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In questo articolo ho iniziato ad accennarti ad uno strumento rituale potentissimo che appartiene all’immaginario collettivo ma che nella nostra società consumistica è stato declassato a giocattolo. Parlo proprio di lei, la regina dell’infanzia di ogni bambina, la bambola.

La bambola è un oggetto sacro che nasce agli albori del mondo. Troviamo tracce di lei in ogni Paese e legate ad essa ci sono numerosi racconti, storie e tradizioni.

Ne esistono di legno, ceramica, porcellana, pezza, terracotta e dei più svariati materiali immaginabili e quasi tutte si basano sullo stesso concetto. Sono riproduzioni dell’essere umano in miniatura. Questo non è un dato di poco conto se pensiamo ai suoi significati più sottili che ora vedremo.

La bambola come connessione con il bambino interiore

Nella “Costellazione in Fiaba” di Vassilissa (te l’ho raccontata qui) vediamo come la bambola rappresenti l’eredità e la benedizione materna della protagonista. Infatti, è fatta di legno, materiale connesso al sacro femminino.
Per Vassilissa la bambola è una protezione ed è lei che fiuta i pericoli nella foresta. Ricordiamo che nel libro “Donne che corrono con i lupi”, Clarissa P. Estés la considera il contenitore dell’intuito. Prendersi cura di lei significa prendersi cura di quella parte magica di noi che forse non siamo abituate a contattare.

Nella fiaba vediamo come la protezione funzioni a patto di nutrirla con il cibo e questa connessione ci riporta all’infanzia, a quel che ne resta di questo periodo sacro della nostra vita che ci vive ancora dentro. In psicologia si chiama “bambino interiore” e in termini di ritualistica non è anomalo lavorare con l’ausilio di una bambola per contattare questa parte che spesso detiene ferite molto profonde.

Il concetto si può spiegare così: uso una bambola che rappresenta me bambina (o bambino) e le parlo, le leggo storie, l’abbraccio e la coccolo con il fine di riconnettermi e rendere la me adulta completa e armoniosa.

Cosa rappresentano la Matrioska e la Motanka?

Contattare alcune parti di noi attraverso una bambola

La bambola può anche non rappresentare l’infanzia, potrebbe anche parlare di una parte di noi che fatichiamo ad integrare. Ad esempio, mesi fa ho lavorato sulla mia vittima interiore che si manifestava nei momenti di sovraccarico energetico. Quando ero in luoghi affollati mi sentivo vittima della mia ipersensibilità e per lavorare questa vittima ho ricreato una sorta di Pigotta. Con stoffe particolari, ho cucito questa bambola di pezza, che ho portato sempre con me, nella mia borsa, per mesi.

Questo “portare fuori” aiuta a fare spazio dentro ed è lì che regna l’armonia.

Io ho usato il medium della Pigotta perché in Lombardia ne abbiamo una grande tradizione e in questo modo mi riconnetteva alle mie ave materne. Tornando alla storia di Vassilissa, essendo di origine russa, potremmo restare un attimo in questa parte di mondo per parlare di un’altra tipologia di bambola famosissima: la Matrioska.

Cosa rappresentano la Matrioska e la Motanka?

Il nome Matrioska contiene la radice Matri, cioè madre. Originariamente era una rappresentazione della Grande Madre in grado di connettere le varie generazioni di donne, partendo appunto dall’antenata più grande e arrivando al discendente più piccolo. Per alcune filosofie rappresenta anche l’inclusione delle sfaccettature della nostra personalità e, devo dire, questa visione mi piace molto.

Restando in quella parte di mondo, incontriamo la Motanka, la bambola popolare ucraina che rappresenta la saggezza del sacro femminino e la sua capacità di cura. Questa caratteristica la possiamo rivedere anche nelle Matrioske che, essendo fatte di legno, proteggono il loro contenuto. 

La Motanka era ed è considerata un amuleto protettivo (come quella di Vassilissa) ed è completamente senza volto, a differenza delle matrioske che sono dipinte totalmente.
Anch’ io nelle mie raffigurazioni pittoriche ho questa tendenza di non ricreare il volto e il mio motivo personale è uno: evitare che chi guarda si identifichi con un’immagine non propria e lasciare più pulito possibile questo campo.

In entrambi i casi ci viene, quindi, presentato il femminile come quell’energia in grado di prendersi cura del focolare e della casa. Dobbiamo, però, ricordare che la casa primigenia è il nostro Io interiore.

L’uso dei pupazzetti Playmobil nelle costellazioni familiari

In termini ritualistici, la tipologia di bambola dipende sempre dall’obbiettivo. Ad esempio, in alcune zone d’Italia nei periodi di Epifania si usa creare bambole composte da vecchi stracci che rappresentano l’anno appena trascorso per poi bruciarle. L’elemento fuoco trasforma e purifica il vecchio, lasciando spazio al nuovo.

Se pensiamo, invece, alle costellazioni familiari fatte in presenza con l’ausilio dei Playmobil vediamo bene come la bambola diventi un medium che contiene l’energia di un membro familiare, un simbolo, un  archetipo o l’energia stessa in grado di trasformare le nostre immagini interiori.

Per noi Costellatori esiste un set di Playmobil specifico, ma non siamo obbligati ad usare quello, siamo liberi di usare ciò con cui entriamo più in risonanza. Ad esempio, io ho comprato vari set di Bambole Peg che sono piccole bamboline di legno completamente senza volto; alcune le ho dipinte altre invece le ho lasciate così com’erano.

Queste bamboline ricordano le giapponesi Kokeshi: anche loro sono fatte di legno e, a differenza dei Playmobil, non hanno né braccia né gambe. In questa parte di mondo troviamo anche le Daruma, bambole che sono un infuso di arte, connessione con il sistema familiare e i mondi sottili.

L’uso dei pupazzetti Playmobil nelle costellazioni familiari

Giocare con le bambole: il rituale inconscio della nostra infanzia 

Se pensiamo, invece, alla nostra infanzia non possiamo non ricordarci delle Barbie e dei giochi che facevamo con lei. Credo che a chiunque sia capitato di mettere in scena delle vere e proprie storie. In qualche modo queste bambole sembrava che vivessero una vita propria interagendo con le altre.

Ecco, sappi che quel tipo di gioco è un vero e proprio rituale e ci è servito per introiettare dentro di noi alcuni racconti. Queste introiezioni sono delle narrazioni e rappresentano anche il modo in cui noi ci raccontiamo degli eventi.

Ad esempio, se ricordiamo la storia di Pollicino e l’apparente abbandono da parte del padre, l’impatto di questa decisione cambia in base al modo in cui il nostro Io interiore narra l’evento.
Mi sembra fisiologico che una dinamica del genere venga narrata come “mi ha abbandonata”, ma se ricordi bene la fiaba vedi anche che per quel padre lasciare i figli nel bosco rappresentava l’unico modo per dargli una speranza di futuro. Lì c’è stato amore e le costellazioni familiari aiutano a farlo emergere così che possa armonizzare quel concetto di disamore umanamente comprensibile ma depotenziante.

E questo non accade solo nelle fiabe. Anche tu avrai vissuto situazioni difficili che tutt’oggi stanno avendo un effetto depotenziante sulla tua vita. Sicura che anche lì non possa esserci un dono? Scrivimi e ti aiuterò a far emergere un nuovo racconto potenziante con l’aiuto delle costellazioni familiari.

Sabina

Nella vita traduco Simboli e Metafore in parole semplici.

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