Se mi segui da un po’ sai che amo la lettura. Lo studio è parte integrante del mio lavoro e metto sempre in agenda il tempo di leggere. Sì, letteralmente segno nella mia agenda il tempo per leggere, così da essere certa di avercelo sempre.
C’è però un segreto che ti voglio confessare: io non leggo né romanzi né libri di narrativa, leggo solo ciò che è inerente al mio lavoro. Per rilassarmi e staccare un po’ preferisco dedicarmi alle serie Netflix. Eppure, anche quelle, a volte, mi riportano al mio lavoro. È il caso di Another Self e della serie che ho visto recentemente, Cent’anni di solitudine, tratta dall’omonimo libro di Gabriel García Márquez.
È una storia che mi ha molto colpita e per questo ho deciso di parlartene qui nel mio blog.
Prima di condividerti le mie riflessioni farò un breve riassunto dei primi 4 episodi. Se, però, li hai già visti e li ricordi bene puoi cliccare qui e andare direttamente alla mia interpretazione.
Trama Cent’anni di solitudine (serie Netflix): episodi 1-4
Trama Episodio 1 Cent’anni di solitudine
La serie ci parla della storia della famiglia Buendía e inizia con Arcadio pronto per essere giustiziato.
Da qui il racconto procede a ritroso, narrandoci la storia dei suoi genitori, José Arcadio e Ursula, due cugini innamorati che vorrebbero sposarsi ma sono ostacolati dalla famiglia. La madre di Ursula arriva persino a presagire il concepimento di figli con code da maiali. Così, per evitare che la maledizione si avveri Ursula decide di indossare una cintura di castità.
Josè è un addestratore di galli da combattimento. Un giorno vince un incontro e il proprietario del gallo sconfitto lo provoca dicendogli che quello sarebbe stato l’unico “uccello” in grado di soddisfare la moglie. Per difendere il proprio onore, José lo uccide. Con la lancia ancora sporca di sangue, José va a casa, dice ad Ursula “se partorirai iguane, alleveremo iguane” e le toglie la cintura. Così concepiscono il loro primogenito.
Lo spirito dell’uomo ucciso, però, inizia a perseguitarli e decidono di partire provando a raggiungere il mare. Il viaggio si dimostra molto difficile e li porta in una palude che sembra senza uscita.
Durante la notte José sogna di fondare lì una città di nome Macondo e decide, quindi, di fermarsi lì.
Poco dopo arriva in visita un gruppo di gitani macedoni, attratti dal suono degli uccelli allevati da José. Sono uomini di scienza e portano con loro calamite e strumenti che il villaggio di José non aveva mai visto.
Questo incontro spinge l’uomo a voler provare ad usare le calamite per estrarre l’oro. I gitani glielo sconsigliano ma lui non demorde. Alla fine dei suoi tentativi, però, l’unica cosa che trova è un cadavere. Intanto il primogenito, José Arcadio, è nato e Ursula rimane nuovamente incinta. Josè, grazie al suo nuovo amico gitano, inizia a studiare le mappe del cielo, quelle che avevano permesso ai macedoni di non perdersi nelle paludi. Nonostante la donna manifesti un forte malessere emotivo, José si immerge sempre più nelle ricerche, tanto che, senza neppure accorgersene, si ritrova finalmente al mare.
Trama Episodio 2 Cent’anni di solitudine
Nasce, così, anche Aureliano, il secondogenito. È perfettamente sano, anzi ha anche forti poteri psichici e capacità medianiche importanti. E mentre il padre progetta strumenti da vendere all’esercito, lui vede immagini di guerra.
I gitani, dopo essere partiti, fanno ritorno a Macondo per far dono a Josè dell’alchimia, intesa come materia e conoscenza. In lui vedono un uomo illuminato. Ursula nel frattempo apre un laboratorio di dolci.
José è sempre più preso dalla sua sete di oro e non si cura della famiglia, anzi arriva a rubare i soldi ad Ursula, la quale non riesce più ad acquistare le materie prime per i dolci.
José si presenta come quell’uomo che c’è ma non c’è.
Così un giorno la donna si fa leggere le carte sul marito e gli Arcani che escono sono “matto forse amanti ed eremita’ il mazzo non lo riconosco.
Un giorno, Ursula vede il figlio José Arcadio nudo, con un membro enorme. Queste dimensioni superiori alla media le riattivano la paura della maledizione sui “figli con la coda da maiale”.
Dopo un po’ di tempo fa leggere le carte anche per il figlio ed escono: gli Amanti, il Mondo (o la Ruota, non ne sono sicura perché non conosco bene il mazzo utilizzato) e (probabilmente) la Luna.
