è stato (il precedente ciclo) a favore del nuovo (ovulazione) che porta in sé il potere di dare la vita. 

Inoltre, fiorisce a Natale, periodo associato alla fine del buio e all’inizio della luce che verrà celebrata con il Sabba di Imbolc.

Il sangue che genera vita: la leggenda della dea Cuetlaxochitl

Secondo la mitologia, la Cuetlaxochitl nasce da una goccia di sangue sgorgata dal cuore trafitto di una Dea innamorata. 

Ma credo poco a questa versione!

È vero che un mito di questo tipo può aiutare a comprendere ed elaborare i processi che accadono dentro di noi quando viviamo queste pene d’amore. Ma è una visione depotenziata che ci offre la visione di una Dea (una donna più grande di noi, un riferimento per noi comuni mortali) solo in correlazione a un maschile e mai autonoma.

E, poi, perché le forme di femminile così potenti devono sempre morire? Fanno davvero così paura?

Il nome Cuetlaxochitl significa letteralmente “fiore mortale, che appassisce come tutto quello che è puro e vivo”. Non ti ricorda il falso mito sulle mestruazioni che vietava a noi donne di toccare le piante in quella fase perché altrimenti sarebbero morte?

Per comprendere meglio questa visione, andiamo ad approfondire il simbolismo della dea Coatlicue.

La forza del sacro femminile nella figura di Coatlicue 

La forza del sacro femminile nella figura di Coatlicue 

Il nome di questa Dea si può tradurre letteralmente come “veste di serpenti”. Era l’archetipo associato al fuoco, alla fertilità e madre delle stelle del sud. A lei veniva riconosciuta la capacità di dare vita con amore e distruggere con altrettanto amore ciò che aveva fatto il suo corso e meritava di fluire oltre.

È la personificazione del concetto di Dea Doppia coniato da Vicki Noble. In essa la luce non può essere trascesa dall’ombra, una è funzionale all’altra. La morte non può essere esclusa dalla vita perché non può esserci nessuna vita senza prima una morte simbolica o reale che sia.

I simboli che le vengono associati sono: i serpenti, il seno, gli artigli al posto delle mani, le ossa umane che formano la sua collana.

I simboli della Dea: nutrimento e forza primordiale

Il serpente è il simbolo del ciclo vita-morte-vita che rappresenta il potere del sacro femminino connesso alla rigenerazione. Così come accade al nostro endometrio ogni mese, anche la pelle del serpente ciclicamente si sfalda a favore di una nuova.

Tipicamente il volto di Coatlicue incute timore, così come quello di Sheela-na-gig. Questo perché rappresenta quella forza vitale così potente che, fine a sé stessa, fa paura perché ci conduce proprio là dove non abbiamo controllo di niente.

Il seno a forma conica rappresenta, invece, il nutrimento costante. Se vediamo una donna durante il periodo dell’allattamento non possiamo illuderci che il suo seno sia come la società attuale ci dice che deve essere: sodo, marmoreo e praticamente innaturale. Un seno che nutre sempre e costantemente è un canale ed è proprio questo che il seno di Coatlicue rappresenta.

I simboli sacri della collana di Coatlicue

La collana della Dea è composta dalle parti umane del corpo che sono:

le mani, connesse al dare e ricevere; inoltre, sui palmi troviamo le linee della vita che ci raccontano tanto di una persona quanto lo potrebbe fare il suo cielo di nascita;

il cuore che rappresenta l’essenza e il flusso sanguino;

il teschio che è sì dove risiede l’anima umana ma ci racconta in modo visivo anche l’identità personale. Questo aspetto è connesso al fatto che la Dea è una sfaccettatura della Grande Madre, o Madre Terra. La terra è colei che ha il potere di ripulire tutto ciò che è mortifero: ridando alla terra i suoi frutti (cadaveri) lei se ne nutre trasformandoli in qualcos’altro.  

Mani e piedi della Dea sono artigli perché sono gli strumenti con i quali può scavare nel mondo di sotto (legato ai morti) e attraversarlo. Si tratta di un aspetto complesso e affascinante che ti ho raccontato qui a proposito del simbolismo della gallina all’interno di un percorso di lettura dell’albero.

I simboli della Dea: nutrimento e forza primordiale

Il vero significato del sacrificio

Nell’interpretare questa Dea c’è a mio avviso un errore di fondo connesso all’idea di Sacrifici che avevano i popoli nativi. Sacrificare significa consacrare, cioè rendere sacro un oggetto, un animale o altro. I rituali servivano a rendere sacri agli Dei alcuni componenti cerimoniali. 

Se noti le parole Sacrificio Sacro e Sangue hanno la stessa matrice.

