Se hai già avuto modo di leggere il mio blog saprai quanto il disegno del proprio albero genealogico sia uno strumento di lavoro potentissimo. Grazie ad esso possiamo comprendere le energie che ci vivono dentro, quelle che arrivano dai nostri avi, e individuare vari movimenti in atto nel nostro presente.
Il disegno, o schema, è in grado di parlarci del simbolo al di là di ogni sovrastruttura razionale. Ce lo riporta da un livello profondissimo di coscienza e comunica con noi un codice di comprensione che ha il potere di sciogliere nodi, riprogrammare ordini e fare spazio a ciò che accade.
Dal simbolo alla consapevolezza: il linguaggio dell’albero genealogico
Cercando il significato della parola “simbolo”, Google ci restituisce questa definizione: “il simbolo è un’immagine concreta o un elemento che sta per qualcos’altro, un surrogato di un’idea o un desiderio inconscio”.
Il simbolo che arriva dall’interpretazione individuale del nostro albero genealogico ci dà una chiave di risoluzione che sa dare risposte a tante domande.
Ce lo mostra molto bene ciò che è apparso nell’albero di Elena, nome di fantasia di una meravigliosa donna che ha recentemente fatto un percorso con me.
Elena è una donna piena di risorse, creativa e ipersensibile. Con “creativa” intendo il senso letterale del termine poiché ha un gran talento nel trasformare emozioni, colori e simboli in immagini grafiche. Questo suo dono mette ancor più in risalto la sua sensibilità e lo sguardo che ha sul mondo.
Simboli e archetipi nell’albero genealogico
Il movimento che l’ha spinta a venire da me è fatto di disarmonie di natura energetica poco comprensibili razionalmente, blocchi in alcuni settori della vita e down energetici difficili da comprendere. Quindi, per prima cosa le ho chiesto di disegnarmi il suo albero genealogico e, visti i suoi talenti artistici, non poteva non scegliere di rappresentare un albero con radici-tronco-rami. E proprio nel tronco, tra un nome e l’altro, è apparsa lei: Sheela na-gig, puoi vederla nella foto qui sotto.

A sinistra vediamo una statua di Sheela-na-gig e a destra quella apparsa nell’albero di Elena
Per comprendere la potenza di questa presenza dobbiamo partire dalle basi, ovvero chi è Sheela na-gig. Per poi arrivare pian piano a vedere cosa raccontava in quell’albero, l’evoluzione compiuta da Elena grazie a lei e il modo in cui toccato anche me.
Sheela na-gig: significato e interpretazione
Sheela na-gig è la figura di una Dea intenta a mostrare la vulva, letteralmente la spalanca. Il suo corpo sembra diviso in due: la parte superiore che comunica introspezione e mistero, quella inferiore dove si vede il suo sesso completamente aperto e in mostra.
Se la guardiamo con un occhio maschiocentrico inevitabilmente cadiamo nell’interpretazione di questa figura come simbolo di fertilità, fecondità e riproduzione. Ma il potere femminile non per forza deve avere questi scopi, può perfettamente godere di vita propria. Ogni tentativo di incasellarlo nel concetto di riproduzione ci racconta il tentativo di domare la parte selvaggia e arcaica che questo potere rappresenta.
Sheela-na-gig: traduzione e origine
La Sheela na-gig racchiude in sé una gran dose di mistero che a poco a poco possiamo tentare di svelare, naturalmente nei limiti di quel che ci è concesso. Partiamo dal nome e dalla sua raffigurazione.
Le statue più famose della dea sono state trovate all’esterno delle chiese in Irlanda. Ma la sua origine è decisamente precedente alla cristianizzazione del popolo irlandese.
Il suo nome ha origine nelle campagne irlandesi e può essere tradotto come “vecchia megera dei seni”. Ma potrebbe anche essersi originato da “Sile na Guig” che vuol dire “Spirito Femminile Irlandese”. Questa, in particolare, è un’ipotesi proposta da Starr Goode che ha dedicato a questa dea un intero libro.

