Siamo a ridosso di Samhain, il Sabba “opposto” a Beltane.
Secondo i calendari antichi Beltane rappresenta l’inizio dell’estate, ovvero di quella fase estroversa dell’anno. Samhain, invece, ci racconta la discesa verso le parti più oscure di noi, gli inferi e le viscere. Non è un caso che la natura in questo periodo ci accompagni in una fase di letargo necessaria all’introspezione e alla rinascita.
E anche i simboli di Halloween non sono così casuali come potrebbero sembrare. Lo scorso anno ti ho raccontato della simbologia delle zucche, oggi voglio approfondire con te fantasmi, zombie e altre figure mitologiche che raccontano bene alcune sfaccettature genealogiche.
Sindrome del fantasma giacente: perdite e dolori nell’albero genealogico
Pronunciando la parola ‘fantasma’ non possiamo non pensare a Casper, il simpatico fantasmino degli anni ’90, oppure il Fantasma formaggino.
Eppure il concetto di fantasma non è solo folklore e lo possiamo ritrovare sia in termini di psicogenealogia che di metagenealogia. Mi riferisco a quella che gli psicologi Nicolas Abraham e Maria Torok hanno definito “sindrome del fantasma giacente”.
Secondo i loro studi questo movimento sistemico racconta di perdite dolorose e magari inaspettate avvenute nel nostro albero genealogico e registrate come un dolore indelebile che passa di generazione in generazione. Questa eredità continua fino ad arrivare a un discendente pioniere che, in accordo con i movimenti della propria anima, inconsciamente entra in risonanza con questo fardello energetico e se ne fa carico con il fine di liberare sé stesso e l’intero sistema.
Non è raro che si tratti di eventi taciuti o semplicemente accaduti così indietro nel tempo da non averne più memoria nè diretta nè tramandata. Eppure hanno ancora una traccia energetica sia nel secondo livello di coscienza del nostro albero che come memoria corporale. In questi casi l’esclusione è data dalla dicotomia che crea il non sapere razionale e la memoria energetica-corporale.

Il fantasma come eredità energetica familiare
Dobbiamo sempre ricordare che proveniamo da generazioni che non avevano gli strumenti di elaborazione che abbiamo noi oggi e non erano neppure più connessi al sacro come i popoli antichi. Quindi, di fronte a dolori molto forti l’unica soluzione era tacerli, andare avanti facendo finta di niente poiché guardarli era insostenibile senza mezzi per poterli elaborare.
Possiamo pensare alle morti in culla, ai destini tragici e improvvisi, agli omicidi o ai suicidi, ma ce ne sono molti altri. L’eredità emotiva di questi eventi è inevitabilmente depotenziante per chi eredita.
Vista la delicatezza dell’argomento, non ti racconterò la storia di nessun’anima che ha lavorato con me ma ti metterò a disposizione ciò che per me, Sabina, è stato (ed è ancora in parte) una sindrome del fantasma giacente.
Come le date di nascita e i nomi creano legami energetici familiari
Mi chiamo Sabina e sono nata il 3-09. Nel mio albero c’è un Savino nato il 3-09.
Savino era l’ultimo fratello di uno dei quadrisavoli di mio padre e morì a 5 anni il 31-12.
Possiamo subito osservare tre cose:
- la somiglianza fonetica tra i nomi Sabina e Savino
- la stessa data di nascita
- la sua data di morte che coincide con la fine dell’anno e racconta il peso che ho ereditato.
Ora pensiamo a una coppia di contadini vissuti nella prima metà del 1800 nelle campagne foggiane. Quali strumenti potevano avere per elaborare un dolore così forte come la morte tragica di un bambino?
Oserei dire nessuno.
E qui entrano in gioco i movimenti di amore cieco dettati dai meccanismi del cervello rettile. Questi ci spingono a credere che per sopravvivere dobbiamo garantirci il diritto di appartenenza al nostro sistema familiare.
Potrebbe essere che si crei un irretimento con il dolore di questi genitori o altri meccanismi con l’antenato stesso. Il fatto che fosse un bambino di cinque anni non lo solleva dal ruolo di avo.
Come eventi tragici nel passato influenzano la vita dei discendenti oggi
La fonetica dei nomi e le date di nascita creano un legame, ma la data di morte di Savino cosa racconta?
Il 31-12 finisce l’anno gregoriano, di fatto è Capodanno, ma in questo caso oltre all’anno è finita anche la vita di Savino.
E che racconto ne ha fatto il mio inconscio? ”Se finisci qualcosa muori”.
In che modo questo meccanismo si è manifestato nella mia vita?
Ti riporto un paio di esempi:
- Se compro un corso di pittura da 9 lezioni da fare in 5 mesi, “guarda caso” accade qualcosa e arrivo ad impiegarci 8 mesi.
- Da ragazzina, tra ritiri e bocciature, non ero riuscita a finire le scuole superiori;
Direi che ho dovuto lavorare molto sul chiudere i cicli!

