In tantissimi viaggi sciamanici che conduco appaiono grotte, acque e caverne. E dopo l’esplorazione di questi luoghi interiori arrivano radicamento, centratura, presenza e armonia.
Sai perché?
Perché sono sfaccettature del femminile primordiale verso il quale la nostra natura ci spinge in maniera sempre più forte. Perché è solo ricordando chi siamo che possiamo andare avanti.
Il richiamo del femminile primordiale
Nella grotta sentiamo il senso del mistero, la sensazione di essere nel grembo della Grande Madre. A contatto con l’acqua, colei che dà la vita, recuperiamo quell’istintualità che spesso soffochiamo sotto strati di ragionamento e razionalità.
C’è un detto cinese che dice “se non conosci il paese da dove provieni, non troverai mai il paese che cerchi” e questo vale sia per le nostre radici genealogiche che per quello che sto per dirti oggi.
Ricordare la Dea ci radica, ci aiuta a stare nella nostra unicità senza per forza volerci omologare a modelli che ci portano lontani dalla nostra essenza.
È la via per riuscire ad assumerci la responsabilità di noi stesse come individui singoli, non solo come appendici di un maschile sempre più indebolito.
Un maschile al quale vengono addossate colpe, responsabilità continue, ruoli che non gli competono e il distacco dalle proprie emozioni.
Il Maschile contro il Femminile: il disequilibrio contemporaneo
Maschile e Femminile sono complementari, non in sfida.
Però quando il primo si indebolisce diventa cruento sul piano materiale.
Non è un caso che siamo sommersi di violenza di ogni genere.
Se osserviamo i transiti astrologici vediamo come il passaggio di Plutone in Scorpione dal 1983 al 1995 abbia portato all’attenzione quelle dinamiche in cui la sessualità viene usata per ferire e abusare anziché essere un sacro strumento a servizio della vita.
Plutone non ha colpe: ha portato alla luce qualcosa che era sempre stato lì, ma tenuto nascosto. Con il transito si vede e vedere è il primo modo per risolvere.
Come ti dicevo, quello attuale è un maschile indebolito che ha perso il radicamento con la sua natura.
Nel maschile troviamo azione, logica, pragmatismo e risoluzione. Ma dove può prendere la forza per essere sé stesso se non è connesso alla propria natura? Se non ha rituali di passaggio che lo aiutano a dare un senso di fine e inizio alle fasi della sua vita?
Ascoltavo l’intervista a un’avvocatessa che stimo molto e diceva che in base alla sua esperienza professionale siamo entrati nel matriarcato. Non le darei torto a prescindere, ma se così fosse avremmo solo capovolto la medaglia anziché trovare nuovi equilibri.
Perché, vedi, il concetto di patriarcato è basato su un grosso disequilibrio: il maschile ha il pieno potere e il femminile lo abdica, creando rabbia, sofferenza, dolore e confusione. Ma il matriarcato non ha l’imprinting energetico di fare qualcosa di differente. Se il pieno potere arriva alle donne ma gli uomini abdicano il loro, a parte il nome di chi è più forte, cosa cambia?
Restiamo nel gioco di potere che da secoli crea guerriglie interiori e tra i sessi.

Società matrifocali e memoria ancestrale
I tempi antichi, gli studi di Marija Gimbutas e quelli su Neolitico, Paleolitico e civiltà arcaiche che ora stiamo iniziando a ricordare ci parlano di un principio matrifocale o matrilineare che niente ha a che vedere con i giochi di potere che ci possono essere tra patriarcato e matriarcato, perché a differenza dei nostri tempi, non esisteva il senso del possesso, quindi le persone non possedevano le case, le terre o gli animali, ma ne erano custodi.
Da questo principio vediamo come il passaggio matrilineare di una terra o di una casa passa da madre in figlia senza che questa lo prenda con la forza poiché non essendoci il possesso alla base, ma la custodia, fluiva tutto in modo diverso e risponde anche a un principio costellativo dei grandi che danno con amore e dei piccoli che ricevono con gratitudine.
La radice “Matri” foneticamente ricorda “Madri” che richiama la madre e “focale” è il focolare che richiama il fuoco. Quindi, letteralmente si parla del focolare materno. Questo ci racconta in che modo era strutturata l’organizzazione di una società che vedeva il femminile-madre come centro della comunità sia all’interno della famiglia che al di fuori.
Non si trattava di un’autorità prevaricante, abusante, impositiva e autoritaria bensì di un ruolo di gestione di risorse, educazione e abitazione.
Questo ruolo le veniva riconosciuto poiché quelle società tenevano conto della Dea come contraltare di un Dio maschile. Il concetto di sacro femminino era ben radicato ed era da questo radicamento, riconoscimento e celebrazione rituale che le donne traevano la forza per poter sostenere i loro ruoli.
Senza questo si sarebbero smarrite, un po’ come siamo noi in questa parte di mondo in questo tempo storico.