Sheela-na-gig riprodotta da Arlene Bailey While
Sheela-na-gig e vulva aperta: simboli di rinascita e potere
Per iniziare ad avvicinarci al suo vero significato non possiamo che partire dalla vulva. Questa dovremmo considerarla come un portale magico che ci riconduce ai concetti di nascita-rinascita e vita-morte-vita.
Siamo nati tutti da un orgasmo e il passaggio attraverso la vulva ci ha condotti in questa dimensione. Per questo l’arte e l’architettura sono piene di simboli che richiamano la vulva, la sacra porta.
Nel linguaggio rituale ripassare da lì significa rinascere. Si tratta di un passaggio simbolico utile per comunicare all’inconscio di aver concluso una fase di vita ed essere pronti ad accedere a quella successiva e accogliere ciò che verrà.
Sessualità e memorie familiari: comprenderli per liberarsi dai racconti ereditati
Osservando bene sia le statue che i dipinti che raffigurano Sheela-na-gig possiamo vedere come la bocca formi una “O”. In questo simbolo possiamo vedere le due dicotomie che l’essere umano sperimenta di fronte a vita-morte-vita: la paura e l’estasi.
La paura che possiamo sperimentare perfino quando stiamo provando un piacere che può sembrarci troppo grande. Non è raro che soprattutto le donne abbiano paura degli orgasmi. Il concetto di piacere passa attraverso il nostro albero genealogico e arriva a noi carico di racconti altrui. Cosa è successo alle nostre ave in relazione al piacere? Rispondere a questa domanda può esserci utile per comprendere se quella paura è solo nostra.
L’estasi e gli orgasmi raccontano anche il controllo mentale che si fa da parte per lasciare spazio allo stato più selvaggio dell’essere.
Il Tantra, un insieme di testi e insegnamenti spirituali ed esoterici per lo più di origine indiana, ci racconta come anche la morte stessa sia orgasmica. Simbolicamente, infatti, sia per arrivare in questo mondo che per tornare nell’altro attraversiamo un canale. Diverse esperienze premorte sono state raccontate proprio come un passaggio attraverso un tunnel di luce, un canale che mette in comunicazione questo mondo con l’aldilà.
Antiche rappresentazioni femminili: analogie culturali
Questa chiave di lettura mi riconnette al pensiero di Vicky Noble quando solleva diversi interrogativi su quella che era realmente la connessione tra i vari popoli nelle epoche passate. La distanza tra India e Irlanda la conosciamo bene e notare come in queste due terre lontane abbia germogliato una visione simile sulla rappresentazione di vita-morte-vita attraverso la vulva di Sheela è sicuramente sbalorditivo.
Anche se queste figure sono riapparse alla memoria del mondo in età medioevale, possiamo essere certi che la loro origine è molto più remota e che ce ne sono diverse anche in altre parti del mondo, India inclusa.
Anasyrna e Sheela-na-gig: riti sacri sepolti dai tabù
Leggendo spesso di antropologia e avendo amiche antropologhe ho imparato un concetto chiave. Spesso si interpretano questo tipo di dati in base alla società e ai filtri che abbiamo noi oggi. Così, avendo Sheela attraversato molte epoche per arrivare fino a qui, non le è stata risparmiata l’associazione al peccato, all’idea di sporcizia e vergogna che una cultura cattolica tende a dare a una donna che vive la propria sessualità liberamente.
In base a questa visione lo sguardo di Sheela unito alla vulva aperta può essere anche letto come porta verso l’inferno. E se una volta l’inferno era visto come un luogo in cui scontare colpe e peccati dopo la morta, ora abbiamo iniziato ad intuire che, in realtà, è un luogo che vive dentro di noi e si attiva quando emotivamente non stiamo bene.
Cosa può non farci star bene quando varchiamo quella soglia, in termini simbolici e fisici?
Magari i racconti della sessualità che ci sono stati tramandati? Le memorie cellulari attive riguardanti abusi subiti da qualche ava o avo? Oppure, qualche gravidanza difficile sia per contesto che per fisiologia che ha segnato la vita di un’ava?
