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Se mi segui da un po’, sai che spesso qui nel blog parto dalle vostre domande per approfondire quegli argomenti sui quali c’è, ahimè, ancora molta confusione o semplicemente tanta curiosità. Questa volta, invece, ho deciso di partire da ciò che ho imparato io come partecipante a vari gruppi di lavoro.
Lo faccio perché credo le esperienze dirette siano lo strumento migliore per dissipare dubbi e fare ordine.

Prima di iniziare voglio, però, farti una premessa su lavori individuali e di gruppo. Non c’è una modalità migliore di un’altra né una più funzionale per uno specifico tipo di lavoro. Si tratta di un mix di fattori che in un dato momento ci muove verso un gruppo o un percorso individuale. E questo vale sia per le costellazioni familiari che per le meditazioni e i lavori metagenealogici.

Connessione emotiva nei lavori di gruppo: sentirsi meno soli e più compresi  

1) Connessione emotiva nei lavori di gruppo: sentirsi meno soli e più compresi  

Quando viviamo determinate difficoltà o proveniamo da vissuti particolari, non è raro sentirsi soli e credere che nessuno possa capire o, peggio, che nessun altro abbia determinate esperienze alle spalle.

E da una parte è vero. Ognuno ha il proprio percorso di vita che non è uguale a quello di nessun altro. Questo è il bello dell’unicità!

Ma non è vero che siamo isolati e incompresi. Seppur con le dovute differenze, ci sono altre persone che hanno affrontato o stanno affrontando i nostri dolori, le nostre incertezze, le nostre ferite. E questo ce lo dimostrano le costellazioni familiari di gruppo.

Quello che ho imparato io è che ogni gruppo è un insieme di alberi genealogici che si è dato un appuntamento in un giorno preciso per elaborare, sciogliere e armonizzare energie simili. 

E se da una parte ogni lavoro e ogni gruppo è un mondo a sé stante, dall’altra sono tutti accomunati da un momento di condivisione durante il quale i partecipanti raccontano le sensazioni del qui e ora, le percezioni, gli stati emotivi e anche i vissuti genealogici. Quando accade possiamo sperimentare un concetto di connessione che ci apre al mondo e ci aiuta a capire che non siamo soli, disconnessi o isolati, ma uniti a qualcosa di molto più grande di noi attraverso fili invisibili. Questo lo si sente in maniera forte e chiara!

2) Come il supporto collettivo aiuta a elaborare emozioni intense durante i lavori di gruppo

Oltre alla connessione che apre il cuore e aiuta a radicarci, il supporto è un altro elemento “magico” che si sperimenta durante il lavoro in gruppo.

Quando il campo costellativo si attiva può succedere che alcune energie siano un pochino forti e l’energia che sostiene il gruppo aiuta molto a gestire anche ciò che sembra più ostico.

Ricordo bene che qualche anno fa una mia amica guidava gruppi dedicati alle donne durante i pleniluni ed era sua abitudine chiedere a inizio lavoro in che fase del ciclo fossimo.

Ricordo perfettamente una ragazza che disse di essere in una fase di “sangue di morte”. Aveva appena avuto un aborto spontaneo e il sanguinamento era dovuto a questo.

Come gruppo abbiamo accolto le lacrime, sentito il suo dolore, empatizzato con la perdita e rispettato un silenzio sacro e necessario per far sì che l’intensità di quella condivisione defluisse.
Come Sabina ho imparato chiaramente il concetto di confine. 

Come il supporto collettivo aiuta a elaborare emozioni intense durante i lavori di gruppo

3) L’importanza dei confini personali 

Nessuno di noi può mai davvero sapere cosa c’è nella vita di un altro, perciò è importante evitare domande invadenti. Capire qual è il nostro posto nella vita altrui e imparare a starci evita molti dolori inutili.

Immaginiamo se in quel momento qualcuno avesse chiesto a quella ragazza, ad esempio, “quando fai un figlio?” Che effetto avrebbe avuto quella domanda? A cosa sarebbe stata necessaria? 

Ecco, il detto “chiedere è lecito, rispondere è cortesia” è stato un gran falso mito che ho smontato anche grazie al lavoro con i gruppi.