Riprogrammare meccanismi inconsci con gli Arcani dei Tarocchi
Attualmente l’ultimo rimasuglio di agorablabla si manifesta mentre guido. Durante una sessione con la mia insegnante è emerso il ricordo di un attacco di panico mentre guidavo e dallo spavento non avevo più guidato per anni. Era arrivato la prima volta nel bel mezzo di un sottopassaggio e nel raccontarlo avevo detto “arrivo prima del sottopassaggio e quando sono arrivata giù è stata la fine”. Così mi suggerì di appendere allo specchio retrovisore il tarocco del Mondo. Il senso doveva essere comunicare al mio inconscio che “dopo la fine c’è l’inizio”. Peccato, però, che io legga questo Arcano come chiusura cicli e la cosa mi aveva creato un piccolo corto circuito. Quindi, ho sostituito l’arcano del Mondo con l’Asso di Coppe che racconta l’apertura di uno spazio vuoto (coppa). Da quel momento ho ricominciato a guidare, almeno in paese.
Come sto riprogrammando la mia Sindrome del fantasma giacente?
In tre fasi:
- Ne sono consapevole, so che c’è e quando lo sento agire lo accolgo con amore.
- Io non chiudo cicli, ma ne inizio di nuovi; questa è una frase che mi aiuta in caso di bisogno.
- Quando sarà il momento costellerò questo tema.
Significato metaforico degli zombie nella psicogenealogia
Il concetto di zombie ha origine nella cultura folkloristica dell’isola di Haiti e ci racconta di un morto vivente, un qualcosa che non è stato seppellito, e in termini costellativi ci dà molti spunti su cui riflettere.
Durante le costellazioni familiari, spesso appaiono situazioni e dinamiche che ci dimostrano come il mondo dei vivi non sia nettamente staccato dal mondo dei morti, bensì intrecciato.
Ricordiamoci ovviamente che quando costelliamo stiamo andando a guardare le cose con gli occhi dell’anima. È un tipo di sguardo che non ha a che fare con qualcosa di materiale bensì spirituale che spesso ha per oggetto persone che sono già nel mondo dei morti.
Comprendere verso cosa guardiamo è un lavoro prezioso perché ci aiuta a sciogliere disarmonie e tornare a noi stessi.
Ci sono dei movimenti sistemici che ci indicano bene la direzione di questo sguardo interiore e te ne racconto alcuni.
- Un rappresentante che guarda insistentemente verso terra durante il rito costellativo sta simbolicamente guardando sottoterra, quindi verso il mondo dei morti.
- Un rappresentante che spontaneamente si siede a terra e inizia a fissare un punto in basso potrebbe raccontare uno sguardo verso l‘aldilà. Di solito viene, poi, fatto sedere (o sdraiare) un altro rappresentante in quel punto fissato e si svela la dinamica che ci racconta l’irretimento con un avo.
Ciò accade spesso con i fratelli abortiti e colui che avverte questo legame viene definito “il guardiano dei morti”, colui che inconsciamente si occupa di quest’anima perché sente che uno o più avi non sostengono il dolore. Allora il discendente arriva pensando di soccorrere mentre, in realtà, racconta un’infrazione gerarchica.

Vampirismo energetico e zombie: come il mondo dei morti influenza l’energia dei vivi
Ho trovato molto interessante la spiegazione che ci fornisce Wikipedia e che ti riporto qui sotto:
‘’Nella figura dello zombi si intravede un’immagine speculare in negativo, di carattere diabolico, del concetto cristiano di resurrezione finale (dei corpi integri). “Quando non ci sarà più posto all’Inferno” – citazione ricorrente in parte della filmografia del genere – i corpi corrotti risorgono dandosi al cannibalismo (in letteratura sovente chiamato “eucaristia pagana”) in un disperato tentativo di assunzione dell’anima, dell’energia vitale, dalle proprie vittime.’’
Non è raro, infatti, che chi ha irretimenti profondi tenda a vampirizzare chi ha intorno. Ricordiamo che il mondo dei morti toglie forza ed energia, così come ti ho spiegato qui (albero con spirale). Se quell’energia viene meno, da qualche parte va recuperata e spesso il recupero avviene a spese di altre persone.
Ti è mai capitato di concludere una telefonata e sentire la voce dell’interlocutore rimbombare ancora nella tua testa? Ecco questo potrebbe essere un esempio di vampirismo.
E tu? Verso cosa guardi? Se vuoi scoprirlo insieme a me, scrivimi!
Disclaimer
Io sono un’operatrice olistica e mi occupo di spiritualità, energia e anima. Il mio lavoro si concentra esclusivamente su questi tre aspetti dell’essere umano.
Nessun servizio o percorso di cui parlo in questo sito sostituisce in alcun modo il lavoro medico sanitario o psicoterapeutico.