Come abbiamo già letto qui, il gesto di Sheela-na-gig corrisponde al rito di Anasyrna, ma la sua sacralità è stata dimenticata dalla nostra società. Continuiamo, infatti, a creare tabù sui genitali, quando dovremmo insegnare ai bambini a chiamare ogni parte del corpo con il proprio nome. E impararlo anche noi adulti è il primo step per rivoluzionare le cose, avere un rapporto con il corpo più sano e prendere consapevolezza delle nostre disarmonie.

Riproduzione di Anasyrna rinvenuta a Milano
Caccia alle streghe e archetipi femminili nell’inconscio
Ritornando in Irlanda, la terra che è divenuta, poi, di San Patrizio, possiamo anche vedere come il racconto storico veda il santo liberare l’Irlanda proprio da Sheela na-gig e tutto ciò che lei rappresenta. Grazie a Veronica Morosi e alla sua conferenza su Sheela ho potuto approfondire questa figura e ciò mi ha portata a chiedermi: quanto questa caccia alle streghe è ancora attiva dentro di noi anche oggi?
Quanto siamo ancora nel racconto della puttana, della megera, della facilona e quanto la vita sessuale di una persona è ancora oggetto di giudizio? E perché?
Quello che ci insegnano le Costellazioni Familiari è proprio ricordare chi è venuto prima e riconoscergli il suo posto. Per questo ti condivido un elemento tanto semplice quanto importante che emerso dalle mie ricerche. In Irlanda il giorno di S. Patrick è il 17 marzo, mentre quello di Sheela è il 18, ce ne ricorderemo?
Come leggere Sheela-na-gig nell’albero genealogico
Ora, però, dobbiamo tornare a Elena e prendere tutte queste informazioni frammentate che ti ho appena condiviso e tradurle in un codice genealogico. Il mio obiettivo primario è, infatti, comprendere cosa ci fa Sheela nel suo albero e in che modo questo riguarda il suo qui ed ora.
Per farlo possiamo avvalerci di una serie di domande che ti riporto qui sotto:
- Essendo Sheela il racconto di un canale che ci porta da questo mondo all’altro, potrebbe essere che Elena o qualche suo avo o ava abbiano talenti medianici?
- Visto che Elena è una persona molto sensibile e parla di disarmonie complesse da spiegare, potrebbe essere che nel canalizzare inavvertitamente “cose che arrivano dal di là” gliene sia rimasta addosso qualcuna?
- Visto che Sheela ci racconta la nascita, potrebbero esserci stati traumi da parto nell’albero?
- Sessualità, maternità e parto come sono visti e raccontati?

Tornare nel proprio potere personale con il disegno dell’albero genealogico
Come ti avevo anticipato, Elena è una donna ipersensibile e, nel suo caso, ciò si traduce in sogni vividi, capacità di percepire energie presenti e leggere l’altro nella sua interezza. In realtà, ognuno di noi ha queste capacità, ma non ci è stato insegnato a percepirle e soprattutto gestirle. Così, si attivano i vecchi racconti sulla strega e sul concetto di “giusto/sbagliato”, con tutto ciò che portano con sé.
Quindi, qui vanno verificati due punti:
- Il radicamento personale, necessario per chi ha queste forti sensibilità. Più mi radico nel qui ed ora in termini fisici, mentali e pratici e meno mi destabilizzo quando la natura sensibile chiama e certe energie si palesano. Ciò non vuol dire tramutare energie, ma essere nel proprio potere personale ed essere noi a decidere cosa farne anziché esserne in balia.
- La medianicità e il radicamento all’interno del disegno: oltre al racconto di Sheela è importante vedere come sono state disegnate le radici (radicamento) e i rami. Questi ultimi possiamo pensarli anche come antenne o come canali attraverso i quali le energie arrivano a noi. Quelli di Elena erano aperti e in questo contesto raccontavano l’assenza di filtri tra ciò che c’è dentro e ciò che arriva da fuori.
Abbiamo, allora, ridisegnato l’albero potenziando le radici e “chiudendo” la parte finale dei rami, così, da comunicare un radicamento più profondo e un confine che dice “imparo a stare in me”.
L’importanza della pulizia energetica
Quello che spesso si ignora quando si lavora con energie molto sottili è l’importanza di una pulizia. Di questo ce ne parla Anne Givaudan nel libro “Ospiti Sgraditi”.