Il responso è “impetuoso come burrasca”.
La madre ha paura che il figlio resterà solo ma la cartomante la rassicura. Scopriamo, infatti, che ha iniziato una relazione con il ragazzo.
Con il proseguire della narrazione, vediamo Ursula partorire Amaranta, la terzogenita sana, e José trovare finalmente l’oro.
La relazione tra José Arcadio e Pilar, la cartomante, prosegue e lei rimane incinta. Lui va nel panico e parte con una gitana, sparendo senza lasciare tracce. Ursula va a cercarlo nella foresta e sparisce per cinque mesi, durante i quali crea connessioni con gli abitanti degli altri villaggi oltre la palude.
Pilar, intanto da alla luce il figlio ma decide di affidarlo a Ursula che inizialmente rifiuta ma poi accetta ponendo la condizione che Pilar non ritorni mai più e che nessuno sappia che è la madre del bambino chiamato Arcadio.
Trama Episodio 3 Cent’anni di solitudine
Arriva, poi, Rebeca, una lontana cugina rimasta orfana. È una ragazzina selvaggia che inizialmente vive un profondo attrito nei confronti di Ursula ma poi viene educata da Arcadio, il quale resta spesso chiuso in laboratorio. Come dice sua madre, “sembra avere paura del mondo”.
Si scopre, poi, che Rebeca ha “la peste dell’insonnia”, una malattia che condanna appunto all’insonnia e conduce verso l’oblio e la perdita di memoria fino a impedire il riconoscimento dei propri cari.
Anche José Arcadio si è ammalato, come tutta la famiglia. E riappaiono vari ricordi, tra i quali quelli riguardanti il fratello maggiore partito tempo prima.
Fortunatamente giunge a salvare la famiglia Melchiades. Oltre ad un sonnifero che permetterà di guarirli, porta con sé una macchina fotografica. Si tratta di una grande novità per l’epoca e viene definita come lo “strumento che cattura il tempo”.
Aureliano è vergine e gli amici lo spingono ad andare con una prostituta. Si tratta di una ragazzina che fa questo mestiere per risarcire la nonna dopo averle incendiato la casa essendosi addormentata con una candela accesa.
Ursula e José Arcadio ampliano la casa, prevedendo un imminente crescita della famiglia. Rebeca e Amaranta, infatti, vengono ormai considerate in età da marito. Proprio in questo periodo arriva in città Pietro Crispi, un italiano chiamato per installare in casa Buendía una pianola. Sia Rebeca che Amaranta si invaghiscono di lui.
Mentre José Arcadio senior dà segni di una demenza che lo spinge a cercare Dio in ogni cosa, Ursula organizza un ballo in casa per cercare mariti alle due ragazze. Intanto la famiglia viene notificata dal governo che cerca di decidere anche il colore con cui dovranno dipingere la casa.
Intanto Melchiades, ormai ospite fisso della casa, profetizza la morte di Arcadio. Aureliano si infatua di Remedios, la figlia più piccola del nuovo sindaco della città, e Pietro inizia a scrivere a Rebeca.
Rebeca sta male perché mangia terra dal giardino, Aureliano beve molto.
Ursula scopre la corrispondenza tra Rebeca e Pietro e la volontà di questo di prenderla in sposa. Anche Amaranta lo scopre e ne soffre molto fino ad arrivare ad atti di autolesionismo.
Trama Episodio 4 Cent’anni di solitudine
Aureliano confessa ai genitori il suo amore per Remedios. L’astio nei confronti del padre della ragazza è forte e José Arcadio arriva a dire che “l’amore è una peste”.
Alla fine, però, si trova un accordo: se Aureliano può sposare Remedios anche Rebeca può sposare Pietro.
Quando i genitori accompagnano Aureliano alla casa del sindaco per chiedere in moglie Remedios si accorgono che quest’ultima è solo una bambina. Le famiglie accettano il matrimonio a patto che venga celebrato con una cerimonia religiosa quando Remedios sarà in età fertile.
Un giorno, Melchiades affoga mentre fa il bagno nel fiume con Arcadio. José Arcadio cerca di resuscitarlo usando le sue formule fino a quando si arrende all’evidenza. È il primo morto a Macondo e inaugura il cimitero. Arcadio ha profondo senso di colpa e Pilar lo consola ma non sa che lei era sua madre biologica.