Il mio Futuro Arcaico
Al di là di cosa possa sembrare giusto o sbagliato, per me il concetto di futuro arcaico si attiva quando prendiamo qualcosa di funzionale dal passato (come la connessione con la Dea) e lo portiamo nel presente, accanto a ciò che di funzionale abbiamo già (ad esempio, il concetto costellativo di gerarchia intesa come rispetto dei ruoli all’interno di un sistema familiare).
In questo modo abbiamo finalmente tutti gli strumenti per riportare armonia dentro e fuori di noi. E questo mi fa ripensare al movimento di “tuttologia” che caratterizza i nostri giorni. L’idea che tutti fanno tutto e tutti sono ovunque porta caos e disfunzione. E solo tornando a quel senso di radicamento arcaico e ordine costellativo possiamo riportare ordine ed equilibrio.
Il significato di prendere la madre
Ti ricordi quando pochi paragrafi sopra ti parlavo di parlavo di matrifocalità?
Abbiamo visto come matrifocale e matrilineare hanno mater come radice, che vuol dire madre, riferendoci alla donna che ci ha portate qui su questa terra.
Nelle costellazioni familiari la figura materna e il concetto di “prendere la madre” sono movimenti centrali per una sanazione energetica profondal La madre rappresenta la vita, il successo e molte altre cose importanti per il nostro benessere.
Prendere la madre per me significa accogliere e accettare la vita che ci è stata donata e da qui andare avanti.

Relazione difficile con la madre
Però ora dobbiamo essere anche realisti. Esistono esperienze di vita crude, drammatiche e veramente complesse da elaborare e armonizzare. Questo va visto e lavorato in più sedi. Nessun lavoro energetico o spirituale può sostituire il lavoro psicoterapico sul trauma.
Questo a mio avviso va ben considerato quando si tratta di filosofie costellative che spingono, pressano e insistono anche in modo eccessivo per far sì che venga presa la madre ad ogni costo.
Io mi dissocio fortemente da questo pensiero. Non vivo nel villaggio dei Puffi e so bene quanto cruenti possano essere certe infanzie. Quindi, quel prendere la madre come passo obbligato o come gioco di potere tra chi conduce e chi vuole essere costellato non lo trovo funzionale.
Ogni lavoro energetico sul concetto di Madre-Mater è un cammino fatto anche di tempi individuali, sacri e mai uguali a quelli di qualcun altro. Kairos come lo chiamavano i greci, quel tempo dell’anima che bilancia Chronos, il tempo della mente
E qui il lavoro sull’albero può aiutarci ad alleggerire un carico energetico e fare ordine ancora una volta tra ciò che è nostro e ciò che non lo è.
Le memorie delle antenate nell’albero genealogico
Contiamo 4 generazioni, per non perderci con i numeri. Abbiamo nostra madre, le nonne materna e paterna, due bisnonne, madri delle nostre nonne, e altre due bisnonne, madri dei nostri nonni. Siamo già a 7 madri.
Nel secondo livello di coscienza questo numero racconta molto perché crea una vera e propria massa energetica. Di queste sette madri ne viene fatto un racconto filtrato ed elaborato a modo proprio in quella che può essere un po’ di confusione sistemica.
Potrebbe essere che il modo in cui noi vediamo nostra madre arrivi dal racconto che l’albero ha del concetto di madre, oppure dal racconto che ne hanno altre singole antenate.
Ad esempio, ad una lontana parente di mia nonna, al momento del parto del figlio maschio, le venne detto di aspettare a spingere, ma qualcosa andò storto e il bambino morì.
Avendo rispetto per l’immane tragedia, ragioniamo per simboli: come avrà potuto l’inconscio raccontare questo evento? La madre che soffoca il maschile anziché dargli la vita.
E qui entra in gioco Medea che rappresenta il femminile primordiale tradito che, non trovando più equilibrio, si trasforma in una forza distruttrice e “anti-materna”.
Medea uccideva i figli perché aveva perso la sua divinità interiore, diventando solo “appendice” di Giasone. Riprendere la “Dea” (Me-Dea) interrompe quel ciclo distruttivo.
Quindi potrebbe essere che in quell’albero il concetto di madre possa diventare complesso da integrare e qui si lavora con Me-Dea, cioè io divento Dea. E lo si fa radicando, ricordando e contattando ciò che di primordiale si ha ancora, così da portare qui il sacro e andare avanti.
Ed è proprio qui che l’albero genealogico diventa una soglia: non qualcosa che ci incatena al passato, ma una mappa simbolica che può aiutarci a comprendere meglio la nostra vita,le nostre relazioni e il nostro sentire più profondo.
Attraverso un percorso di analisi dell’albero genealogico e costellazioni familiari possiamo osservare insieme le memorie sistemiche, i nodi irrisolti e le dinamiche invisibili che chiedono ordine, ascolto e trasformazione.
Se senti che questo è il passo giusto per te, scrivimi.
Disclaimer
Io sono un’operatrice olistica e mi occupo di spiritualità, energia e anima. Il mio lavoro si concentra esclusivamente su questi tre aspetti dell’essere umano.
Nessun servizio o percorso di cui parlo in questo sito sostituisce in alcun modo il lavoro medico sanitario o psicoterapeutico.