4) Il senso di tribù e appartenenza nei gruppi di meditazione e costellazioni familiari 

Personalmente ho sempre avuto come amici persone molto diverse tra loro. Per darti un’idea posso passare dal prendere un caffè con un “ragioniere” super preciso e razionale al condividere una birra con un “hippie” super easy in tre secondi. E ciò mi permette di portare fuori i miei tanti diversi interessi. Questa è l’importanza di trovare persone che abbiano i nostri stessi interessi. Ma non è sempre facile incontrare queste persone nella vita quotidiana! 

Lavorare con i gruppi mi ha mostrato quel senso di tribù che si prova stando con i propri simili. Quando, ad esempio, partecipo a un gruppo di astrologia e parlo con qualcuno lì presente (anche online) di congiunzioni e quadrature so che posso farlo perché stiamo parlando lo stesso linguaggio e questo mi fa sentire a casa.

Il senso di tribù e appartenenza nei gruppi di meditazione e costellazioni familiari 

5) Come osservare i partecipanti al gruppo può aiutarti a conoscerti meglio 

I lavori di gruppo mi hanno insegnato ad osservare i partecipanti e leggerli come se rappresentassero parti di me.

Qui, però, voglio chiarire bene un punto. Sto molto attenta ai concetti un po’ new age che tendono ad appesantire il modo in cui fluiamo con la vita.
Ad esempio, si dice che ogni difficoltà sia una lezione. Per carità, può darsi, ma cercare ad ogni costo una lezione da imparare rischia di farci arrovellare inutilmente il cervello. Accade un fatto spiacevole? Ok, iniziamo a starci dentro e vediamo come fluiamo noi con il nostro stato emotivo vedendo, poi, cosa accade.

Per questo quando dico di osservare i partecipanti ad un gruppo come parti di me, intendo senza farne un tarlo e senza accanimento. Spesso ci sono delle caratteristiche che una persona mette in campo e che possono farmi un certo effetto perché, in qualche misura, appartengono anche a me. Magari una voce più alta può infastidirmi e allora mi chiedo “il mio volume di voce è davvero sempre moderato?” Oppure, una persona mostra un chiaro aspetto vittimistico e io vorrei andarmene via, allora mi dico “che rapporto ho io con il mio lato vittima?”.

6) Distinguere le proprie emozioni da quelle del gruppo  

“È davvero mio tutto quello che sento?”. Questa è una mia domanda chiave e i lavori con i gruppi mi hanno spiegato bene l’importanza di conoscerne la risposta.

Capita che prima di iniziare un incontro il corpo presti servizio al lavoro stesso facendosi portavoce di ciò che si sta per manifestare. Magari avverto un po’ di ansia in più rispetto al solito, tachicardia, la sensazione di qualcosa che vorrebbe esprimersi ma non riesce, oppure un peso sul petto o un bruciore in gola. Una volta aperto il gruppo, poi, ogni sintomo acquista un senso. Magari inizia a parlare una persona che, rispondendo alla domanda “come ti senti?” afferma di sentirsi agitata oppure nervosa perché reduce da un forte litigio (chakra della gola sollecitato). 

Una volta, mentre una partecipante raccontava la sua esperienza, avvertii un peso sul petto e un formicolio freddo. Alla fine del racconto, le chiesi se anche lei avesse provato un peso sul petto e freddo alle mani. Mi rispose di sì. Quando arriva quel “sì” tutto si scioglie e ogni cosa torna al proprio posto.

Molte cose defluiscono chiudendo il campo, ma può accadere che un po’ di movimento rimanga a causa di un lavoro in atto. Per questo in alcuni lavori di gruppo che guido io, includo sempre un minimo di follow-up così da aiutare in caso di bisogno.

Ciò che ti ho raccontato in questo articolo è frutto della mia esperienza personale e del desiderio di condividere ciò che ho imparato nei gruppi di lavoro che hanno sostenuto la mia evoluzione personale. Se senti affini a te questo tipo di esperienze e vuoi restare aggiornata sui prossimi incontri e percorsi che guiderò, ti invito a iscriverti alla mia newsletter. Anahata è uno spazio riservato dove riceverai notizie sui nuovi gruppi di lavoro ma anche approfondimenti e riflessioni per accompagnarti nel tuo cammino personale.



Disclaimer
Io sono un’operatrice olistica e mi occupo di spiritualità, energia e anima. Il mio lavoro si concentra esclusivamente su questi tre aspetti dell’essere umano.
Nessun servizio o percorso di cui parlo in questo sito sostituisce in alcun modo il lavoro medico sanitario o psicoterapeutico.

Sabina

Nella vita traduco Simboli e Metafore in parole semplici.

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