Pietro torna in città per stare con Rebeca e propone ad Amaranta di sposare il fratello di chi? la quale, invece, promette di ostacolare il matrimonio di Rebeca
Rebeca si fa leggere le carte da Pilar “diavolo/morte/amanti” sarà felice ma non di felicità placida, arriverà come una tempesta. Nel mentre Amaranta e Ursula vanno fuori città per far sì che lei si riprenda dal cuore infranto per le nozze della sorella con Pietro.
Intanto José Arcadio rivede Prudencio, l’uomo ucciso all’inizio del primo episodio, e si riappacificano. Si tratta di un movimento di guarigione di una dinamica vittima-carnefice ma segna l’inizio della sua follia. Quando Ursula ritorna lo trova legato a un albero e comprende la gravità della situazione.

Incesto nella serie Netflix Cent’anni di solitudine
La narrazione inizia con il rapporto tra Ursula e José Arcadio, due cugini di primo grado. Quindi, si tratta di un rapporto incestuoso. Le dinamiche di incesto portano con sé molta complessità e qui cercheremo di fare ordine parlandone da un punto di vista energetico e filosofico.
Partiamo dalla madre di Ursula che cerca di impedire quell’unione poiché l’incesto per le nostre coscienze è considerato un grande tabù inviolabile.
Eppure se pensiamo alla mitologia greca e a come i vari Dei fossero imparentati tra loro, oppure al racconto biblico che ci vede tutti discendere da Adamo ed Eva vediamo come sia qualcosa che accompagna l’umanità da molto tempo.
In realtà anche nei secoli scorsi erano numerosi i rapporti incestuosi. In particolare i nobili si sposavano tra cugini per mantenere le ricchezze. Con il tempo, però, abbiamo visto come i discendenti avessero molti problemi genetici. Così, siccome il nostro albero e il nostro cervello rettile si muovono per sopravvivenza, comprendendo che i legami incestuosi non la garantiscono, li hanno trasformati in tabù.
Nella serie vediamo l’unione di due cugini di primo grado: ciò ci racconta che il movimento incestuoso ha radici lontane e ci parla di un albero pieno di questi meccanismi.
Le maledizioni familiari e il loro impatto: Ursula in Cent’anni di solitudine
La maledizione della madre di Ursula parla di “figli con la coda di Maiale” e, per quanto il maiale sia un animale sacro associato alla Dea, qui viene visto nel suo senso dispregiativo, connesso alla vergogna, alla sporcizia e al peccato.
Anche se il tentativo della madre sia di proteggere la figlia, le sue parole incantano creando nella figlia ansia e paure che ciclicamente si riattivano.
Come ti dicevo qui, queste dinamiche sono state presenti anche nel mio albero per più generazioni, per questo so quanto tatto e delicatezza siano necessari per parlarne. Così, se dovessimo tradurle in una frase costellativa potremmo dire che è il racconto di una grande confusione di ruoli: in questo caso, due cugini che per certi versi smettono di essere tali e diventano amanti.
Approfondiremo più avanti questa dinamica con una fiaba che ce la spiega benissimo.
Adesso portiamo l’attenzione a un’altra dinamica complessa che si è manifestata tra José Arcadio e Prudencio, l’uomo ucciso per onore.

La dinamica vittima-carnefice in Cent’anni di solitudine: irretimento e senso di colpa
Questa è una dinamica complessa perché da una parte c’è chi ha tolto una vita (carnefice) e dall’altra chi l’ha persa (vittima). Siamo naturalmente in un romanzo, ma questi eventi non sono lontani da noi, potremmo avere vari eventi di questo genere nel nostro albero ed essere inconsapevolmente irretiti con essi.
La vittima e il carnefice sono anche il bene e il male, l’innocente e il colpevole. Dove non vi è riconosciuta alcuna responsabilità, il senso di innocenza ci fa spesso propendere dalla parte della vittima simbolica.
In questo caso abbiamo visto lo spirito di Prudencio perseguitare José e possiamo dire che sia il racconto del senso di colpa e della sua difficoltà a sostenere questa parte di destino che in un qualche modo è arrivata a lui.
Questo senso di colpa è ereditabile. Infatti, quando sentiamo emozioni così dense è anche utile chiederci “ma è davvero tutto mio quello che sento?”. E da qui lasciare che la nostra saggezza interiore si manifesti con le sue verità.
Quello che accade quando ci irretiamo con questo tipo di dinamiche è il vederle simbolicamente ripetersi nella nostra vita, magari se ci sentiamo presi di mira da qualcuno, oppure se abbiamo rapporti fatti di colpi inflitti e ricevuti. È un movimento d’amore poiché deriva da nostro tentativo di discendenti di armonizzare un punto che è risultato complesso per uno o più avi.
