In questo articolo ti parlavo di confini che purtroppo vengono molto spesso invasi e abusati.
Ahimè questo scarso rispetto è proprio insito nella nostra società. Quando ne parlo sui social non è raro che le persone si risentano e reagiscano male. E questa dinamica la vedo anche nei profili di altre figure professionali che toccano questi argomenti.
Eppure, ascoltando le storie di tante persone che incrociano la loro strada con la mia, mi rendo conto di quanto tutto sarebbe più semplice se questi confini venissero rispettati.
Si dovrebbe accettare il fatto che non sappiamo nulla del prossimo, non ne conosciamo la struttura emotiva, il modo in cui reagisce interiormente a certe domande/battute/illazioni che per noi possono sembrare semplici. Ma soprattutto, bisognerebbe comprendere che con le risposte che alle varie domande oggettivamente invasive non ci facciamo nulla. Non ci paghiamo le bollette, non ci regaliamo un viaggio o un vestito. In breve, non cambiano in alcun modo la nostra giornata.
Con questo non voglio togliere la responsabilità individuale che ognuno ha nei confronti delle proprie emozioni e reazioni, ma dobbiamo anche accettare che certe fragilità non sono visibili se i nostri occhi non sono esperti nel coglierle.
Le pressioni sociali su amore e maternità
In particolare, noi donne ci scontriamo spesso con domande scomode e invasive correlate alla pressione sociale del dover trovare un compagno, fare un figlio e via dicendo. A questo proposito leggevo qualche tempo fa un post su Facebook che diceva più o meno così:
ogni volta che fate sentire a disagio una donna perché non ha un compagno o un figlio, state alimentando la cultura del “meglio con un mostro che da sola”.
Ecco, personalmente sono d’accordo.
E a spiegarti questo concetto arriva in nostro aiuto Giovanna (nome di fantasia che mi permette di proteggere la privacy della mia cliente), madre di Irene (anche questo nome di fantasia), che mi ha permesso di condividerti una parte del nostro consulto.
Perché le donne rimangono in relazioni senza amore?
Giovanna mi dice di essere molto preoccupata per la figlia Irene perché da circa un annetto frequenta Lucio (come potrai immaginare, anche questo è un nome di fantasia).
Lucio è un uomo rude, gretto e ben poco educato. È molto impositivo, invasivo e non è una piacevole compagnia né per Giovanna né per i restanti membri della famiglia.
Nota, inoltre, molta ambiguità nei comportamenti di Irene: detta con le sue parole, “non mi sembra neanche che ci tenga particolarmente al tizio”.
Per questo vuole comprendere le motivazioni – i movimenti – che spingono la figlia a mantenere viva questa relazione.
Prima di vedere il responso delle carte, ti ricordo che l’intero consulto è stato incentrato su altre questioni riguardanti Giovanna. Essendo, però, avanzati 10 minuti di tempo abbiamo dato spazio a una domanda fuori tema con l’obiettivo di rasserenare una madre molto preoccupata.
Significato taglio Tarocchi: abbinamento Eremita e Morte

Il taglio è il riassunto dei sentimenti di Irene.
L’Eremita ci parla di una distanza, di un distacco e di una mancanza di connessione con Lucio. La Morte sull’Eremita ci dice che tutto ciò che avrebbe potuto esserci in realtà non c’è più. Come dico io è il “nulla cosmico”.
Allora perché Irene continua a stare in questo rapporto?
Ce lo dice la stesa.
Interpretazione stesa Tarocchi: Re di coppe – 4 denari – Sole
Il Re di Coppe è l’uomo amato, o che ama, ma in questo caso dobbiamo stare attenti alla combinazione di carte che viene dopo di lui.
Il quattro di Denari è una forma di attaccamento e bisogno di certezze.
A questo punto ci torna utile il senso esoterico del Re. Sta seduto e pensa “ho camminato così a lungo per arrivare qui che non sono disponibile a lasciare questo trono”.
Ma se non ci sono sentimenti (come ci suggerisce il taglio), a cosa serve questo attaccamento?
Al Sole Che è sì carta di armonia e manifestazione, ma siccome il Sole è un pianeta associato al segno del Leone ci parla anche di dogmi sociali, condizionamenti e convenzioni. Quindi, è lo status quo che la fa da padrone.
Riassumendo in parole semplici: Irene non nutre grandi sentimenti per Lucio, ma lo racconta come persona che ama per una questione di status quo.

