Dopo averti parlato degli episodi di questa magnifica serie e averti spiegato le parti che più mi hanno colpita è arrivato il momento che io ti dia una mia opinione a riguardo. Ci sono dei punti che a mio avviso meritano di essere presi in considerazione e ora vediamo insieme quali sono.
1) Cosa si capisce con le costellazioni familiari? Non tutto quello che ci dicono nella serie
Ottima cosa è stata l’aver visto questo strumento potente come chiave di evoluzione, allontanandolo da quei pregiudizi che lo vedevano come una magia poco chiara e addirittura pericolosa.
Ricordiamo, però, che si tratta di una serie tv che necessita di costruire le storie in modo da far appassionare gli spettatori.
Così l’intuito di Zaman, il costellatore, è stato un attimo romanzato.
Durante lo svolgimento del rito il campo suggerisce al costellatore delle informazioni in base all’energia che sente nell’aria, ai movimenti dei rappresentanti e agli stati d’animo di questi ultimi. Sono, appunto, intuizioni che vanno verificate. Ad esempio: Qualcuno è andato in guerra? Qualche bambino ha perso prematuramente la madre? E via dicendo
Quello che vede e sente il costellatore in questo contesto riguarda solo il passato di ciò che è successo, non riguarda né presente né futuro e soprattutto non è legge assoluta. Può intuire che ci sia una dinamica di perdita, ad esempio, ma si è sempre nel mondo delle metafore e questa sensazione va verificata chiedendo al cliente. I costellatori non sono infallibili e questo ruolo “gureggiante” è sempre meglio lasciarlo andare.
Per questo motivo io trovo utile costellare dopo qualche incontro, così da comprendere meglio l’albero in questione e le sue dinamiche interne.

Una Costellazione familiare può risolvere subito tutti i problemi
La Costellazione è un ottimo metodo di lavoro se posto a metà o alla fine di un determinato percorso, altrimenti rischia di non essere poi così efficace. Non è un placebo, non è un cerottino da usare all’evenienza, non è un anestetico o una bacchetta magica.
Non è che se ieri ci lascia il fidanzato, oggi costelliamo e la sofferenza, o la rottura, spariscono. Non funziona così. Le esperienze della vita devono fare il loro corso e noi dobbiamo starci dentro. Ottimo che ci siano degli strumenti che ci permettono di farlo meglio, ma bisogna dargli il giusto posto.
Noto anche poco utile il concetto di cambiamento visto come totale rivoluzione repentina di ciò che siamo e di ciò che è la nostra vita. Questa visione di cambiamento così netta e rapida sembra quasi volerci raccontare una non accettazione di sé e di ciò che si ha. Il cambiamento efficace lo vedo come una trasformazione che richiede il suo tempo, fatto di piccoli step che ci danno tempo e modo di abituarci alle novità.
2) Riti suggeriti da Zaman dopo le costellazioni familiari
Abbiamo visto come Zaman abbia suggerito un rituale dopo ogni Costellazione e io non sono molto d’accordo a riguardo perché così rischiamo di rendere semplicistica anche la ritualistica che tutto è tranne che semplice e scontata.
Ti ricordo che per comporre un rituale è necessario conoscere bene l’albero in questione e i suoi meccanismi. Per questo ci serve qualche incontro conoscitivo e spesso questo non accade prima dei seminari come quelli raccontati nella serie.
Zaman suggeriva di piantare alberi, il che non credo dia risultati nefasti, ma bisogna comprende se per quel contesto è veramente utile alla persona.
Suggerisce anche dei viaggi nei paesi degli antenati e se per Sevgi ha avuto un buon esito, non è detto che per Erdem o altri dia lo stesso risultato. Per questa tipologia di viaggi bisogna essere pronti perché sono molto costellativi e attivano dei veri rilasci, evoluzioni e quant’altro. Direi che sono “sistemici” e mossi da qualcosa di più grande di noi.