Dalla notte dei tempi ogni popolo ha potuto contare sui curanderos, letteralmente coloro che hanno capacità medianiche molto forti e ottima destrezza nel leggere le energie di altri mondi e pulirne gli eccessi.
Ho, così, consigliato ad Elena di prendere in considerazione una pulizia ed effettivamente il risultato è stato di grande aiuto. La leggerezza energetica che è arrivata ha riequilibrato quei down di cui ti parlavo ad inizio articolo.

Memorie di abbandono nell’albero genealogico
Per quel che riguarda la nascita posso dirti che nell’albero di Elena c’è stato più di un racconto che ha visto intrecciarsi vita e morte durante il parto. Quindi, il racconto genealogico sulla vita, sulla morte, sulla sessualità e sulla gravidanza ha un certo peso su di lei.
I figli si concepiscono attraverso il sesso e ogni atto sessuale è sacro poiché potenziale portatore di vita, ma quando la gravidanza arriva in un contesto sociale complesso le cose cambiano. Può essere il caso di figli nati fuori dal matrimonio o padri che non si assumono la responsabilità del nascituro, lasciando così la madre in quelle che erano condizioni sociali e morali complesse. Spesso ciò portava la donna ad essere richiusa in convento o costretta a dare il figlio in adozioni forzatamente, creando un’ulteriore ferita legata all’abbandono sia nella madre, che nel figlio e nell’albero.
Blocchi della sessualità: come il piacere passa attraverso l’albero genealogico
Posso riportarti un paio di esempi pratici che non riguardano Elena e il suo albero ma che ti permetteranno di vedere più da vicino ciò che ti ho appena detto.
Durante un lavoro costellativo di gruppo ho conosciuto una donna che ha raccontato di aver molta fatica a raggiungere orgasmi. Dalle sue condivisioni è emerso che la nonna era stata adottata poiché sua madre biologica era rimasta incinta senza esser sposata e aveva dinamiche di natura mentale complesse. Tutto ciò era accaduto nei primi anni ‘20 nell’Abruzzo rurale.
Il racconto dell’albero in questo caso è qualcosa che suona così “la sessualità ha condotto a una gravidanza che ha portato questa donna al manicomio, quindi per proteggerti dal dolore, o per questioni di sopravvivenza, evitiamo che il sesso ti piaccia troppo così magari non lo fai e ti tuteli da certi epiloghi”.
A questo punto quel che si fa è introiettare profondamente che la vita di una persona non è uguale a quella di nessun altro e che se per quella nonna è andata così non vuol dire che abbiamo un obbligo di fedeltà verso la sua storia e ripeterla. Possiamo riequilibrare la paura, la vergogna o qualsiasi pacchetto energetico attraverso un lavoro mirato, così da poter creare nuovi racconti che portino armonia.

Fedeltà inconscia all’albero: ripetere o riconoscere i destini degli antenati
Potrei anche parlarti di Margherita, sorella di uno dei miei bisnonni, che rimase incinta senza essere sposata e abbandonata da quello che era il padre del suo bambino. Rinnegata sia dal padre che dai fratelli maschi, venne mandata in un convento di clausura. Ufficialmente dissero che era lì con il cuore inasprito a causa di una delusione d’amore, ma il segreto era un altro. Non ci è dato sapere cosa ne fu del figlio o figlia che partorì.
Quel che è interessante è che anche mia madre per certi versi è stata una madre single e, guardando il mondo con gli occhi di un costellatore familiare, vedo nitidamente la connessione tra i due destini.
Come abbiamo visto, la simbologia di Sheela-na-gig ci ricorda che il corpo e la sessualità possono essere potenti portali di trasformazione ma anche portatori di memorie pesanti.
Attraverso il disegno dell’albero genealogico e le costellazioni familiari possiamo individuare questi blocchi e trasformarli in risorse.
Se anche tu senti che è arrivato il momento di guardare più a fondo nel tuo albero genealogico, liberarti dai nodi ereditati e riconnetterti al tuo potere interiore, scrivimi!