Il lavoro su Sé Stesse per capire perché sei ancora in una relazione senza amore
Qui è utile suddividere il discorso in due livelli e sarebbe utile per Irene svolgere del serio lavoro su di sé accompagnata da alcuni professionisti.
Le domande da farsi, o almeno quelle che mi vengono in mente, sono le seguenti:
- Qual è il vissuto emotivo quotidiano di Irene in questa situazione?
- Che tipo di emozioni e sensazioni prova mentre sta con lui, dato che le carte ci dicono che i sentimenti sono letteralmente morti?
- Come si sente quando Lucio manifesta sé stesso nella sua maleducazione e pochezza d’animo?
- Come sta lei quando di fronte a se stessa deve fare i conti con ciò che sta scegliendo di mantenere nella sua vita e i motivi che la spingono a farlo?
E qui dobbiamo ragionare su altri punti:
- Come ci siamo arrivate qui?
- Qual è la storia umana che ci ha spinte ad accettare tutto ciò?
- Quale schema di pensiero e di comportamento ci ha fatto scegliere questa situazione?
- E quale meccanismo genealogico?
Uso il plurale perché ognuna di noi è stata Irene almeno una volta e con articolo mi piacerebbe risvegliare delle riflessioni in tutte le Irene che mi stanno leggendo.
Il Legame tra genealogia e relazioni senza amore
I primi tre punti vanno visti con uno psicologo.
A tal proposito ti ricordo che i testi di Robin Norwood “Donne che amano troppo” e di Ameya Canovi “Di troppo amore” sono molto esaustivi e utili per approcciare questa tematica.
Sull’ultimo punto, quello genealogico (che muove sempre tutto), intervengo io dicendo di analizzare le relazioni presenti nel nostro albero. Nel caso di Irene troviamo un numero elevato di donne rimaste vedove da giovani che, in seguito alla perdita del marito, hanno vissuto tempi molto complessi.
Potrebbe essere per questo fattore genealogico che Irene mantiene questa relazione solo per status quo?
Non lo sappiamo, andrebbe verificato, ma intanto abbiamo un indizio e possiamo interiorizzare che alle spalle delle persone ci sono quadri molto più grandi.
Perché l’indipendenza di una donna non è ancora accettata dalla società?
Il secondo livello su cui riflettere sono le aspettative sociali sulle donne. Questa pressione, detto in modo onesto, stufa e asfissia.
Vivo in un paese dove conosco tutti e la maggior parte di questi conoscenti non può fare a meno di chiedermi “ma sei fidanzata?”, soprattutto quando dico di vivere da sola.
Per molti, sembrano ancora utopici i tempi in cui l’indipendenza di una donna sia contemplata al pari del suo status quo.
Per farti capire cosa intendo, ecco più o meno come vanno molte conversazioni:
X: Ciao Saby, come stai?”
S: “Bene, grazie”
X: “Ah, ma hai il fidanzato?”
Se dopo mesi o anni che non si vede una persona si parte subito con queste domande a mio avviso il racconto che si cela lì dietro è “siccome io non mi so vedere senza un compagno, do per scontato che per tutte sia così”.
Non preoccuparti, io ho mezzi e strumenti per rispondere e per difendermi, però osservo e rifletto.
Se al posto mio ci fosse una persona che non ha né strumenti né mezzi, come si sentirebbe? Incompleta? Mancante? Ed è qui che ritorniamo alla cultura del mostro.

Agorafobia e dipendenza emotiva: quando il prossimo ci mostra le nostre ombre
Ho notato che mostrare altre possibilità di indipendenza può essere scomodo perché la libertà altrui mette anche di fronte alle proprie gabbie interiori.
Ho sofferto di agorafobia per un po’ di tempo e questa dinamica è stato uno sparti acque: persone a me vicine l’hanno odiata, altre invece mi hanno sostenuta.
Questo primo gruppo va analizzato insieme all’agorafobia. Questa dice “nel mondo c’è qualcosa che mi fa paura, quindi mi chiudo in casa e resto lì”.
Le appartenenti al primo gruppo erano nel mood “un uomo, uno qualunque, perché il mondo mi fa paura e ho bisogno di un uomo dietro al quale nascondermi”.
Nell’agorafobia c’è stata un’assunzione di responsabilità, nell’uomo “uno qualunque” c’è la via di fuga.
Quindi, l’agorafobia ha fatto risonanza con la loro prigionia interiore ed è questa che cercavano di combattere colpendo me.
Una psicologa che seguo diceva così “questa fame di uomo che hanno molte donne in realtà è una fame di padre”. Siccome facciamo parte di una società infantilizzata che aborra ogni forma di responsabilità individuale, le do ragione e faccio notare che sono i bambini, o il nostro lato bambino, a cercare il genitore.
I lavori energetici sul femminile servono a questo. A ricordare il nostro potere, ricontattare la donna selvaggia e integrare queste parti di dolore per andare oltre e non sentirci più bambini che cercano la salvezza nel genitore.
Ti andrebbe di iniziare a ricordare anche il tuo di potere? Scrivimi, sarà per me un onore accompagnarti.