L’irretimento potrebbe anche attivarsi per via dell’esclusione della vittima o del carnefice dall’albero genealogico. Quindi, il movimento potrebbe essere volto a integrare la vittima o il carnefice, rappresentandolo in una qualche maniera.
Nel rito costellativo facciamo in modo che quell’avo, in questo caso José, riesca a sostenere quella parte di suo destino radicandolo, riprogrammando il sostegno e facendolo pacificare con la vittima e dando a ognuno il proprio posto. Creando questa immagine i discendenti saranno liberi.
La ricerca dell’oro e il viaggio verso il mare racconta l’eredità familiare in Cent’anni di solitudine
Vediamo come il viaggio verso il mare, che potrebbe rappresentare molte cose diverse in base al singolo albero, in realtà porti alla palude che nell’antichità veniva considerata come porta d’ingresso per il mondo dei morti. Anche il movimento di José di cercare “l’oro sottoterra” ci racconta questa metafora sistemica.
Metaforicamente l’oro rappresenta anche il potere del maschile (a cui è associato) e José lo cerca sottoterra, che per l’inconscio è il mondo dei morti. Verso chi sta guardando José? Cerca forse sostegno dagli avi? Da chi vorrebbe andare?
La voce narrante dice una frase chiave riguardo a Ursula, cioè “per restare ancorata alla realtà si tappava le orecchie con i tappi di cera per quanto fosse forte il cantare degli uccelli”. Ho subito pensato alla dea uccello e alla sua capacità psichica di canalizzare informazioni, capacità che rivediamo in Arcadio. Ma tutto quel rumore (canto degli uccelli) irretisce, porta via e sradica.
Se non siamo radicati nel presente vuol dire che siamo proiettati altrove e quei tappi sono l’unico strumento che Ursula ha per difendersi dal richiamo e restare in sé.

Ursula, simbolo di forza e rabbia nella famiglia Buendía
Con il proseguire della narrazione vediamo Ursula insoddisfatta, non vista e riconosciuta da un marito che c’era ma non c’era. Fermo restando che quel riconoscimento mancato ha origini lontane, cioè nel rapporto con i genitori, qui si crea un’immagine di ava forte nel suo dare la vita nonostante tutto, nutrire la famiglia e avere diversi talenti come il ricamo e la cucina. Ma io leggo anche la rabbia di chi in qualche modo deve sobbarcarsi tutto il peso per quell’esserci-non-esserci del marito.
Qui si crea un’immagine di relazione e di femminile a cui poi noi potremmo essere fedeli.
Proviamo a chiederci: Ci siamo sentite frustrate? Non viste? Non considerate?
Abbiamo provato a chiederci come stavano le nostre ave nelle loro relazioni? Il lavoro sull’albero spezza queste fedeltà che altro non sono che incantesimi.
Disordini e Cortocircuiti nella famiglia Buendía di Cent’anni di Solitudine
Quando Ursula vede suo figlio José Arcadio nudo rimane impressionata dalle dimensioni del suo pene e vediamo come le si riattivi la “maledizione della madre”. In un qualche modo poiché quelle dimensioni le considera deformi.
Potremmo anche considerare quella presenza così forte nel maschile come un qualcosa di spaventoso. Infatti, è proprio quel figlio che avrà un figlio con Pilar, la cartomante. Un figlio che non riconoscerà e abbandonerà per scappare con una gitana, creando e seguendo una serie di corto circuiti tra cui:
- Un figlio illegittimo
- Il padre che in qualche modo non sostiene il ruolo
- Una dinamica complessa da elaborare per il fratello.
Quell’andare via e non tornare è la metafora di un qualcosa che in quegli alberi è già successo. È un modo simbolico per seguire in una qualche maniera chi è già stato escluso. L’esclusione la rivediamo anche in Pilar quando Ursula accetta di crescerne il figlio a patto che lei sparisca e che nessuno verrà mai a conoscenza della verità. Ursula si ritrova, così, a voler essere madre del proprio nipote.
Vedi come la confusione di ruoli continua? I nonni che diventano genitori ne sono l’esempio.
Similmente quel chiudersi nello studio messo in atto da Arcadio perché “il mondo gli fa paura” potrebbe essere una chiave di lettura sistemica degli incesti. Come ti dicevo prima, in certi secoli i matrimoni tra cugini servivano per mantenere le ricchezze nel sistema familiare. Si creava, così, anche una forma di paura del fuori, del mondo pronto a sottrarre denaro e, quindi, minare la sopravvivenza.