E in tale ottica non possiamo non ricordare che Coatlicue, durante la sua uccisione, dà alla luce suo figlio Huitzilopochtli.

Huitzilopochtli: il dio del Sole nato dalla morte della dea Coatlicue

Il suo nome significa “Colibrì del Sud” o “Colui che viene dal Sud”. 

Veniva considerato un Essere Supremo Celeste, oltre che il Dio della guerra e del Sole. Per certi versi potremmo associarlo a Marte della mitologia greca, per altri ad Hermes. 

Ma la cosa sulla quale dovremmo soffermarci è che nacque dal grembo della Dea. Pertanto tutto il popolo Azteco lo riconosceva come una potenza così forte in virtù del fatto che proveniva dall’utero sacro del femminile

La morte della madre che inizialmente era stata raccontata come un’uccisione, in realtà era una consacrazione: dando vita al Dio del Sole era divenuta sacra.

Sono concetti molto forti perché siamo lontani eoni dal comprendere a pieno la civiltà e la sociologia di quel popolo ma, secondo me, vale la pena fare lo sforzo di abbandonare il nostro metro di giudizio e continuare ad approfondire. 

Huitzilopochtli: il dio del Sole nato dalla morte della dea Coatlicue

L’equilibro sacro tra maschile e femminile

Secondo la mitologia, Coatlicue lo concepì appoggiando il grembo su una sfera piumata caduta dal cielo. Le piume ci riconnettono alla Dea Uccello e il cielo al Padre. Secondo alcune visioni possiamo vedere come il contatto tra il maschile e il femminile tenda a contaminare quest’ultimo poiché perde la purezza. Attenzione, però, non stiamo parlando della verginità intesa in ottica cattolica, bensì dell’assenza di condizionamento data dal non contatto con il maschile. 

Questo, però, non deve indurci a restare in quella dualità che porta inevitabilmente ad una forma di competizione tra quale delle due energie sia migliore dell’altra, altrimenti rischiamo di ripetere gli stessi schemi a ruoli invertiti.

Si tratta di riconoscere come la potenza generativa sia sempre stata vista come colei che tutto inizia. Se il femminile gesta e genera, il maschile è la forza delle spinte che portano nel mondo materiale ciò che è stato concepito. Sono complementari e non rivali.

La Madre Terra Tonantzin: le radici antiche della Madonna di Guadalupe

Letteralmente si traduce in “nostra cara terra” ed è un concetto molto costellativo. Con il tempo era divenuto un nome che conteneva tutte le divinità femminili, da Coatlicue a Cihuacoatl, la Dea del parto e la protettrice di tutte le madri. In origine, però, era la Dea del Sole, la controparte femminile del Dio.

Potrebbe essere lei la radice indigena di Nostra Signora di Guadalupe, immagine del femminile cattolica ancora veneratissima in Messico. Si tratta di uno degli appellativi con cui viene venerata la Madonna. Quindi, anche in lei ritorna quell’iconografia che ti ho più volte raccontato sulla sacra vulva vista come portale di rinascita, protezione e connessione a qualcosa di più grande.

E parlando di rinascita non possiamo non tornare al Natale e al simbolo di cui abbiamo parlato all’inizio di questo articolo: la stella di Natale, così chiamata proprio perché fiorisce nel periodo natalizio.

La leggenda di Pepita e del Flor de Navidad

Quando i coloni spagnoli arrivarono in Messico portando con sé la fede cattolica tentarono di sradicare le fedi dei popoli nativi. Così nacque la leggenda di Pepita, una ragazzina che mentre andava a messa aveva ricordato di essersi dimenticata di portare un’offerta a Gesù Bambino. Allora prese un mazzo di Poinsettia e lo poggiò sull’altare. In quel momento la pianta fiorì e da qui venne rinominata “Flor de Navidad”, da noi tradotta in Stella di Natale per via della sua forma.

Come abbiamo spesso visto, tutto ciò che è cattolico ha origini molto più antiche e, come le costellazioni familiari ci insegnano, “chi viene prima non può essere escluso, ma riconosciuto altrimenti si crea disordine e il disordine diventa caos”.

E mentre la Cuetlaxochitl fiorisce annunciando la luce che ritorna, anche noi possiamo scegliere di fiorire. Puoi iniziare, ad esempio, iscrivendoti alla mia newsletter, dove condivido storie ed esperienze personali che non sempre trovano spazio qui nel blog.



Disclaimer
Io sono un’operatrice olistica e mi occupo di spiritualità, energia e anima. Il mio lavoro si concentra esclusivamente su questi tre aspetti dell’essere umano.
Nessun servizio o percorso di cui parlo in questo sito sostituisce in alcun modo il lavoro medico sanitario o psicoterapeutico.

Sabina

Nella vita traduco Simboli e Metafore in parole semplici.

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