Ad esempio, il mio albero paterno ha radici in Puglia, Campania, Molise, Basilicata e Abruzzo e nel 2017 andai in Puglia per un fine settimana di vacanza. Lo scioglimento e la ricarica che provai in quel viaggio è ancora oggi inspiegabile a parole. Se pensi che alla fine di quell’anno ho iniziato a soffrire di agorafobia e panico, comprendi che quella forza “accumulata” mi sia servita per affrontare gli anni che sono seguiti.

3) Costellazione familiare individuale o di gruppo?
Abbiamo visto, poi, Zaman iniziare una costellazione con le pedine per poi continuarla in gruppo. Ecco, rispetto le varie metodologie di lavoro, ma su questa non sono d’accordo. Io preferisco scegliere una sola delle due metodologie (costellazione individuale o in gruppo) per quel tema specifico.
Eventualmente, possiamo prepararci alla costellazione con altri strumenti, tipo il disegno dell’albero genealogico, le meditazioni guidate e gli atti di potere psicomagici.
4) I benefici per i rappresentanti nelle costellazioni altrui
Abbiamo visto come sia un enorme lavoro partecipare alle costellazioni come rappresentante. Questo ci dà modo di lavorare molte nostre tematiche poiché ogni volta che rappresentiamo un avo o un’energia lavoriamo anche la parte di noi che ci ha resi energeticamente adatti a quel ruolo.
Se, ad esempio, mi viene proposto di entrare in campo e rappresentare una nonna che è stata lasciata in orfanotrofio da piccola mi viene data l’occasione di andare a lavorare su quelle che sono le mie ferite di abbandono.
Avendo un’ava che ha perso tutta la famiglia nel giro di un mese a seguito del colera, ed avendo sentito quel suo senso di abbandono come qualcosa di mio per lungo tempo, capisci anche tu che quel ruolo da rappresentante sarebbe per me una manna dal cielo. Vorrebbe dire far emergere la dinamica, elaborarla e lasciarla andare dando spazio a qualcosa di nuovo e potenziante.
Un altro aspetto importante emerge quando Zaman inserisce i rappresentanti senza dire cosa stiano rappresentando. Questo lo trovo un bel modo di lavorare perché la neutralità ci permette di agire senza condizionamenti.
Se inserisco in campo, ad esempio, una rappresentante per la madre, inevitabilmente si attivano degli stati d’animo o altre questioni legate a questa figura. Se, invece, inserisco una persona senza dire chi stia rappresentando e lascio che il tutto si manifesti, il lavoro fluisce più liberamente.
Va da sé che a un certo punto del lavoro ci sia bisogno di un racconto chiarificatore che dia ordine e, quindi, risulti necessario definire ogni ruolo interpretato.
5) Quale racconto ha creato l’albero riguardo la nascita?
Abbiamo visto come le memorie di nascita di Fiko e Diyar abbiano avuto un grande impatto nella loro vita quotidiana. Ma qui, costellativamente parlando, dobbiamo imparare a spingerci un pochino più in là e ragionare sempre in termini genealogici chiedendoci se e in che modo l’albero abbia interpretato quell’evento. In questo modo si può lavorare in maniera più profonda ed è questo per me il vero potere delle costellazioni familiari.
Riprendendo le storie di Fiko e Diyar, a mio avviso sarebbe importante vedere come quei due alberi genealogici si siano raccontati la nascita e il maschile.
Se nel caso di Diyar abbiamo visto la madre consapevole dei rischi che correva nel proseguire la gravidanza, per la madre di Fiko non abbiamo visto nulla. Questo ci pone su altri piani di consapevolezza che ci chiedono di vedere le cose dal punto di vista dell’anima.
Potrebbe essere che quei due alberi abbiano letto la nascita come pericolosa rendendo difficili quei processi di rinascita che ognuno di noi è chiamato a compiere.
Un lavoro genealogico più esteso sull’albero può, però, aiutarci a riprogrammare anche queste immagini.
Il nostro viaggio nel “dietro le quinte” di Another Self 2 termina qui. Se vuoi scoprire la potenza di questo strumento attraverso storie vere, ti consiglio di iscriverti alla mia newsletter. E, se ti senti pronta, scrivimi e sarà per me un onore guidarti nel lavoro sul tuo albero genealogico.