La peste dell’insonnia: simbolismo e conseguenze in Cent’anni di solitudine
L’arrivo di Rebeca è il movimento simbolico di integrare qualcosa che precedentemente è stata esclusa.
Qui c’è un’orfana che seppur parente lontana viene praticamente adottata. Rebecca nella Bibbia è la madre di Giacobbe, chiamata anche “oracolo di Caan” ed è un nome simbolicamente associato alla vista. Non è un caso che è proprio da lei che parte quella peste dell’insonnia che condanna tutti all’assenza di sonno, quindi a tenere gli occhi aperti.
Lei che ha quei tratti aborigeni che io amo moltissimo e che mi ricordano l’ancestralità che portiamo in noi attiva quell’insonnia che mi ricorda il sonno profondo che abbiamo visto in Aurora, la bella addormentata, quell’irretimento sistemico dove ci siamo fisicamente ma non del tutto.
In questo caso lo racconta in modo opposto, cioè, stando tutti svegli.
Qui mi chiederei quale paura ci sia nei riguardi del sonno e del mondo onirico. Guarderei se ci sono stati destini complessi e come sono stati i mesi in utero, accedendo a quel bagaglio immenso di memorie perinatali che portiamo dentro di noi. Ma anche qui tocchiamo un argomento che merita approfondimenti e me ne occuperò più in là.
Il significato della ricerca ossessiva di Dio di José Arcadio
Quella che possiamo vedere è anche una forma di integrazione etnica nel sistema: arriva Rebeca che non si sa di quale parente sia figlia ma la ragazza ha chiari tratti indigeni e l’italiano Pietro si innamora proprio di lei.
Osservando la dinamica in chiave simbolica mi ha ricordato Pocahontas e la costellazione che porta con sé riguardante le adozioni. Traducendo il tutto in una breve frase potremmo vedere questi appartenenti ad altre etnie come qualcosa di esterno che entra in un sistema. Ciò ricorda il meccanismo di adozione che sicuramente in questo albero c’è già stato ma che in termini metagenealogici va spesso di pari passo con le memorie di figli illegittimi che rivediamo in Arcadio.
La forte ossessione di Josè Arcadio nel ricercare Dio in ogni cosa ci parla delle dinamiche con suo padre e con il maschile del suo albero. Dio è una forma di autorità maschile che cerchiamo ossessivamente quando non siamo in armonia con la forma di autorità maschile biologica, cioè nostro padre. Questa sua disarmonia la rivediamo quando il sindaco, autorità terrena, si presenta a Macondo. Quel rifiuto è il frutto di uno spostamento sistemico: ha origine in un punto ma si manifesta in un altro.
Il rapporto irrisolto tra José Arcadio e suo padre lo rivediamo anche nel rifiuto che manifesta nei confronti del matrimonio di Aureliano e Remedios prima di scoprire l’età di quest’ultima. Rifiuta questo matrimonio come i suoi genitori rifiutarono il suo con Ursula e non avendo armonizzato questo evento lo ripete.
Hellinger ci dice chiaramente che “ciò che accettiamo ci libera mentre ciò che ci rifiutiamo ci incatena”. Accettare è un lavoro di armonizzazione che possiamo fare studiando le dinamiche dell’albero che ci hanno mossi in un punto x.
Le parole creano incantesimi
Quella che viene chiamata “profezia di Melchiades” altro non è che una frase magica, come quella che abbiamo visto in Scarpette rosse. È una forma di incantesimo che in questo caso si attiverà perché in accordo con disegni più grandi. Ognuno di noi ha dei propri codici interiori: ciò che attiva me, a te probabilmente non farà nulla e viceversa.
La frase di José Arcadio “l’amore è una peste” sembra un’altra forma di incantesimo che ci racconta la visione dell’amore in questo albero e in un qualche modo potrebbe maledire quegli amori che verranno come quelli tra Rebeca-Pietro-Amaranta e Arcadio-Remedios che si rivelano relazioni struggenti e ossessive. Di questo aspetto specifico ne parleremo in un altro articolo a parte.
Ti do appuntamento alla settimana prossima, quando analizzeremo i successivi 4 episodi. E, per non perdertelo, ti consiglio di iscriverti alla mia newsletter.
Disclaimer
Io sono un’operatrice olistica e mi occupo di spiritualità, energia e anima. Il mio lavoro si concentra esclusivamente su questi tre aspetti dell’essere umano.
Nessun servizio o percorso di cui parlo in questo sito sostituisce in alcun modo il lavoro medico sanitario o psicoterapeutico.
