È da poco uscita la terza stagione di Another Self, la serie Netflix turca incentrata sulle Costellazioni Familiari, e non volevo perdere l’occasione di parlarne insieme a te.
Rivediamo Ada, Sevgi e Leyla alle prese con le loro dinamiche e osserviamo come il lavoro energetico svolto nelle scorse stagioni (che puoi rileggere qui) abbia fatto spazio a nuovi racconti sciogliendo nodi, integrando e liberando parti di sé.
Prima di addentrarci negli episodi però, vorrei portare l’attenzione su un dettaglio: la serie arriva dalla Turchia, l’antica Anatolia, considerata il grembo della Civiltà della Dea.
Questo collegamento per me è poetico, forse perfino profetico. Per me ogni cosa che arriva dalle terre legate in modo ancestrale alla Dea porta con sé magia, trasformazioni e rinascite.
Il primo episodio di Another Self 3: quando l’amore continua oltre la morte
Nel primo episodio di questa serie il filo conduttore è il concetto di amore che cura.
E un concetto che si vede spesso in Costellazione: quell’amore resta anche dopo la morte?
L’episodio si apre con un flashback ambientato durante la guerra, dove il padre di Ada, allora soldato, salva un militare nemico gravemente ferito e lo conduce all’accampamento medico.
Fin da subito emerge, però, anche un altro simbolo importante: il viaggio.
Ada rientra ad Aivalik da Barcellona e Muko (madre di Sevgi) e Zaman (il costellatore familiare) stanno viaggiando separatamente per il mondo.
Durante il volo Ada incontra un antropologo al quale confessa di voler cercare la sorella, nata da un’altra relazione di suo padre. Le origini di quest’ultimo, però, sono incerte e perciò la ricerca sembra impossibile. Sarà proprio quell’antropologo ad aiutarla fino al ricongiungimento con Deniz.
Parallelamente vediamo arrivare anche il padre di Fiko, proprio mentre lui e Sevgi stanno sono a colloquio con un assistente sociale per poter adottare un bambino.
Sevgi racconta come medicina e spiritualità abbiano collaborato nel suo processo di guarigione, mentre la convivenza con il padre di lui riporta a galla tensioni mai davvero elaborate.
Vediamo anche Leyla alle prese con una crisi coniugale con Erden, causata da un calo di libido e dallo stress lavorativo legato alla gestione della taverna. Quando, però, viene assunto un nuovo cuoco greco quella fiamma femminile le si accende in modo palpabile.
Sentiamo, inoltre, Ada ammettere di volere una relazione, una famiglia e aprire una clinica in città, vicino all’acqua, elemento che sente possa favorire il fluire della guarigione.

I ricongiungimenti familiari non sono mai casuali
Quello che mi ha colpito molto di questo episodio è il movimento di andate e ritorni che racconta bene la vita che accade. Posso dirti per esperienza professionale che i ricongiungimenti familiari come quello tra Ada e Deniz non sono casuali o affidati alla sorte. Sono incontri evolutivi, dettati dal destino individuale in accordo con la coscienza di quell’albero (il secondo livello) e l’anima dei coinvolti.
Questi incontri avvengono quando il sistema familiare è pronto a compiere un nuovo passo. Prima della riconciliazione, però, emerge inevitabilmente tutto ciò che era rimasto sepolto: rabbia, paure, non detti, dolore e vecchie ferite. E questo lo vedremo chiaramente più avanti nella serie.
Il ricongiungimento più significativo, però, lo vediamo all’inizio del secondo episodio.
Durante una sessione di lavoro su di sé Ada rivede un episodio legato alla sua infanzia: mentre gioca a fare la dottoressa con una bambola assiste a un litigio tra i genitori e vede il padre salutarla prima di andarsene.
La terapeuta la invita a prestare attenzione alle sensazioni che prova. Si sente triste, sola e abbandonata, il corpo le parla con un formicolio alla testa e un profondo senso di solitudine. Di chi è quella solitudine? È sua o, forse, è anche di suo padre che è cresciuto senza una famiglia?
La terapeuta pronuncia, allora, una frase chiave potentissima: “se vuoi aiutare le persone devi iniziare da te stessa”.
Ed è qui che accade qualcosa di profondamente sacro: il ricongiungimento tra Ada adulta e Ada bambina. La donna diventa, così, madre di quella parte di sé che si sente ancora sola e abbandonata.
Questo non vuol dire che rinnega la madre biologica o che entra in competizione con lei. Significa prendersi cura di quella parte bambina che vive ancora nella sua psiche e che si sente triste e abbandonata, dicendole semplicemente “ci sono io qui per te”.
Se non diventiamo genitori di noi stessi attraversando questo passaggio cercheremo dei genitori in ogni relazione sentimentale, lavorativa o amicale. Cercheremo inconsapevolmente delle figure che possano prendersi cura di quella bambina che si sente sola, triste e abbandonata creando confusione di ruoli nei rapporti e pagandone il prezzo.
Quella versione di Ada bambina era rimasta lì latente, in attesa di essere vista. Diventando madre di sé, Ada integra il concetto di “io mi vedo” dove appunto la parte adulta vede e riconosce la parte bambina. In questo modo quel bisogno di essere vista nell’infanzia da parte del genitore viene sanato anziché venire inconsapevolmente proiettato nelle relazioni.
Anche questa è gerarchia: il processo di adultizzazione, il passaggio dall’essere figli all’essere genitori. Spesso viene saltato e tra poco ne parliamo.
Il posto nell’albero genealogico è il posto nel mondo
Nell’episodio vediamo Ada disegnare un genogramma che è una versione molto tecnica dell’albero genealogico.
È uno strumento che apprezzo, ma per me, Sabina, resta più magico e potente quello fatto a mano libera di cui ti parlo qui.
In entrambe le tipologie di disegno l’obiettivo è lo stesso: comprendere esclusioni e appartenenze. È importante trovare il proprio posto nell’albero perché rappresenta anche il nostro posto nel mondo.
Bert Hellinger, padre delle Costellazioni Familiari, ci insegna che l’amore, per fluire, ha bisogno di seguire degli ordini.
Uno di questi è la Gerarchia, cioè il rispetto dei ruoli nel sistema familiare. Quando viene infranta nasce il disordine. Succede, ad esempio, quando un figlio cerca di salvare il proprio genitore, assumendo inconsapevolmente il ruolo di padre o madre, magari accogliendo confidenze troppo intime o private sulla loro vita sentimentale.
Il risultato è sempre lo stesso: perdiamo forza, ci allontaniamo dal nostro posto e la vita smette di scorrere con armonia.
Questo scambio di posto può andare oltre i genitori, estendendosi a nonni, bisnonni o trisavoli. Si chiama irretimento: senza rendercene conto, ci facciamo carico di pesi, destini e stati d’animo che non ci appartengono, allontanandoci sempre di più da noi stessi.
Cosa succede quando non siamo al nostro posto?
- La vita non fluisce come vorremmo e questo non ci fa vivere in pace e ha effetti negativi anche sulla nostra autostima.
- Il peso di cui ci siamo fatti metaforicamente carico diventa tangibile a livello corporeo.
- Se facciamo da genitori ai nostri genitori, rischiamo di farlo anche nelle relazioni, creando, così, confusione nei rapporti.
È proprio in queste situazioni che il disegno dell’Albero Genealogico ci permette di comprendere che posto stiamo occupando e le Costellazioni Familiari ci aiutano a ritornare al nostro.

Il trauma resta nel corpo
Nel corso di questo episodio vediamo arrivare Deniz, la sorella di Ada.
Deniz viaggia per il mondo e ammette che suo padre le parlava spesso di Ada.
Eppure risulta evidente una certa tensione tra le due, c’è qualcosa che ancora non è stato detto.
Anche la convivenza tra Fiko, Sevgi e il padre di Fiko precipita. Tutti gli irrisolti lasciati in sospeso diventano troppo pesanti da sostenere e, dopo una discussione, il padre lascia la casa. Poco dopo emerge anche la notizia della morte della matrigna che aveva maltrattato Fiko durante l’infanzia.
Contemporaneamente Erden propone di vendere la taverna perché gli sta stretta la vita lì e vorrebbe ritornare agli agi già vissuti riprendendo in mano la sua carriera. Leyla intanto è sempre più attratta dal nuovo chef.
È interessante la voce fuori campo quando dice che le esperienze dolorose restano nei corpi. Il trauma è fisiologico e le sensazioni restano lì finché non vengono elaborate. Bessel van der Kolk, psichiatra olandese naturalizzato americano, autore de Il corpo accusa il colpo spiega nel dettaglio la verità in questa affermazione.
Un’altra frase potente viene pronunciata da Ada poco prima che vada a un appuntamento con Özgür: “osservare il passato e integrarlo cambia l’effetto che questo ha su di noi”. Ed è proprio qui che si chiude l’episodio, riportando l’attenzione sul ruolo della vittima e sul lungo lavoro necessario per uscirne.
Le storie di Ada, Sevgi e Leyla parlano di tutti noi, di quei legami invisibili che continuano a vivere finché non vengono guardati con amore e rispetto.
È proprio questo il cuore del lavoro costellativo: ritrovare il proprio posto, sciogliere ciò che appartiene al passato e permettere alla vita di fluire con maggiore leggerezza.
Se senti che è arrivato il momento di osservare il tuo albero genealogico e comprendere quali dinamiche stanno ancora influenzando la tua vita, prenota una chiamata conoscitiva in Manipura, il mio salottino digitale gratuito, dove vediamo insieme come poter lavorare con il tuo albero genealogico.
E se anche tu stai seguendo Another Self, non perderti i prossimi articoli dedicati alla terza stagione: analizzeremo episodio dopo episodio i simboli, le dinamiche costellative e i messaggi più profondi nascosti nella serie.
Disclaimer
Io sono un’operatrice olistica e mi occupo di spiritualità, energia e anima. Il mio lavoro si concentra esclusivamente su questi tre aspetti dell’essere umano.
Nessun servizio o percorso di cui parlo in questo sito sostituisce in alcun modo il lavoro medico sanitario o psicoterapeutico.
